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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

09/10/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 Sono particolarmente lieto che abbiate accettato l’invito a prendere parte a questo nostro primo incontro dedicato al ruolo della Cooperazione Universitaria a favore di una nuova cultura dello sviluppo in Africa.

 Saluto con grande piacere la presenza tra noi di Rettori e Delegati provenienti da importanti Paesi Africani e dalla rete delle Università Cattoliche promosse dalla Santa Sede e dai Vescovi delle Chiese in Africa. Saluto inoltre i Rettori ed i Delegati delle Università Italiane qui convenuti.

 L’Africa presenta oggi una straordinaria mescolanza di criticità, carenze e fragilità, ma anche di opportunità. Le abbondanti risorse naturali di cui dispone hanno innescato, negli ultimi anni, una crescita economica ad un ritmo sostenuto e permesso l’aumento di investimenti esteri ad alto tasso di redditività. Sul piano politico è poi incoraggiante il progressivo affermarsi dei principi di alternanza democratica dei Governi ed il crescente impegno per la liberalizzazione economica e la lotta alla corruzione.

 L’Africa costituisce una delle priorità dell’azione di politica estera italiana e resta il principale beneficiario della nostra cooperazione attraverso la quale vogliamo valorizzare la centralità dell’uomo nelle politiche di sviluppo. Ciò premesso, vorrei soffermarmi brevemente su tre passaggi nel mio intervento odierno: 1) L’impegno italiano per l’Africa; 2) un nuovo concetto di sviluppo; 3) la cooperazione universitaria.

(1) L’impegno italiano per l’Africa

 Sul piano bilaterale, la Cooperazione Italiana ha adottato, sotto mio impulso, un documento di Linee Guida per il triennio 2009-2011 che individua priorità settoriali e territoriali. Il documento prevede che il 50% dell’aiuto pubblico allo sviluppo, disponibile sul canale bilaterale, sia destinato ad interventi da attuare in Paesi del Continente Africano.

Le risorse finanziarie disponibili verranno destinate in settori strategici per lo sviluppo sostenibile dell’Africa, come agricoltura, sicurezza alimentare, ambiente, salute, istruzione, governance, sostegno alle PMI, ma anche a favore di iniziative per le quali l’Italia è impegnata in un ruolo di primo piano nel contesto internazionale: il riconoscimento del ruolo della donna e la protezione dei soggetti più vulnerabili come i bambini.

 Da un punto di vista multilaterale, l’Italia si è molto impegnata affinché il G8 considerasse l’Africa al centro dell’agenda del vertice dell’Aquila. I leaders del G8 hanno, infatti, confermato i loro impegni in termini di aiuto pubblico allo sviluppo assunti nel 2005 al vertice di Gleneagles; hanno rilanciato i negoziati commerciali multilaterali dell’OMC dedicati allo sviluppo; hanno approvato un’iniziativa per dimezzare i costi di transazione per le rimesse dei migranti; hanno espresso il loro sostegno a nuovi strumenti per il finanziamento della salute globale.

A L’Aquila sono state inoltre adottate, per la prima volta nella storia del G8, due dichiarazioni congiunte con i Paesi africani: una sulla sicurezza alimentare (con un impegno di 20 miliardi di dollari in favore dello sviluppo agricolo sostenibile) e una sulle risorse idriche.

Il vertice dell’Aquila ha infine rappresentato il primo appuntamento dove un numero di Paesi africani, Egitto, Paesi fondatori della Nepad, Sudafrica, Angola e Libia in qualità di Presidente dell’Unione Africana, sono stati invitati come attori politici a pieno titolo.

 L’impegno italiano per l’Africa si caratterizza anche per il nostro ruolo attivo nella gestione delle crisi regionali e delle situazioni di conflitto. Mi preme in particolare citare il caso della Somalia, che per troppo tempo è stato un “conflitto dimenticato”. L’obiettivo di accrescere l’attenzione della comunità internazionale sulla crisi somala costituisce una delle priorità della nostra politica estera. A tale scopo ci siamo fatti promotori di varie iniziative, fra le quali l’International Contact Group sulla Somalia, riunitosi da ultimo recentemente a New York a margine dei lavori dell’UNGA, durante il quale ho presentato l’Italian position paper che intende lanciare un forte segnale di sostegno al Governo somalo e ad AMISOM.

Va registrato un elemento incoraggiante nella gestione delle crisi nel continente africano: una crescente responsabilizzazione degli africani nella ricerca di soluzioni. Penso al prezioso contributo dell’Unione Africana ma anche a quello delle diverse organizzazioni a carattere regionale, come l’ECOWAS in Africa Occidentale, l’IGAD nell’Africa Orientale e la SADC nell’Africa Australe.

