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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

09/11/2010


Dettaglio intervento

Signore e Signori,

sono lieto di intervenire alla VII edizione del Foro di dialogo italo-turco. E’ un appuntamento tradizionale nel quadro delle nostre eccellenti relazioni bilaterali.

Il Foro di dialogo è un’opportunità di confronto e di scambio di idee tra le società civili. Da esso, dall’osmosi delle istanze dei nostri popoli, trae alimento la conoscenza reciproca.

La Turchia: Paese in forte crescita

Il mondo assiste ad una fortissima crescita economica della Turchia, in controtendenza rispetto alla generale congiuntura. La Turchia è oggi l’economia più dinamica tra tutti i Paesi G20 assieme alla Cina. Conosce valori di crescita del PIL assolutamente spettacolari. Le proiezioni degli economisti la indicano al 2050 tra le prime dieci economie del pianeta.

In questa situazione senza paragoni in Europa, la presenza italiana in Turchia e le nostre relazioni commerciali risaltano con singolare vivacità. L’Italia è per Ankara il quarto partner commerciale ed il quinto investitore. Sono oltre 800 le nostre aziende presenti nel Paese e le esportazioni italiane in Turchia sono aumentate del 39% nei primi sette mesi dell’anno.

La presenza italiana in Turchia

Questi dati numerici, pur così rilevanti, non bastano da soli a rappresentare la qualità del nostro partenariato. Dobbiamo tenere conto anche del respiro strategico e della valenza moltiplicativa di molte iniziative italiane in Turchia: penso ad esempio ai settori ad alto contenuto di innovazione tecnologica ed a quello energetico, che hanno formato oggetto di specifica analisi nella sessione ristretta dei lavori del Foro di ieri pomeriggio. E ad altri ancora.

La nostra presenza è strategica anzitutto nel settore bancario. Colgo qui l’occasione per ringraziare gli amici di Unicredit per aver contribuito ad organizzare questo Foro.

Il nostro partenariato è intenso anche nel settore delle infrastrutture, in quello automobilistico e dell’industria della difesa. Nel 2009 l’Italia è risultata primo aggiudicatario di commesse turche e confida di confermare tale posizione anche quest’anno.

Consentitemi di ricordare solo alcuni tra i più recenti e significativi esempi. La Società Italgen del Gruppo Italcementi investe massicciamente in una delle maggiori iniziative nel settore delle energie rinnovabili, cioè il grande parco eolico situato nella zona nord occidentale del Paese. Pochi giorni fa si è svolta la cerimonia della posa della prima pietra dell’autostrada Istanbul-Smirne, uno dei più grandi progetti d’Europa, che sarà realizzato da Astaldi. Nel settore dei sistemi aerospaziali, nostre aziende partecipano a qualificati progetti di telemedicina, che garantiranno assistenza sanitaria alla popolazione residente fuori dai centri urbani e al personale militare impegnato in missioni di pace. Ricordo inoltre la definizione del programma per la fornitura di un satellite digitale ad alta risoluzione.

A questi esempi si aggiungono le storiche presenze della FIAT, che ha in Turchia uno dei suoi tre impianti produttivi più importanti al mondo; dell’ENI, che opera su condotte energetiche strategiche; e della Pirelli, presente con il più grande stabilimento al mondo per produzione di pneumatici.

Grandi prospettive di collaborazione si dischiudono anche in altri settori di avanguardia: dal restauro architettonico ed urbano, alle bio e nanotecnologie, alla protezione ambientale. Anche la tecnologia italiana per la gestione del territorio (dai sistemi di gestione e controllo elettronico delle infrastrutture strategiche a quelli di monitoraggio antisismico) si presta a definire interessanti nuovi partenariati.

