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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

23/11/2009


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Presidente della Camera,

Eccellenze,

Signore e Signori,

è per me un onore inaugurare oggi il Rome Atlantic Forum ed ospitarlo qui, al Ministero degli Esteri. La scelta del Comitato Atlantico italiano di organizzare questo importante evento e di dedicarlo al nuovo Concetto Strategico della NATO ed al futuro delle relazioni transatlantiche non poteva essere più appropriata, vista la centralità e l’attualità di tali tematiche.

Profilo e prestigio del Comitato Atlantico italiano - La partecipazione del Presidente Fini, questa mattina, e del Presidente Schifani, in chiusura del Forum, sono inoltre la testimonianza dell’attenzione e del sostegno che anche le Istituzioni parlamentari italiane, oltre al Governo, riservano alle attività del Comitato Atlantico e ai dibattiti che propone. La presenza di esponenti delle forze politiche nazionali, di rappresentanti delle missioni diplomatiche accreditate in Italia insieme a tanti altri illustri ospiti è indice, infine, del forte interesse per il Forum e, allo stesso tempo, del prestigio di cui godono il Comitato Atlantico e, consentitemi di sottolinearlo con calore, il suo Presidente.

L’On. La Loggia ha rilevato nel 2005 la presidenza del Comitato Atlantico contribuendo in questi anni ad arricchire la tradizione ed il patrimonio di esperienze che in 54 anni di attività hanno portato il Comitato ad essere un interprete autorevole, nel nostro Paese ed all’estero, dello spirito e dei valori transatlantici ai quali si ispira l’Italia. Un apprezzamento particolare mi sento di poter rivolgere al Presidente La Loggia per l’incessante sforzo del Comitato nello sviluppare i rapporti con i Comitati Atlantici dei Paesi firmatari della Partnership for Peace, assicurando un’assistenza quasi ancillare nei confronti di alcune delle più giovani associazioni sorte nei Paesi che più di recente hanno aderito al Patto Atlantico.

Signore e Signori,

il Forum ci proietta nel cuore del dibattito politico che gli alleati hanno avviato a seguito della decisione presa al Vertice NATO di Strasburgo dell’aprile scorso di definire un nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza Atlantica. Un esercizio importante che deve partire da una precisa consapevolezza storica: per 60 anni, la più efficace alleanza politico-militare mai conosciuta ha contribuito al consolidamento della democrazia ed alla stabilità dell’area transatlantica, favorendo la riunificazione del continente europeo in nome della libertà e della pace. Dopo 60 anni, l’Alleanza continua ad incarnare la profonda comunanza di valori tra le due sponde dell’Atlantico e rimane il fulcro su cui poggiano la solidarietà e l’indivisibilità della sicurezza tra Europa e Nord America.

“Discorso sul metodo”: interattività, trasparenza e partecipazione della società civile – Ciò premesso, la novità più rilevante del Concetto Strategico in via di discussione sta nel suo processo di elaborazione, che si è voluto aperto e trasparente. Credo che da questo punto di vista la NATO abbia fatto la scelta giusta, rispondendo in modo adeguato ad un’esigenza di inclusione e interattività che caratterizza il tempo che stiamo vivendo, l’epoca del web e di una maggiore soggettività partecipativa ai processi decisionali. Uscire dalle sale-riunioni del Quartier Generale di Bruxelles e dare ampio spazio ai contributi di centri di ricerca e università, di altre organizzazioni internazionali ed anche dei governi dei 22 paesi partner dell’Alleanza, significa avere piena consapevolezza che nel XXI° secolo le sfide alla sicurezza necessitano di risposte comuni e condivise, anzitutto con la società civile.

Con questo spirito, dieci giorni fa il Segretario Generale ha aperto il secondo di un ciclo di seminari sul futuro della NATO. Rasmussen si aspetta che il gruppo di autorevoli personalità da lui nominate, di cui è membro l’Ambasciatore Aragona che ho il piacere di vedere qui con noi questa mattina, tragga spunti di interesse da eventi come questo Forum per formulare in primavera proposte utili alle decisioni dell’Alleanza. Si tratta di un percorso che preparerà ed accompagnerà, è questo il nostro auspicio, un dibattito politico dinamico nelle opinioni pubbliche e nei Parlamenti prima che i Governi diano inizio alla fase negoziale vera e propria nel corso del 2010.

A tal proposito, mi sembra che il documento di analisi, riflessioni e proposte che il Comitato Atlantico italiano ha elaborato in occasione di questo Forum, rappresenti sicuramente uno stimolo prezioso al confronto di idee in seno alla comunità atlantica. Si tratta di un contributo approfondito che tocca in modo articolato tutti i temi chiave del dibattito in corso.

