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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

21/03/2010


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Signore e Signori,

sono davvero molto lieto di poter intervenire, qui a Montecassino, in occasione della Festa di San Benedetto, Patrono d’Europa. E vorrei farlo soffermandomi sul tema dell’identità cristiana del vecchio continente e su come possiamo declinarla nel XXI° secolo. Su come si possa – oggi - riscoprirla e promuoverla, tenendo conto delle tendenze che caratterizzano l’attuale scenario globale.

Il “bene comune” del XXI° secolo: come riempire il “vuoto etico” che stiamo vivendo? - Siamo di fronte ad una fase storica in cui avvertiamo un forte senso di incertezza. La crisi economica ha rivelato l’esistenza di un pericoloso “vuoto etico” nel sistema politico ed economico internazionale.

Come riempire questo “vuoto”? Come riuscire a codificare nuovi punti di riferimento saldi che permettano di definire e perseguire il “bene comune” del XXI° secolo? Su quali basi porre quella che il Santo Padre chiama la “solidarietà globale”? Dove trovare le risorse per rispondere alle sfide contemporanee - dal terrorismo alla disoccupazione - con fiducia e ottimismo? Non è più sufficiente, in questo senso, una politica senza ideali; non basta più un’economia senza regole chiare e trasparenti; non possiamo accontentarci più di una cultura senza identità; né di una religione senza ragione sociale.

Abbiamo invece bisogno che tutte queste dimensioni - politica, economia, cultura e religione - si rinnovino e si integrino fruttuosamente per contribuire, in particolare, al raggiungimento di due obiettivi: da un lato, permettere all’Europa di lasciare l’impronta dei suoi valori e delle sue regole nella ridefinizione degli equilibri globali e, dall’altro, diffondere i vantaggi della globalizzazione, consentendo a tutti, anche a chi è rimasto indietro, alle categorie più fragili, di poterne beneficiare.

La diffidenza dell’Europa verso i propri valori fondanti: l’identità europea, tra radici cristiane e “laicità negativa” – Di fronte a queste sfide storiche anche l’Europa deve mostrarsi all’altezza. A ben guardare, però, l’Unione Europea viene oggi percepita come un corpo senz’anima, non più in grado di trasmettere passioni e ideali forti, non più disposta ad importanti battaglie di principio, ma rintanata nella difesa del suo livello di benessere e condannata – secondo molti – a finire ai margini dello scenario internazionale, dove già si profilano nuovi attori politici, nuove culture, nuove identità.

Tra le molte ragioni che fanno ipotizzare un progressivo “declino” dell’Europa (perdita di competitività economica, mancanza di unità politica, eccessiva burocratizzazione) ve n’è una che ritengo sia tanto cruciale quanto – troppo spesso – sottovalutata. Mi riferisco all’incertezza, se non addirittura alla diffidenza, della stessa Europa verso i propri valori fondanti. Penso, in particolare, alla scelta di alcuni leaders europei di non riconoscere le radici giudaico-cristiane della nostra cultura, rifiutando – a suo tempo – di farne riferimento nel Trattato costituzionale. Penso ai segni di un multiculturalismo relativista, di una “laicità negativa” che, nel difendere il diritto di tutti a professare la propria verità, rischia di negare alla religione, al cristianesimo in particolare, di essere soggetto attivo nella costruzione della vita politica e sociale. Si tutela il diritto non credere ma non abbastanza il diritto di credere.

Non è però tempo di abbandonarsi all’euro-pessimismo. Tocca a noi cambiare questa situazione, consentire all’Europa di ritrovare la sua anima e svolgere da protagonista il proprio ruolo internazionale. Da questo punto di vista, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha messo a disposizione della UE nuovi strumenti ed opportunità che vanno sfruttate pienamente, anche per consentire all’Unione di testimoniare in modo più efficace i propri valori fondanti.

In tale prospettiva, il tema delle radici cristiane dell’Europa rimane più attuale che mai. Anche in una UE che aspira ad avere una mentalità ed un raggio d’azione globali – dal Medio Oriente, all’Africa, all’Afghanistan - il rapporto tra cristianesimo ed Europa rimane un fatto storico dal quale non si può prescindere. L’idea di Europa, la civiltà europea nascono nel Medioevo cristiano. Il primo e più decisivo elemento che ha dato forma e unità all’Europa è stata la fede cristiana, attraverso un’opera di unificazione spirituale, lenta e faticosa, alla quale San Benedetto e i monasteri benedettini hanno offerto un contributo cruciale.