Il paradigma italo-turco

Alla base di questi successi c’è il “paradigma” italo-turco di cooperazione. Elemento vincente della collaborazione tra le nostre aziende è infatti la piena disponibilità a condividere tecnologia, professionalità ed esperienze. E’ l’atteggiamento vincente delle nostre aziende, ma è anche la cifra specifica delle relazioni bilaterali. Questa propensione alla condivisione rappresenta il segreto del nostro dinamismo. Ci consente di conseguire insieme formidabili risultati, non solo sul mercato turco ma anche in quelli di Paesi terzi. Penso ad esempio alla joint venture italo-turca che di recente si è aggiudicata la gara per la metropolitana di Varsavia.

Adesso dobbiamo continuare ad approfondire tali sinergie e ad ampliarle a ulteriori settori. Anche le società civili debbono aiutarci in questo compito, indicandoci quali sono i settori più fecondi in cui proiettarci in futuro. Dobbiamo sempre più guardare insieme a mercati terzi, in modo da mettere a frutto congiuntamente i vantaggi competitivi che ciascuno dei nostri Paesi possiede.

Turchia e Italia alleate nel Mediterraneo

Signore e Signori,

è proprio in questa chiave che vedo oggi la concreta possibilità di stringere una storica alleanza fra Italia e Turchia per promuovere lo sviluppo e sconfiggere la povertà. Teatro di elezione di questa grande intesa strategica non può che essere il bacino del Mediterraneo. Con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico e la modernizzazione politica e sociale dei Paesi della riva sud.

Vi si affacciano realtà dotate di ricche risorse naturali e potenzialità umane. Esse crescono oggi ad un ritmo superiore rispetto alle aree del mondo più sviluppato, ma ancora ampiamente insufficiente per innescare un circolo virtuoso di accelerazione dello sviluppo e di modernizzazione politica e sociale comparabile a quello che ha avuto luogo in Turchia.

Il formidabile sviluppo economico turco e l‘apertura del sistema politico del Paese ci indicano la via, il modello di cambiamenti innovativi e virtuosi per l’intero universo islamico. La Turchia può fornire l’indispensabile parametro culturale.

L’Italia, in sinergia con la Turchia, dispone della necessaria tecnologia. Entrambi possediamo apparati produttivi capaci di integrarsi in un grande processo di crescita del bacino del Mediterraneo e di alimentarlo. E, soprattutto, entrambi possediamo la chiave culturale e le affinità umane per proseguire e rinnovare quel ruolo di mediazione culturale fra universi differenti ma comunicanti che italiani e turchi hanno svolto per millenni.

In questo senso, vorrei sottolineare come la promozione della libertà di religione e del valore della tolleranza facciano parte del patrimonio genetico dei nostri due popoli. Questi valori costituiscono un’assoluta priorità della politica estera italiana. Abbiamo promosso iniziative in tal senso in seno all’UE ed alle Nazioni Unite, partecipando anche al dialogo nell’ambito della “Alleanza delle Civiltà”. Lungo queste linee l’Italia sa di poter contare su una profonda affinità con la Turchia.

Il Mediterraneo è la sfida comune

Il Mediterraneo è oggi la grande sfida comune per l’Italia e la Turchia. E al contempo una straordinaria potenzialità di crescita e di arricchimento. Da un lato, dobbiamo rivitalizzarne rotte di transito e di comunicazione. Dall’altro, dobbiamo fronteggiarvi fenomeni criminali che rischiano di destabilizzare le nostre società. Proiettare nel Mediterraneo il nostro modello di apertura, dialogo e di crescita presuppone intanto di saperlo tenere al riparo da tensioni e fattori di logoramento.

Siamo impegnati, insieme alla Turchia, nel contrasto all’immigrazione clandestina, alla criminalità organizzata, al fenomeno terroristico. Questa azione congiunta è tanto più importante in quanto l'Italia e la Turchia si trovano nelladelicata posizione di confine con il popoloso continente africano e con l’instabile Medio Oriente. Sappiamo peraltro che il tema della sicurezza ed il problema dell'immigrazione clandestina non riguardano solo noi, richiedendo soluzioni globali. Una ragione ulteriore per dare un rinnovato impulso alla stabilità ed alla crescita del bacino del Mediterraneo.