Perché un nuovo Concetto Strategico? Public diplomacy e livello di ambizione della NATO – E’ per tutti evidente come nei dieci anni seguiti al Vertice di Washington del 1999, in cui fu approvato l’attuale Concetto Strategico, lo scenario internazionale sia profondamente cambiato. Basti pensare all’11 settembre, al terrorismo, alla seconda guerra del Golfo, all’Afghanistan, all’aumento dei Paesi con dichiarata capacità nucleare, agli accresciuti rischi di proliferazione, alla crisi georgiana, alla pirateria e al collegamento esistente tra cambiamenti climatici e sicurezza degli Stati. Basti pensare – in sostanza – a come è cambiato in questi anni il concetto di minaccia e, specularmene, a come si è trasformato quello di sicurezza.

Come successo altre volte nella storia dell’Alleanza, oggi si tratta quindi di trarre le conseguenze di queste mutate condizioni dello scenario globale e tenere la NATO al passo coi tempi, senza pensare di doverne reinventare ruolo e funzioni basilari. Tanto più che nel suo impegno sul terreno, in questi anni, l’Alleanza ha di fatto già aggiustato considerevolmente il suo profilo “da guerra fredda” alle diverse esigenze di sicurezza via via prospettatesi: non dimentichiamo, ad esempio, che la missione NATO in Afghanistan sta ormai entrando nel suo settimo anno di vita e che l’esperienza di ISAF sta “modellando” il futuro dell’Alleanza ancor prima che il nuovo Concetto Strategico possa teorizzarlo.

Obiettivo principale dell’esercizio di rinnovo del Concetto Strategico deve essere quello di elaborare un nuovo “manifesto” che spieghi in modo accessibile a tutti la visione strategica della NATO del XXI° secolo. Il sostegno dell’opinione pubblica e dei Parlamenti è infatti sempre più decisivo, in particolare, per lo svolgimento delle missioni di peace-enforcing e peace-keeping. Ecco perché il nuovo documento dovrà essere, più che in passato, uno strumento in grado di comunicare meglio all’opinione pubblica, non solo euro-atlantica, gli obiettivi e le finalità dell’Alleanza.

Al contempo, tale “manifesto” servirà anche a fissare il livello di ambizione della NATO nel nuovo contesto globale, in termini di priorità, collaborazioni, raggio di azione, capacità e risorse. E’, questo, un tema molto rilevante la cui messa a fuoco dovrà tener conto, in particolare, di due variabili. Da un lato, della necessità di dover “rinnovare” l’Alleanza in un momento di “vacche magre” per i bilanci militari, e quindi della inevitabilità di dover ottimizzare le risorse e raddoppiare gli sforzi per una razionale distribuzione dei costi. Dall’altro, della consapevolezza che il prossimo Concetto Strategico sarà il primo al cui negoziato parteciperanno gli otto nuovi membri dell’Alleanza entrati a farne parte dopo il 1999, con le loro sensibilità storiche e la priorità che accordano alla sicurezza europea.

Sui contenuti del nuovo Concetto Strategico: la visione italiana - Nella visione italiana il nuovo Concetto Strategico della NATO dovrebbe puntare a delineare un’Alleanza hub di sicurezza collettiva. Non un “poliziotto globale”, ma un’organizzazione che sappia porsi al centro di una rete globale di soggetti produttori di sicurezza, in grado di cooperare fruttuosamente tra loro, per il bene di tutti. In questo senso, il nuovo Concetto Strategico dovrà far emergere una definizione condivisa e moderna della sicurezza e una valutazione comune delle minacce dalle quali siamo chiamati a difenderci.

Nel mio discorso all’Università di Vilnius nel settembre scorso ho argomentato questo approccio italiano al nuovo Concetto Strategico e ho indicato sei priorità che a mio giudizio dovrebbero essere al centro del dibattito. (1) Sviluppare una visione della difesa collettiva basata sul concetto di sicurezza dei cittadini, che eviti la contrapposizione tra fautori di una difesa statica e interpreti di una difesa “at strategic distance”. (2) Riaffermare il legame transatlantico attorno ai valori comuni dell’Alleanza: con un’Europa però più pronta a rischiare e a “produrre” sicurezza. (3) Spingere l’acceleratore sulla politica dei partenariati per espandere la dimensione di cooperazione della NATO e l’architettura della sicurezza internazionale. (4) Liberare le potenzialità sinora inespresse, ad esempio sul tema della sicurezza energetica, nei rapporti NATO-Unione Europea. (5) Giocare la carta della piena cooperazione con la Russia, auspicando di costruire – quando i tempi saranno maturi – una “comunità della sicurezza” che includa anche Mosca. (6) Trarre l’insegnamento che ci viene dalla missione in Afganistan e sviluppare con convinzione l’approccio integrato civile e militare alle operazioni di stabilizzazione.

