Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

13/04/2010


Dettaglio intervento

(Bruxelles, 13 aprile 2010, ore 16.30)

Vorrei innanzitutto complimentarmi con la Presidente Bresso ed il Comitato delle Regioni per aver organizzato così tempestivamente questo importante Forum. Una utilissima giornata di riflessione su forme mirate e rafforzate di governo dell’Unione Europea. Forme che devono ovviamente rispondere ai principi dell’integrazione e coesione territoriale transnazionale, e dell’inclusività, promuovendo quindi sinergie piuttosto che discriminazioni e sovrapposizioni. E devono avere un approccio multi-livello, perfettamente coerente con i principi cardine della sussidiarietà e della complementarietà. Il tutto nell’ambito di una indispensabile e concreta visione di medio-lungo termine da inserire nel quadro della Strategia UE 2020 attualmente in via di finalizzazione.

I profondi cambiamenti, anche in prospettiva, dei rapporti internazionali, impongono all’Unione Europea una sempre più convinta e coraggiosa presa di coscienza delle sue responsabilità, con il corollario di una crescente ed attualizzata assunzione di tali responsabilità, ad iniziare dalla nostra stessa più ampia casa europea.

Nel 2000 i Capi di Governo ed i Ministri degli Esteri di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia adottarono la Dichiarazione di Ancona, lanciando l’Iniziativa Adriatico-Ionica (IAI). Nel 2002 si aggiunse l’allora Unione di Serbia e Montenegro. Dal 2008 è operativo ad Ancona un Segretariato Permanente della IAI, finanziato dal Governo italiano e dalla Regione Marche.

Oggi la IAI conta quindi otto membri, di cui tre dell’UE. Dei rimanenti cinque, la Croazia è prossima all’ingresso e gli altri quattro sono destinati, in un futuro che noi auspichiamo non lontano, ad entrare definitivamente nella casa europea. Occorre accompagnare, agevolandolo, tale processo.

Fa peraltro piacere ricordare che nel 2000 ad Ancona erano presenti anche i massimi vertici dell’UE, testimonianza di una lungimirante condivisione di una visione strategica che, se ha già dato articolati risultati concreti, dopo un decennio può, e deve, compiere un decisivo salto di qualità, nell’interesse non solo della crescita economico-sociale ed istituzionale dell’area, ma di un complessivo quadro di stabilità e sicurezza europea.

Nel corso della Presidenza italiana della IAI, che si concluderà il 5 maggio prossimo ad Ancona con la riunione degli otto Ministri degli Esteri e la partecipazione istituzionale dell’UE e della Presidenza del Consiglio degli Stati del Mar Baltico, è stato firmato un Protocollo di cooperazione ed altri tre sono pronti alla firma. Mentre la cooperazione istituzionale si rinnoverà il 29 aprile a Bari con la riunione dei Presidenti dei Parlamenti degli Stati membri.

L’Italia condivide il recente, ancora necessariamente limitato, approccio UE sulle macro-regioni ed è convinta che valga la pena perseguirlo senza esitazioni nelle aree che si dimostrino mature per attuarlo. Occorre coraggio e lungimiranza strategica complessiva, considerato che il processo per la finalizzazione di una macro-regione richiede un arco temporale di qualche anno. La Commissione deve avere un ruolo decisivo in tale processo, agendo con saggezza ed imparzialità fra le varie istanze ed attori coinvolti. Ma non possiamo certo aspettare alcuni anni per vedere se un c.d. “progetto pilota” abbia successo, anche perché siamo assolutamente fiduciosi nel lavoro che la macro-regione del Mar Baltico ha già avviato, e guardiamo con vivo interesse ai futuri lavori della macro-regione danubiana, non appena verrà formalizzata. L’Italia condivide altresì pienamente i tre “no” su cui è stata costruita la Strategia del Mar Baltico : no a nuovi fondi, no a nuova legislazione, no a nuove istituzioni.

Va sottolineato che una macro-regione non solo rafforza la cooperazione, facilitando il consenso su temi di interesse comune, tra realtà territoriali di Stati membri appartenenti ad una stessa area, ma contribuisce anche, in un’ottica sinergica, ad approfondire i rapporti con realtà territoriali limitrofe e Stati vicini, all’interno ed all’esterno dell’UE.

L’Italia, a nome anche di Grecia e Slovenia, è profondamente convinta che nel contesto attuale non possa mancare un’iniziativa che si sviluppi attorno ad una macro-regione del fianco sud dell’Europa.

Il bacino adriatico-ionico rappresenta quasi un “mare chiuso” ed in prospettiva sempre più un “mare interno” all’UE. Costituisce inoltre un sistema caratterizzato da forti tratti comuni - storici, economici, culturali - e da rilevanti esperienze di integrazione.