Ecco perché Paolo VI, proclamando S. Benedetto patrono d’Europa sottolineò come “il Santo, col suo lavoro personale e con l’opera dei suoi figli aveva portato la civiltà cristiana dal Mediterraneo alla Scandinavia, dall’Irlanda alla Polonia, con la croce, con il libro e con l’aratro. Questa sintesi tra fede, cultura e lavoro è l’essenza del messaggio di S. Benedetto.

Anzitutto la fede, che S. Benedetto e i benedettini diffusero in un’epoca che – dal V secolo, con la caduta dell’impero romano, vedeva dilagare le invasioni barbariche. La Regola benedettina fu un potente contributo all’evangelizzazione dei popoli pagani, che erano divisi dalla spada e furono uniti dalla croce. E poi il libro, la cultura, quella scuola del servizio divino che, a partire da questa abbazia, tramandò nei secoli l’aforisma ??monasterium sine armarium est sicut castrum sine armamentarium” (un monastero senza biblioteca è come un castello/fortezza senza arsenale). E si diffuse, così, anche una lingua nuova, il latino cristiano medievale, piattaforma per arricchire di omogeneità culturale i popoli europei dell’epoca. Infine, l’aratro, il lavoro. Un altro elemento che ha dato forma e unità all’Europa, secondo una concezione umana del lavoro che è posta a fondamento di un ordine economico a misura d’uomo. Un Principio che, millecinquecento anni dopo, stiamo vigorosamente riaffermando oggi, come antidoto alla globalizzazione materialistica e fondata solo sul profitto.

Tornando all’attualità, permettetemi di fare un esempio concreto di quanto talvolta l’Europa possa risultare lontana dal comune sentire dei suoi cittadini sul terreno dei valori culturali e spirituali: pensiamo alla nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.

Contro questa sentenza il Governo italiano ha reagito in modo convinto e determinato, riuscendo a far ammettere, il I° marzo scorso, la richiesta di riesame. Sul senso politico della nostra azione, che ho condotto in prima persona con il Presidente e il Sottosegretario Letta, vorrei essere molto chiaro: la battaglia che stiamo combattendo è una battaglia di civiltà e di libertà. Non si tratta, infatti, di adottare posizioni di stampo confessionale né, tantomeno, di negare la assoluta libertà di credere o di non credere, fermamente iscritta nella nostra Costituzione e nella nostra coscienza civica. Si tratta, piuttosto, di ribadire che ogni Stato è - e deve rimanere - libero di regolare come meglio ritiene, in funzione della sua storia, della sua cultura e della sua tradizione il rapporto fra il pubblico e la dimensione del sacro. Si tratta di non confondere la neutralità dello Stato di fronte alle diverse religioni con la neutralizzazione di qualsiasi riferimento alla dimensione religiosa o spirituale all’interno dello spazio pubblico. Si tratta, in definitiva, di chiedere rispetto per la sensibilità di gran lunga prevalente fra i nostri cittadini, che essi siano credenti o meno.

Mi permetto di aggiungere che la volontà di non rendere muta, di fronte alla religiosità cristiana, la nostra coscienza pubblica, va sottolineata con ancor più convinzione proprio nell’attuale fase storico-politica del vecchio continente. Stiamo infatti vivendo un momento particolare, in cui l’Europa deve vincere la sfida di accogliere, anche nel loro universo simbolico, nuove culture e religioni senza però tradire la propria identità. Per riuscire in questa quadratura del cerchio, bisogna elaborare delle politiche di integrazione lungimiranti – ad esempio dell’immigrazione mussulmana - e fissare uno sfondo chiaro di regole, diritti e responsabilità.

