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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

16/03/2010


Dettaglio intervento

III Conferenza Banca d’Italia – MAE
degli Addetti Finanziari in servizio presso la rete diplomatica
Indirizzo di apertura
del Ministro degli Affari Esteri, On. Franco Frattini
(Banca d’Italia, Salone dei Partecipanti, 16 marzo 2010)

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Governatore, Signori membri del Direttorio,
Gentili Capi Delegazione della Banca d’Italia e Addetti Finanziari,
Signori Dirigenti della Banca d’Italia e della Farnesina,
Illustri Partecipanti,

la Conferenza Banca d’Italia – MAE degli Addetti Finanziari in servizio presso la rete diplomatica, che quest’anno si svolge per la prima volta nella prestigiosa sede della Banca d’Italia, giunge alla sua terza edizione e si conferma come proficua occasione per esaminare i principali punti sensibili delle relazioni internazionali sotto il profilo delle politiche di sicurezza e di sostenibilità economica in uno schema di collaborazione tra MAE e Banca d’Italia, caratterizzato dalla concretezza degli apporti reciproci nel rispetto delle proprie competenze ed autonomia d’istituto.

L’anno trascorso ha rappresentato un momento particolarmente impegnativo per i lavori di analisi economica e finanziaria in cui si sono puntualmente distinti gli Addetti Finanziari, in stretto raccordo con i Capi Missione.

Il 2009 è stato segnato dalla più grave crisi dopo il 1929, ma anche da una forte capacità di reazione da parte delle istituzioni internazionali e dei governi dei Paesi avanzati e dei Paesi emergenti, con una coesa posizione dell’Unione Europea, pur nella complessa fase di adattamento delle istituzioni comunitarie alle nuove regole del Trattato di Lisbona.

Mi fa piacere in questa sede evidenziare il forte impegno espresso dall’Italia nei fori negoziali multilaterali sin dall’inizio della crisi, focalizzato sull’elaborazione di nuove regole e di strategie condivise e sull’impulso ad un ruolo incisivo dell’Unione Europea. Di grande prestigio ed efficacia è la guida italiana – attraverso il Governatore Draghi – del Financial Stability Board. Particolarmente significativa è la presidenza affidata all’Italia della Ministeriale OCSE 2010, nelle persone del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti.

In Europa la grave crisi greca, preceduta lo scorso anno dalle difficoltà dell’Irlanda, dell’Ungheria, della Romania, dei Paesi baltici e fuori dall’Unione Europea dell’Islanda e dell’Ucraina, sta focalizzando l’attenzione sulla risposta che le istituzioni europee devono essere in grado di dare a quelle crisi che, anche se originate altrove, si sviluppano poi all’interno dei suoi confini. Il dibattito, avviato con i suggerimenti lanciati in Germania circa la costituzione di un Fondo Monetario Europeo, sottopone la necessità che l’Europa aggiorni i suoi strumenti di intervento economico nelle crisi regionali e globali. E’ lo stesso problema che i Paesi asiatici dell’ASEAN, a partire dalla Chiang Mai Initiative (Fondo Monetario asiatico), si sono posti dopo la crisi che li aveva colpiti alla fine degli anni ’90.

Emerge, in sostanza, la questione del rapporto tra organismi globali - come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale per il Commercio e organismi regionali nel quadro di una governance multilaterale.

In questo contesto, dobbiamo forgiare un’Unione Europea più competitiva, che nel prossimo decennio sappia rilanciare crescita e occupazione. Se nel medio periodo lo strumento per raggiungere questo obiettivo è stato individuato nella “Strategia Europa 2020”, il passo più immediato da compiere in questa direzione è oggi rappresentato dalla necessità di sterilizzare la crisi finanziaria greca. Crisi che ha fatto emergere alcune carenze nei meccanismi di governance dell’Euro, offendo però al contempo un’occasione per individuare forme più concrete di governo comune dell’economia europea.

Il Trattato di Lisbona deve mettere l’Europa in grado di svolgere un ruolo più incisivo nei negoziati multilaterali di quanto non sia avvenuto fino ad oggi, a fronte della crescita di peso economico e capacità di iniziativa politica dei Paesi emergenti, che negli ultimi anni hanno saputo perseguire i loro interessi sul piano internazionale con maggiore efficacia dei Paesi industrializzati tradizionali.