Rispetto a queste tracce, tutte ancora valide, lasciate che mi soffermi proprio sull’ultimo punto, sulla “lezione afgana”. Siamo infatti in una fase delicata di revisione, anche militare, della strategia internazionale verso quel Paese. Gli Stati Uniti potrebbero annunciare a breve le loro determinazioni. L’Afghanistan è ormai il paradigma di riferimento dei rapporti transatlantici.

Qualche giorno fa sono stato a Kabul per la cerimonia di insediamento del Presidente Karzai, e in un incontro con alcuni miei colleghi, tra i quali la Signora Clinton, abbiamo ribadito come, superata la fase di incertezza elettorale, occorra adesso voltare pagina. Bisogna aprire una nuova fase ed essere più esigenti con le autorità di Kabul. Il discorso pronunciato dal Presidente Karzai è stato un primo passo nella giusta direzione. Adesso servono i fatti. Ci attendiamo pertanto che venga creato a breve un governo rappresentativo, più responsabile, più competente ed efficace, che metta al primo posto della sua azione la sicurezza, la lotta alla corruzione, il buon governo, lo sviluppo economico, la riconciliazione. Un governo che guardi al futuro e con il quale avviare una transition strategy fondata su un “nuovo Compact” tra governo e popolazione afgana per il cui lancio crediamo occorra una Conferenza internazionale da tenere a Kabul.

“Approccio integrato” (comprehensive approach): un ruolo civile per la NATO? – Tra le tante lezioni che possiamo trarre dall’esperienza in Afghanistan ve n’é una che mi sembra meriti particolare attenzione: l’importanza (e al contempo la difficoltà) di integrare meglio dimensione militare e impegno civile. In Afghanistan abbiamo cioè toccato con mano, in una misura forse mai sperimentata prima, come per stabilizzare certe complesse crisi regionali lo strumento militare sia senza dubbio indispensabile, ma non possa essere l’unico: servono anche la ricostruzione civile, l’institution building, la cooperazione allo sviluppo, gli incentivi alla crescita economica e al commercio. Serve cioè un approccio sistemico tra le varie dimensioni in gioco e una strategia coordinata tra tutti i soggetti che operano sul terreno.

La consapevolezza che in Afghanistan è necessario definire un comprehensive approach civile-militare più efficace, ha innescato una riflessione più ampia su quale possa essere, in tale contesto, il contributo non solo militare ma anche civile della NATO. In altri termini, è stato posto il tema – da approfondire anche in sede di discussione del nuovo Concetto Strategico – se, ed entro quali limiti, l’Alleanza Atlantica possa svolgere un ruolo civile. Si tratta naturalmente di una questione complessa, da far maturare nei tempi e nei modi opportuni, ma che non può essere più elusa. E’ quindi opportuno dibatterla partendo dal test-case afgano, certamente, ma cercando anche di individuare alcuni principi di carattere generale, evitando cioè che l’Afghanistan - vista la sua eccezionalità - crei il precedente unico cui far riferimento.

Sotto questa angolatura mi sembra vada tenuto fermo, in particolare, un punto: una funzionale divisione del lavoro tra i diversi attori internazionali, che è poi il concetto che sta alla base dell’“approccio integrato”. Ognuno deve cioè fare il suo mestiere e le mansioni civili non rientrano certo tra quelle tradizionali della NATO, che quindi non dovrebbe dotarsi di capacità civili permanenti, con il rischio di invadere competenze altrui. Fissato questo limite, appare tuttavia quanto mai utile e opportuno mettere a fuoco il tipo di valore aggiunto che in certi casi l’Alleanza Atlantica, direttamente o in supporto di altri attori internazionali, può offrire anche sul versante civile. Mi auguro che anche su questo aspetto il Forum possa oggi discutere e confrontarsi.

Signore e Signori,

sono certo che il dibattito per la definizione del nuovo Concetto Strategico permetterà di preservare e consolidare il vincolo alleato, confermando la centralità della NATO nel panorama della sicurezza internazionale. Se infatti è vero che il rapporto transatlantico è oggi chiamato ad uscire dal suo alveo tradizionale e a sostanziarsi in una diversa partnership globale tra Europa e Stati Uniti, in una nuova agenda, è altrettanto vero che la NATO rimarrà il “luogo” politico privilegiato per lo sviluppo delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Ecco perché il Forum di oggi rappresenta un’occasione preziosa. Sono sicuro che le sue conclusioni contribuiranno a far progredire la riflessione che va sviluppandosi in parallelo nei 28 Paesi alleati sul futuro della NATO. Per questo ringrazio ancora il Comitato Atlantico e il suo Presidente.

Luogo:

Roma

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