(2) Un nuovo concetto di sviluppo

 La centralità dell’Africa nella nuova Governance mondiale ci impone un rilancio del nostro rapporto con il continente africano. Noi vogliamo affermare una nuova cultura dello sviluppo, basata sul superamento dei ruoli tradizionali di “Paese donatore” e “Paese beneficiario” che si può esplicitare in quattro punti.

 Investire su una collaborazione basata sul doppio principio di ownership e di partnership. Spetta innanzitutto ai Paesi africani appropriarsi dei propri destini politici e prendere in mano il loro futuro, con l’assunzione delle relative responsabilità. Allo stesso tempo si rende necessaria la realizzazione di una vera partnership fra Paesi donatori e Paesi beneficiari degli aiuti, un processo di collaborazione e dialogo alla pari, che può apportare, oltre che un mutuo vantaggio, un valore aggiunto per la comunità internazionale.  Rimettere l’uomo al centro delle politiche di sviluppo, massimizzando l’impatto e l’efficacia dei nostri interventi. Valorizzare l’uomo quale elemento centrale delle politiche di sviluppo significa avere una prioritaria attenzione verso le esigenze delle popolazioni e delle realtà locali; significa far convivere il rispetto e la tutela del territorio locale con i processi e le dinamiche dello sviluppo socio-economico.

 Puntare sull’approccio whole of country”, esposto in seno al G8 su impulso italiano. Un approccio in grado cioè di attivare tutti gli attori e gli strumenti essenziali per favorire dinamiche di sviluppo: non solo quelli tradizionali legati all’aiuto pubblico ed alle istituzioni, ma anche quelli derivanti da investimenti privati ed appartenenti alla società civile. Un aiuto pubblico, cioè, affiancato da privati, per promuovere una collaborazione integrata, in modo da creare un sistema-Paese e ottimizzare le risorse a disposizione.  Favorire il consolidamento delle istituzioni democratiche nei Paesi africani, appoggiando la formazione di una solida e vivace società civile e combattendo i fenomeni di cattiva amministrazione e corruzione. Questi sono i presupposti per fare in modo che anche ai cittadini africani siano sempre più riconosciuti i propri diritti inaleniabili.

(3) La cooperazione universitaria

 Se intendiamo costruire un futuro in cui ogni cittadino sia in grado di partecipare attivamente allo sviluppo del proprio Paese, il nostro impegno assume sin d’ora un profondo significato culturale. L’obiettivo di queste due giornate di convegno, dunque, è quello di sviscerare, in tutte le sue sfaccettature, l’importanza fondamentale della cultura quale principio ispiratore di tutte le strategie di sviluppo.

 Per tali ragioni, ritengo che l’educazione e la formazione delle future generazioni acquisti una priorità evidente.

 L’Italia intende quindi cogliere l’occasione di questo convegno per iniziare a progettare insieme ai nostri partners africani forme nuove di collaborazione fondate sullo sviluppo della conoscenza. Lo svolgimento in questi giorni a Roma dell’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, a pochi mesi dal G8, è un’occasione favorevole per rilanciare il ruolo della cooperazione universitaria quale una delle vie privilegiate per sostenere lo sviluppo.

 La cooperazione universitaria rappresenta uno degli strumenti di questo rinnovato impegno italiano: il coinvolgimento delle Università italiane e la loro disponibilità all’elaborazione di progetti scientifico-culturali coordinati per aree tematiche e per zone geografiche costituisce la piattaforma su cui costruire un ruolo più efficace e significativo dell’Italia nella promozione di uno sviluppo integrale dei popoli.

 I pilastri di tale prospettiva sono due:

 il coinvolgimento degli studenti e dei docenti;  la costituzione di rapporti stabili, e non solo occasionali, tra gli Atenei italiani e quelli dei Paesi in via di sviluppo.

 La sfida del Convegno che inizia oggi è la creazione di una rete della conoscenza che permetta non solo lo scambio scientifico-culturale, ma soprattutto l’inserimento nella comunità scientifica internazionale degli Atenei africani e la formazione permanente delle nuove generazioni. Ciò permetterà la creazione nei Paesi Africani di una struttura di base per l’elaborazione di strategie di sviluppo adeguate.

 La collaborazione del Ministero degli Affari Esteri con le Università Italiane, con il MIUR ed il Vicariato di Roma rappresenterà una solida base istituzionale per il prosieguo delle attività. In tale contesto, l’innovativo Coordinamento per la Cooperazione Universitaria proposto e avviato con successo dalla Cooperazione Italiana si sta dimostrando un punto di riferimento operativo per una nuova stagione della cooperazione allo sviluppo nella quale l’Italia è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano.


Luogo:

Villa Madama

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