Siamo di fronte ad una fase internazionale in cui la globalizzazione ha già in ampia misura dispiegato i propri effetti e ci stiamo concentrando sui modi per gestirla, per coglierne le opportunità e per minimizzarne i rischi. Occorre pertanto rivedere le regole del gioco internazionale e ridefinire le istituzioni che lo governano. Regole condivise e istituzioni efficaci, ma anche policies di lungo periodo, costituiscono la base per una civiltà globale sostenibile. Solo ciò può garantire la prosperità degli Stati e – in ultima analisi - la loro sicurezza, la libertà e i diritti dei cittadini.

Da questa consapevolezza scaturisce il nuovo profilo del G20 come principale foro economico multilaterale, così come gli sforzi in atto per riformare le Nazioni Unite e per varare una nuova architettura finanziaria internazionale.

Pur messo a dura prova come tutta l’Europa, il sistema economico e produttivo italiano sta dimostrando capacità di resistenza e reattività spesso migliore di altri Paesi europei che – disponendo in partenza di più ampi margini di manovra, soprattutto di bilancio – hanno beneficiato di misure straordinarie senza per questo trovarsi oggi in condizioni di maggiore solidità.

Un tema che mi sta a cuore è quello di come dare risposte più incisive in un contesto mondiale ove gli scambi internazionali hanno subito una fortissima contrazione, stimati nel 2009 al 12-13%. La Farnesina - nell’attuale fase di stallo, prevedibilmente non breve, del Doha Round - è fortemente impegnata a sostenere, di concerto con gli altri Dicasteri competenti, l’impegno della Commissione Europea a negoziare con tutti i principali partners commerciali condizioni migliori di accesso al mercato nei grandi Paesi emergenti. Si tratta di negoziati molto complessi in questa fase - come testimonia il primo grande negoziato portato a termine, quello di un Accordo di libero scambio con la Corea - ma che valgono per altri versi a contenere le spinte protezionistiche generate dalla crisi economica.

Per quanto riguarda i “compiti a casa dell’Italia”, occorre continuare a puntare ad un crescente coordinamento e ad una maggiore sistematicità delle azioni e degli interventi realizzati dai soggetti preposti all’internazionalizzazione. Sotto questo profilo il Ministero degli Esteri sta facendo la sua parte anche attraverso il varo di una riforma delle sue strutture e dei suoi metodi di lavoro che lo mettano al passo con le nuove esigenze globali.

Desidero ora soffermarmi brevemente su tre criticità dello scenario internazionale, relative alla ricerca di una sostenibilità di lungo periodo nella (1) governance finanziaria, (2) nell’energia e (3) nell’ambiente.

(1) Governance finanziaria - La definizione di un’efficace regolamentazione dei mercati finanziari ed un sostanziale rafforzamento delle attività di monitoraggio e vigilanza trovano il loro fulcro nei lavori del Financial Stability Board. L’Italia è altresì impegnata in prima fila nel portare avanti il “Lecce Framework” per fissare principi e standard comuni nella conduzione dell’attività economica e finanziaria, improntati a correttezza, integrità e trasparenza. A tal fine risulterà utile la Presidenza italiana della Ministeriale OCSE 2010 che ho già evocato.

(2) Energia - Il processo di finanziarizzazione del petrolio e delle altre commodities, che sono divenuti veri e propri asset finanziari, slegati dall’offerta e dalla domanda reali della materia prima, è invece un fenomeno che non ha ancora ricevuto sufficiente attenzione e condivisione, nonostante che il Presidente del Consiglio ed io stesso abbiamo evidenziato il problema in sede G8 e G20. La volatilità dei prezzi conseguente alla speculazione finanziaria, distorce l’allocazione delle risorse all’interno del sistema economico, penalizza gli investimenti e può pregiudicare il ciclo economico. L’adozione di meccanismi per una maggiore trasparenza nonché di misure per riavvicinare i “barili di carta” ai volumi reali del petrolio, costituisce uno dei temi più urgenti e complessi del processo per una complessiva, sostenibile governance economica.

La questione energetica nel suo complesso è al centro dell’impegno della diplomazia economica italiana verso un assetto che coniughi sicurezza energetica, efficienza economica e sostenibilità ambientale.

Sul tema della sicurezza energetica abbiamo definito proprio in questi giorni un documento italiano di “policy” (“Energy security-an Italian vision”), quale base del lavoro che ho avviato al riguardo con il Segretario di Stato americano Clinton. L’Italia è infatti in grado di portare un contributo propositivo al dialogo transatlantico sulla sicurezza energetica, che trova adesso un suo foro nello EU-US Energy Council, nonché al dialogo tra Stati Uniti, Europa e Russia sempre su questa materia.