Riscoprire i valori cristiani dell’Europa: centralità della persona umana e sviluppo sostenibile – Per ritrovare, ai tempi della globalizzazione, le proprie radici cristiane, l’Europa deve rimettere al centro di ogni politica e strategia la dignità della persona umana. Oggi, il modo migliore di celebrare l’attualità del messaggio di San Benedetto è quello di porre a fondamento dell’Europa una nuova unità spirituale, per impegnarci in una nuova sintesi culturale, per lavorare alla creazione di un nuovo ordine economico a misura d’uomo. L’Unione Europea deve farsi interprete di un’affermazione autenticamente universale dei diritti fondamentali della persona, in Iran come in Birmania o a Cuba, che molti politici di casa nostra spesso dimenticano. Deve, altresì, farsi carico delle grandi questioni che minacciano la sopravvivenza del nostro pianeta e dei suoi abitanti, a cominciare dalla stabilizzazione delle aree di crisi, dal sottosviluppo, dal cambiamento climatico e dalla crisi alimentare e idrica, specialmente nel continente africano. In una espressione, l’Europa deve contribuire a promuovere un modello di sviluppo sostenibile.

Papa Benedetto XVI ha colto in modo straordinario il senso epocale di questa sfida in due documenti di grandissimo valore: l’Enciclica “Caritas in Veritate” e il messaggio per la giornata della pace 2010, dal significativo titolo “Se vuoi coltivare la pace salvaguarda il creato”. Due riflessioni profonde che abbracciano l’uomo, la società ed il pianeta con uno sguardo unitario. Due testi che partono dall’uomo e ritornano ad esso, passando attraverso una analisi molto critica della società di oggi e della gestione delle risorse del pianeta. Una sintesi alta che nel suo forte richiamo all’etica, al ritorno ai “valori” tradizionali, ha significativamente raccolto un consenso vastissimo, ben al di là dei confini del mondo cattolico.

La libertà di religione: alzare la voce a difesa dei diritti delle minoranze cristiane nel mondo – In un quadro in cui si chiede all’Europa di porre al centro di ogni politica la persona e i suoi diritti, appare fondamentale sottolineare, in particolare, l’importanza di tutelare la libertà di culto, intesa quale libera espressione pubblica – e non solo privata – delle proprie convinzioni religiose.

La difesa della libertà religiosa e di culto e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose, in particolare a quelle cristiane, ovunque nel mondo, costituiscono una priorità della politica estera italiana nel campo dei diritti umani. E’ infatti preoccupante dover registrare, con regolarità, notizie di cruenti attacchi contro minoranze religiose, di barbare pratiche perpetrate nei confronti di chi non professa il credo della maggioranza, di intollerabili limitazioni alla libertà dei singoli. Pensiamo - ad esempio - a quanto accade in varie aree del Medio Oriente e, in un contesto di tensioni anche interetniche, ai recenti fatti in Nigeria.

Prendendo spunto dagli attacchi contro le minoranze religiose cristiane in Pakistan e in Sudan, l’Italia ha sollevato più volte il tema della difesa della libertà di religione e della tutela delle minoranze religiose in seno all’Unione Europea. Le nostre proposte e iniziative hanno avuto un riscontro positivo da parte degli altri partner comunitari. In particolare, abbiamo ottenuto che l’UE elabori una sorta di “manuale” per le nostre Ambasciate presso i Paesi Terzi, che serva da guida per orientare e applicare, direttamente sul campo, i principi e gli strumenti dell’Unione a difesa della libertà di religione. Inoltre, continueremo a lavorare affinché anche nel 2010, come avviene ormai da diversi anni, l’Unione possa presentare una risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che condanni tutte le forme di intolleranza e di discriminazione basate sulla religione o sul credo.

Signore e Signori,

la libertà di professare una religione o un credo rappresenta uno dei cardini della nostra civiltà e costituisce una delle forme di libertà più intime e personali dell’essere umano. Soffocare o limitare questo bisogno è pertanto molto più che negare una libertà fondamentale. Significa negare l’essenza più profonda di ogni persona. Questa è la posta in gioco quando parliamo di libertà religiosa. Questi sono i valori cui l’Unione Europea deve ispirarsi se vuole tornare a testimoniare concretamente la sua identità cristiana. Questi sono i valori che ha trasmesso San Benedetto e che si respirano qui, a Montecassino: luogo di pace, di riflessione e di preghiera per l’Europa.


Luogo:

Abbazia di Montecassino

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