E’ un bacino che presenta analogie con l’area del Baltico, trattandosi in entrambi i casi di mari circoscritti, con problematiche e sfide simili, ed entrambi “cerniere” tra Stati membri e Stati terzi. Ed è allo stesso tempo lo sbocco marittimo naturale dell’area danubiana.

L’Adriatico-Ionio ha, in definitiva, tutti i requisiti per configurarsi come macro-regione omogenea per la quale sviluppare un approccio strategico fondato sulla similarità e sulla comunanza di problemi, opportunità e prospettive. Una macro-regione in grado di interagire senza sovrapposizioni e di creare sinergie con altre macro-regioni europee.

Parliamo di un’area che si estende per oltre 600 mila chilometri quadrati ed in cui vivono circa 100 milioni di persone. Territori già strettamente legati da svariate forme e diverse esperienze di cooperazione transfrontaliera: dall’Iniziativa Adriatico-Ionica al Programma IPA transfrontaliero “Adriatico”, all’Euroregione Adriatica, alla Rete delle Università UniAdrion, ed ai Forum dei Comuni e delle Camere di Commercio, per citare gli esempi più significativi.

Come è avvenuto per il Baltico, ove pre-esisteva un consolidato tessuto di cooperazione tra i diversi Paesi, così per l’Adriatico e lo Ionio riteniamo che l’elaborazione di una strategia europea possa fare tesoro della pluralità di iniziative, programmi e progetti già in atto, dando ad essi una compiuta cornice europea, ed adattando gli strumenti a disposizione alle peculiarità delle varie realtà, senza per questo perdere di vista l’obiettivo complessivo ed unitario di rafforzare la coesione di tutta l’UE.

Un importante valore aggiunto di questa Strategia adriatico-ionica è la conferma di un fondamentale segnale politico ai Paesi dei Balcani occidentali di rinnovata attenzione ad una prospettiva di concreta collaborazione, da sviluppare parallelamente al più complesso processo verso la futura adesione alla casa europea cui essi naturalmente appartengono.

Pur consapevoli delle differenze di status rispetto ai membri dell’UE, siamo convinti che i Paesi che si affacciano sull’Adriatico-Ionio possano, d’intesa con la Commissione, individuare priorità condivise il cui perseguimento coordinato dia sostanza alla Strategia.

Il recente Vertice di Brdo e la Conferenza che la Presidenza spagnola, d’intesa con l’Italia, si prepara a tenere a Sarajevo, confermano che il rafforzamento della cooperazione regionale e l’integrazione dei Balcani Occidentali nell’UE sono due facce della stessa medaglia. La creazione di una macro-regione adriatico-ionica verrebbe pertanto a costituire il necessario “incubatore politico” di un processo che è stato avviato con l’Agenda di Salonicco e di cui occorre oggi percorrere l’ultimo tratto.

Definiremo con i partner i settori operativi della Strategia, ma credo possiamo già indicare - anche sulla base della nostra consolidata esperienza in ambito IAI - nella preservazione dell’ambiente, nello sviluppo dei territori, nel miglioramento dell’accessibilità e delle comunicazioni, le aree che per loro stessa natura si prestano perfettamente alla cooperazione all’interno della macro-regione.

Avendo in mente le specificità proprie di un’area marittima, potrebbero inoltre essere presi in considerazione temi quali la pesca, le autostrade del mare, la sicurezza della navigazione e dei porti, la collaborazione tra le protezioni civili.

D’altra parte, l’orizzonte che immaginiamo per realizzare la Strategia è sufficientemente ampio da permetterci di allineare le priorità sulle quali lavoreremo con quelle che saranno indicate dalla Strategia 2020 ed emergeranno con le future prospettive finanziarie, ponendoci così perfettamente in linea con gli orientamenti strategici dell’UE in materia di sviluppo e di integrazione.

Vorrei concludere dicendo che nel cantiere di una Strategia per l’Adriatico e lo Ionio, insieme agli Stati ed alla Commissione, vediamo quali protagoniste le regioni e le altre realtà territoriali in esse comprese, che vantano una lunga esperienza di cooperazione transfrontaliera, conoscono potenzialità, punti di forza e criticità dei rispettivi territori.

Le regioni sono spesso in grado di operare più efficacemente per realizzare progetti di concreto interesse decentrato per i cittadini, assicurando al contempo la coerenza con le politiche di sviluppo nazionali.

Siamo quindi particolarmente lieti di potere esprimere proprio in questa significativa sede del Comitato delle Regioni l’auspicio, a nome anche di Grecia e Slovenia, che la macro-regione adriatico-ionica possa realizzarsi e porsi, nella nuova architettura di cooperazione transfrontaliera che si va configurando con le Strategie macro-regionali, quale motore attivo di una più stretta integrazione tra territori e popoli dell’UE e dei Paesi che aspirano ad entrarvi. Il tutto non escludendo che altri Paesi dell’area possano aderire a questa Strategia.

Vi ringrazio.


Luogo:

Bruxelles

10249
 Valuta questo sito