In questo ruolo l’Italia ha rilanciato il Foro paneuropeo della Carta dell’Energia con l’adozione a Roma, alla Farnesina, durante la XX Conferenza delle Parti nel dicembre scorso, del “Rome Statement” che ha ricondotto ad un comune tavolo negoziale i Paesi Membri e la Federazione Russa.

(3) Cambiamenti climatici - Anche sull’altro grande tema dei cambiamenti climatici l’Italia ha dato lo scorso anno e sta dando un contributo importante. Al Vertice de L’Aquila abbiamo raggiunto un accordo fra il G8 e il gruppo delle Maggiori Economie (cioè i maggiori emettitori di CO2) affinché i futuri aumenti delle temperature medie globali non superino nel 2050 i due gradi centigradi rispetto ai parametri pre-industriali. Tale impegno è stato poi riconfermato nel dicembre scorso quale fulcro dell’Accordo concluso alla Conferenza ONU di Copenaghen.

Il Copenhagen Accord ha rappresentato un risultato positivo per la Cina ed i grandi Paesi emergenti e, tutto sommato, per gli Stati Uniti. Ha evidenziato invece - come l’Italia aveva cercato di far comprendere ai nostri partners europei - che la strategia negoziale europea del “leading by example” era inadeguata a produrre risultati soddisfacenti per l’Europa nel negoziato climatico. Nelle battute finali del negoziato l’Europa è stata marginalizzata. I principali protagonisti ritengono che il negoziato sui cambiamenti abbia bisogno ancora di tempi lunghi - si parla di pervenire ad un Accordo alla COP 17 in Sudafrica a fine 2011 - come nel caso del negoziato commerciale del Doha Round. Il Governo italiano è impegnato a lavorare perché la strategia negoziale europea venga ridefinita tenendo maggiormente conto della riluttanza dei Paesi emergenti all’assunzione di impegni vincolanti e, quindi alla necessità di evitare forzature negli obiettivi che ci prefiggiamo. Si può invece lavorare per la valorizzazione delle misure, non secondarie, che tali Paesi stanno adottando sia pure a titolo nazionale per comprimere la linea tendenziale delle emissioni.

Concludo con alcuni specifici riconoscimenti alla collaborazione scaturita dalla Convenzione in essere tra MAE e Banca d’Italia.

Nei dodici mesi intercorsi dalla nostra Seconda Conferenza, tenutasi alla Farnesina il 17 marzo dello scorso anno, abbiamo innanzitutto operato per ampliare le posizioni di Addetti Finanziari in servizio presso la rete diplomatico-consolare. E’stato istituito un nuovo posto ad Istanbul e rafforzata la presenza a Bruxelles. Gli Addetti finanziari dall’inizio del 2010 hanno assunto le nuove funzioni di osservatori economici per monitorare, oltre al Paese di residenza, altri paesi, avanzati oppure emergenti, quali Canada, Irlanda, Messico, Corea del Sud, Singapore, Indonesia, Malesia, Tailandia, Giordania, Libano, Siria, Tunisia, Argentina.

Un messaggio importante anche politico viene dato dall’Italia grazie ai programmi di assistenza tecnica e di capacity building svolti dalla Banca d’Italia a beneficio di Banche centrali di Paesi in difficoltà: cito in particolare quelle di Afghanistan, Iraq, Albania.

Tra i settori dove si è ampliata la gamma delle collaborazioni, merita specifica menzione la valorizzazione delle rimesse degli immigrati per la crescita economica e lo sviluppo dei paesi di origine. In tale contesto, si colloca l’obiettivo, varato al G8 de L’Aquila, di ridurre il costo medio globale d’invio delle rimesse dall’attuale 10% al 5% in 5 anni. Questo traguardo - noto come il “5x5”- su cui ha particolarmente lavorato la Farnesina in stretto raccordo con la Banca d’Italia e con la Banca Mondiale, rappresenta uno dei più importanti risultati del G8, se solo consideriamo che potrà generare un volume annuo addizionale di risorse per i migranti e le loro famiglie dell’ordine – in base alle stime della Banca Mondiale – di circa 15 miliardi di dollari.

Abbiamo, dunque, costruito insieme una best practice nel panorama istituzionale italiano. In questo spirito, rinnovo i miei ringraziamenti al Governatore Draghi ed auguro un proficuo lavoro in questa Conferenza, manifestando ad entrambe le dirigenze il mio plauso per l’attività svolta ed il mio sostegno per le nuove iniziative. Rivolgo, in particolare, ai Capi Delegazione e Addetti Finanziari il vivo apprezzamento per l’opera svolta all’estero, più che mai preziosa in questa nuova stagione delle relazioni internazionali.


Luogo:

Roma

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