Turchia snodo di rotte energetiche e di comunicazione

La regione del Mediterraneo è anche punto di snodo di vitali corridoi strategici di comunicazione e di transito, specialmente di trasporto energetico. La Turchia è storicamente un “hub” essenziale e non aggirabile.

Alla luce delle proiezioni sull’aumento della domanda europea di energia fossile e segnatamente di gas nei prossimi 20 anni, l’Italia sostiene tutti i progetti infrastrutturali che possano aumentare gli approvvigionamenti energetici e diversificare fonti e rotte di trasporto. Favoriamo in particolare quelli che possono realisticamente essere realizzati nel breve/medio periodo su una base industriale e commerciale solida.

Guardiamo con favore al “Corridoio Meridionale” ed in particolare all’ITGI volto a trasportare gas azero in Turchia e in Europa. Lo consideriamo il progetto più maturo ed il più economicamente sostenibile. Non siamo direttamente coinvolti in Nabucco, che non riteniamo peraltro alternativo all’ITGI. Al contrario, pensiamo che l’ITGI possa essere una prima tappa sostenibile del Nabucco.

D’altra parte, Italia e Turchia sono pienamente coscienti del ruolo energetico cruciale e insostituibile della Russia, ora e anche in prospettiva futura: la collaborazione strategica italo-turco-russa in materia di energia si è già concretizzata nella realizzazione del gasdotto Bluestream ed è efficacemente simboleggiata dai risultati del Vertice di Ankara del 2009.

Per promuovere adeguatamente il ruolo del Mediterraneo come hub strategico è anche necessario rafforzare un moderno ponte multimodale fra l’Adriatico e il Mar Nero, rivitalizzando un percorso millenario di prosperità e di civiltà. Per questa ragione, l’Italia sostiene il progetto di Corridoio 8. Lo scorso mese di aprile ci siamo incontrati a Tirana con i rappresentanti di Albania, Macedonia e Bulgaria per adottare una Dichiarazione congiunta volta a rilanciare tale iniziativa. Sono convinto che rafforzare le infrastrutture fra Mar Nero e Europa meridionale attraverso una rete di strade, ferrovie e connessioni marittime e aeree risponde anche agli interessi di Ankara. Non a caso, il Governo turco fu fra i firmatari del Memorandum d’Intesa sul Corridoio 8 nel 2002 a Bari. Auspico pertanto che la Turchia continui a sostenere l’azione italiana volta a valorizzare tale iniziativa strategica a livello politico e tecnico.

La Turchia essenziale interlocutore di stabilità regionale

Signore e Signori,

nel contesto che ho qui cercato di definire per grandi linee, sono convinto che la politica del Governo di Ankara, felicemente sintetizzata dal mio collega Davutoglu in formule semplici ma eloquenti come lo “zero problemi con i vicini”, sia un essenziale punto di riferimento per l’ancoraggio della nostra sicurezza complessiva. Ankara si proietta come fattore di stabilità in aree decisive per gli interessi italiani.

Condividiamo con la Turchia l’interesse a stabilizzare i Balcani occidentali. L’Italia segue con particolare attenzione la politica balcanica di Ankara, volta a combinare elementi tradizionali, come la vicinanza geografica e culturale, con scelte innovative rispetto al passato. Apprezziamo vivamente il contributo turco alla promozione di relazioni di buon vicinato. La “diplomazia triangolare” portata avanti con Belgrado e Sarajevo alimenta un ritrovato clima di cooperazione regionale, dopo le tragedie degli anni Novanta. In Bosnia-Erzegovina, Italia e Turchia agiscono congiuntamente con l’obiettivo di mantenere l’integrità territoriale e l’assetto multietnico del Paese, simbolo di millenaria convivenza tra diverse etnie e fedi religiose.

