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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

16/03/2010


Dettaglio intervento
  • Il ruolo dei media nel processo di stabilizzazione dell’Afghanistan rappresenta una realtà nuova, da tenere in attenta considerazione. Non solo per l’importanza che rivestono i principi di libertà di espressione e di manifestazione del pensiero nel processo di consolidamento democratico, ma anche per il contributo che i media possono dare al progresso sociale e politico del Paese, facendosi portatori di messaggi di pace e tolleranza.
  • Il programma della vostra missione in Italia è intenso e ricco di incontri, con rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Il Media Forum di domani, in particolare, che sarà aperto dal Ministro Frattini, fornirà l’occasione per conoscere meglio le finalità e i diversi risvolti dell’impegno italiano in Afghanistan. Oggi, tuttavia, vorrei richiamare la Vostra attenzione su un tema particolare, un tema cui spesso i media non dedicano sufficiente attenzione e che invece vede un ruolo importantissimo dei giornalisti e in generale degli operatori della comunicazione: il tema della condizione femminile e della tutela dei diritti delle donne e delle bambine, tema al quale l’Italia presta particolare attenzione.
  • Permangono infatti, in questo settore, problemi e arretratezze da affrontare assieme, con un approccio condiviso e senza voler imporre modelli astratti. Si tratta di una delle tante, ardue sfide, che l’Afghanistan deve fronteggiare, forse una delle più difficili.
    Sarebbe sbagliato, tuttavia, cadere nell’eccessivo pessimismo. Al contrario, ricordiamo quanto è stato fatto in questi anni, soprattutto considerando da dove si partiva: un Paese dilaniato da decenni di conflitti e lotte intestine, a lungo sottoposto ad un regime che negava i più elementari diritti ai suoi cittadini.
  • L’Afghanistan si è ora dotato di una costituzione, di istituzioni democratiche, di una legislazione moderna per la prima volta nella sua storia: anche le donne hanno riacquistato i loro diritti fondamentali, tra cui quello all’istruzione.
  • L’impegno della comunità internazionale e delle Autorità afgane sta dunque dando i suoi frutti: si registrano progressi nel contributo delle donne al processo di nation-building afgano, mentre la partecipazione delle donne all’istruzione primaria è cresciuta notevolmente – con un tasso di scolarità che è passato negli ultimi cinque anni dallo 0 al 35%, con picchi particolarmente alti nelle aree urbane.

    Gli attacchi che colpiscono obiettivi femminili, figure simbolo del processo di emancipazione delle donne e di tutto il Paese, ci ricordano tuttavia che questi risultati sono tutt’altro che consolidati e rappresentano invece un importante traguardo da difendere.
  • Per far questo è indispensabile avvicinare le istituzioni ai cittadini, far percepire i progressi che sono stati compiuti: questo è anche compito vostro. La comunità internazionale deve invece fare della ricostruzione civile ed istituzionale una priorità, per aiutare l’Afghanistan a sviluppare le proprie potenzialità, far crescere la propria economia, reintegrarsi nel tessuto regionale. Lavorare con gli afgani, ascoltare la loro voce: è questo un passaggio cruciale per un processo di stabilizzazione e ricostruzione sostenibile a guida afgana, che presti la dovuta attenzione ai grandi temi dei diritti umani e, tra questi, al tema della protezione dei diritti delle donne.
  • L’Italia può offrire, e sta offrendo, il proprio contributo. Lo abbiamo dimostrato lo scorso settembre in occasione della Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne, organizzata nell’ambito della Presidenza italiana del G8. In tale consesso, abbiamo infatti avuto il piacere di ospitare una importante delegazione di donne afgane, espressione della società civile e della classe politica.
  • Inoltre, per sostenere l’emancipazione lavorativa e la realizzazione professionale delle donne Afgane, l’Italia ha promosso e sta portando avanti importanti iniziative, quali il Programma di Formazione Professionale e Imprenditoria Femminile a Kabul e la promozione delle imprese femminili presso il “giardino delle donne” di Kabul (taglio della pietra, costruzione di lampade fotovoltaiche).
  • Importante anche il nostro contributo nel settore socio-sanitario, basti pensare alla recente inaugurazione del centro ustionati presso l’Ospedale Esteqlal a Kabul, ove vengono soccorse e sottoposte a terapia numerose donne vittime di aggressioni con liquidi incendiari e acidi corrosivi.
  • Abbiamo inoltre avviato un programma di emergenza per la popolazione a rischio delle Province di Kabul e Baghlan, con particolare riguardo al settore materno e infantile.

 

  • L’Italia ha finanziato un programma UNIFEM, realizzato dal Ministero per gli Affari Femminili (MoWA) volto a promuovere l’eguaglianza di genere nelle province, mentre il Programma Sociale della nostra Cooperazione in loco fornisce assistenza tecnica al MoWA attraverso il contributo di esperti. Sosteniamo anche ONG afgane in prima linea nella campagna per i diritti delle donne.
  • Stiamo anche portando avanti importanti iniziative volte a consolidare la presenza dei temi connessi ai diritti della donna nel sistema giuridico e giudiziario afgano: a) un Master in discipline giuridiche presso l’Università di Perugia a favore di giovani giuristi afghani, (ad oggi, vi partecipano due donne procuratore); b) un progetto congiunto con il Consiglio Superiore della Magistratura (Comitato delle Pari Opportunità) in supporto delle donne magistrato afgane, per la promozione dell’effettiva parità delle donne magistrato sul lavoro; c) la costituzione di un’Unità specializzata presso la Procura Generale, per le indagini su reati di violenza perpetrati in danno di donne; d) il sostegno, attraverso il Consiglio Nazionale dell’Ordine Forense italiano, alla neo-costituita Afghan Independent Bar Association (AIBA), di cui sono vice-Presidente e Direttore Esecutivo due donne; e) il supporto alle ONG che forniscono assistenza legale alle categorie più deboli, donne e minori anzitutto.
  • La questione dei diritti delle donne, naturalmente, non riguarda soltanto l’Afghanistan, ma è una questione globale: come dobbiamo essere tutti uniti contro il terrorismo, così dobbiamo esserlo contro la violenza sulle donne.
  • I media hanno un ruolo centrale anche in questo campo, promuovendo l’immagine della donna come protagonista ed artefice del progresso della comunità, denunciando violenze e abusi e ogni tentativo di violarne o cancellarne l’identità.
  • Signore e Signori, l’Afghanistan e’ una responsabilità condivisa della comunità internazionale, un impegno collettivo. Abbiamo dunque bisogno di uno sforzo coordinato, “globale”, che accanto alla componente militare, ineludibile per garantire la cornice di sicurezza, miri a rafforzare la nostra azione in campo civile ed economico, a garantire la tutela dei diritti fondamentali, a consolidare lo stato di diritto, a riformare la giustizia. Non vi sono alternative se si vuole dare all’Afghanistan e alla regione una prospettiva sostenibile di pace e stabilità.

 

  • La chiave del successo sta nella costruzione di istituzioni forti e credibili; nel consolidamento di un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, obiettivi ai quali i media debbono e possono dare un contributo di grande rilievo. La funzione che siete chiamati a svolgere, nel nuovo Afghanistan, è dunque di straordinaria importanza: siatene consapevoli – e orgogliosi.

Luogo:

Roma

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