Auspichiamo che l’azione diplomatica turca continui a operare insieme a noi ed in coerenza con la prospettiva euro-atlantica della regione: solo tale prospettiva può consentire la definitiva rottura della spirale dei particolarismi e l’avvento di un nuovo modello di sviluppo basato sull’integrazione e l’apertura piuttosto che sulla frammentazione e la chiusura.

Sempre in chiave di stabilizzazione di aree propizie alla nostra proiezione e cruciali per la nostra sicurezza, Italia e Turchia condividono preoccupazioni e sforzi per il buon esito del processo di pace in Medio Oriente, affermando una logica di dialogo e moderazione. Né ci sfugge l’apprezzato ruolo di grande responsabilità ed esposizione che Ankara svolge in Afghanistan, anche nella prospettiva di una cooperazione regionale che è fondamentale per la duratura stabilizzazione del Paese: l’Italia incoraggia questi sforzi e auspica un maggiore coordinamento fra le iniziative regionali esistenti, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Sulla questione nucleare iraniana speriamo che Ankara, in virtù dei suoi rapporti di buon vicinato con Teheran, contribuisca al raggiungimento di una soluzione soddisfacente. In vista dell’imminente Vertice NATO di Lisbona, contiamo che la bozza del nuovo Concetto Strategico possa essere confermata nelle sue linee di fondo. Sosteniamo infine la prossima presidenza turca del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, condividendo le priorità indicate e l’iniziativa di creare di un gruppo di riflessione sulla diversità culturale.

Turchia e Unione Europea

Signore e Signori,

vorrei elaborare anche su un altro punto che ci sta a cuore. Sul processo di adesione turca all’Unione Europea, in chiave di prospettive di integrazione, ma anche di occasione storica di avere una Turchia “europea”. Tutte le argomentazioni di natura strategica, economica, energetica e culturale che ho articolato per sostenere l’opportunità di un forte partenariato bilaterale italo-turco valgono a maggior ragione sul binario euro-turco.

Non condivido le obiezioni di natura culturale evocate da chi contesta la prospettiva europea della Turchia. Non ritengo che la differenza religiosa sia un argomento valido. Al contrario, credo fermamente che le differenze religiose siano un valore aggiunto per l’Europa, la cui identità è fondata sul dialogo e sulla libertà religiosa. Senza dimenticare che con l’adesione di Ankara favoriremo la conciliazione tra Islam e democrazia, tra Islam e Occidente, con ripercussioni positive sulle nostre società, sul nostro modo di vivere, sul processo di integrazione delle comunità musulmane che vivono in Europa.

Gli aspetti positivi di questo approccio ce li indica la nostra Storia comune. L’idea della “Seconda Roma” nasce nella nostra penisola, quando l’Impero concepì il progetto di spostare il proprio accento geostrategico su Costantinopoli per mettere in comunicazione le aree più prospere dell’antichità poste su tre diversi continenti. Da oltre due millenni la Turchia ha prolungato questa funzione di mediazione culturale fra mondi diversi, passando attraverso le esperienze umane dell’Antichità tardiva, della rinascita bizantina e dell’Impero ottomano. Senza di essa, l’Europa non sarebbe quella che è. In questa sua funzione di mediatore culturale, la Turchia trova nell’Italia l’indispensabile anello di congiunzione e di ulteriore proiezione verso l’Occidente e l’Europa del Nord.

Per tutte queste ragioni, dobbiamo portare avanti il processo di adesione. Esso ha finora rappresentato un potente catalizzatore dello sviluppo socio-economico e della grande trasformazione del Paese in una moderna e dinamica società aperta e democratica. Vanno perciò superate le difficoltà. L’UE deve mantenere gli impegni. La Turchia è chiamata a proseguire con determinazione il processo di riforma. Alla base del nostro comune impegno resta la consapevolezza che UE e Turchia hanno bisogno l’una dell’altra.

L’adesione di Ankara sarà una “win-win situation”: per l’UE e per la Turchia.

Grazie per l’attenzione.

 


Luogo:

Roma

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