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Governo Italiano

Intervento del Ministro Terzi alla presentazione de "Il Nuovo Mediterraneo. Confine o rinascenza d'Europa" di Giancarlo Elia Valori

Data:

14/12/2011


Intervento del Ministro Terzi alla presentazione de

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Illustri Ambasciatori, Autorità, Signore e Signori,

è un onore per me intervenire alla presentazione dell’ultima fatica di Giancarlo Elia Valori, che ho sempre apprezzato molto per la lucidità dell’analisi e per la passione per le cose internazionali che pervade la sua carriera ed ispira i suoi scritti.

Un sincero ringraziamento agli organizzatori per l'invito ad approfondire gli scenari futuri nel Mediterraneo alla luce dei fatti accaduti quest’anno. Fatti di cui siamo stati testimoni attenti, spesso entusiasti e oggi sempre fiduciosi nella futura trasformazione della regione in quello spazio di pace e di prosperità tanto caro all'autore.

1. "Il nuovo Mediterraneo": un affresco a tinte forti

Leggendo “Il nuovo Mediterraneo” si avverte la profondità di un’analisi delle trasformazioni in corso nel nostro “estero vicino”. Ci si sente spettatori di un grande affresco geopolitico, con i suoi nuovi attori ed un equilibrio di poteri in via di ridefinizione.

Ecco allora che si intersecano varie chiavi di lettura per cogliere il significato profondo del processo di trasformazione in atto alle porte di casa nostra. Parliamo di Nordafrica ma non possiamo comprenderne i cambiamenti senza avere in mente la contrapposizione tra Iran e Arabia Saudita. La Primavera è araba ma non lo sono molti degli attori destinati a giocare un ruolo chiave nella regione, quali Turchia, Israele e Cina.

L’esperienza di Valori, uomo di studio, di impresa e di azione diplomatica, spazia dal diritto, alla scienza delle comunicazioni, e sorregge con competenza l’analisi dedicata alle varie sfaccettature della Primavera araba. Anzi, delle primavere.

Valori non perde mai di vista la specificità delle varie realtà. Si può certamente ragionare su alcuni fattori comuni. Ma non si può cadere nella trappola di uniformare il mondo che va dal Marocco al Bahrein.

2. L'Italia come attore chiave nei tre cerchi della politica internazionale sul Mediterraneo

La domanda per chi si dedica alla politica estera non può che essere questa: riuscirà l'Italia a ritagliarsi un ruolo in questi nuovi scenari e a mantenere la sua posizione di preminenza?

L'autore si sofferma giustamente sulle priorità che rivestono per noi Libia, Tunisia ed Egitto e ricorda le nostre recenti iniziative diplomatiche. Abbiamo scelto di stare dalla parte giusta della storia, senza però tralasciare la necessità di sostenere i nostri legittimi interessi.

Vorrei però andare oltre ed illustrare perché credo che l'Italia debba invece mettere in atto una strategia positiva per orientare gli sviluppi futuri della regione. Una strategia fortemente imperniata sul dialogo, sul rapporto umano, sullo scambio culturale quali pilastri delle iniziative italiane ed europee.

Forse è utile pensare alla geopolitica mediterranea come ad una geometria a cerchi concentrici.

Nei rapporti con il Maghreb, "primo cerchio", la nostra principale leva è quella europea. Una politica di vicinato dotata delle risorse necessarie per il fronte meridionale, nuovi strumenti per favorire la formazione e la mobilità degli studenti, l'accelerazione degli Accordi commerciali volti a creare lavoro. Sono queste le leve per dare al Nuovo Mediterraneo un'impronta europea.

Il "secondo cerchio" è quello allargato ai Paesi del Medio Oriente. Il Mediterraneo inteso quindi come bacino culturale - cui anche l'Islam appartiene a pieno titolo - che esprime una forte domanda di dialogo interculturale e interreligioso. Noi possiamo soddisfarla, forti della tolleranza e dell’apertura mentale con cui abbiamo saputo stabilire solidi legami di amicizia nella regione.

Siamo da sempre il più convinto partner dell'ingresso della Turchia nell'unione Europea e il fascino che Ankara esercita sulle nuove leadership arabe conferma la lungimiranza delle nostre tesi. Siamo il miglior amico di Israele, baluardo della democrazia nella regione. Da Ambasciatore a Tel Aviv e poi a Washington, ho seguito da vicino la tessitura intelligente di un rapporto di collaborazione intensa, che non ha scalfito il legame di amicizia decennale con i palestinesi ed il mondo arabo.

Come scrive Valori, la tensione interetnica sarà in futuro la chiave di volta del Mediterraneo e dell'intero pianeta. Siamo allora chiamati ad ingaggiare con i nostri vicini arabi e islamici non già uno scontro di civiltà ma una battaglia per la civiltà. Quella umanistica e mediterranea, forgiata da secoli di scambi reciproci.

Esiste, infine, un "terzo cerchio", il più esterno, che abbraccia le forze estranee alla regione ma capaci di condizionarne i destini: gli USA, la Russia, l'India e, soprattutto, la Cina. Prendendo a prestito la felice espressione usata dal Gen. Carlo Jean nell'introduzione al libro di Valori, il Mare Nostrum è oggi anche il Mare degli altri.

3) La Cina rimette il Mediterraneo al centro del mondo

Significa questo pronosticare un ruolo declinante dell'Europa e dell'Italia? E’ una previsione che può essere contraddetta come tante altre recenti.

Si è detto che il G2 avrebbe emarginato le medie potenze, ma il G2 è tramontato prima ancora di vedere l'alba. Si è detto che il G20 avrebbe rimpiazzato un G8 ormai vetusto, ma proprio la Primavera araba ha riportato in auge il gruppo, che ha nel rispetto dei valori democratici una delle sue fondamenta.

Si è detto che il baricentro del mondo si è spostato in Asia, ma proprio l'interesse cinese per il Mediterraneo può conferirgli nuova centralità. Va visto, quindi, come una grande opportunità.

Sono illuminanti le riflessioni di Valori, grande esperto di Cina, sulla direttrice Pechino-Mediterraneo, funzionale alla costruttiva collaborazione di questo essenziale partner asiatico in Africa, e sulle grandi opportunità che la partnership tra UE – Cina – Africa offre all’Italia.

L'Italia può essere un fattore di equilibrio che, agendo dall'interno della Ue, faccia leva sulla nostra volontà di avvicinarci a Pechino con un atteggiamento di rispetto, fiducia e amicizia. La stessa che in passato animò gli “spiriti indomiti” dei nostri esploratori, come li definì il Presidente Napolitano in visita a Pechino lo scorso anno.

L'Unione Europea e la Cina condividono l'esperienza della crescita attraverso la pace. Non è poco come terreno di convergenza. Braudel diceva che il Mediterraneo è "un'immagine coerente, un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in un'unità originale". L'identità futura del Mediterraneo sarà diversa da quella attuale e potrà certamente avvalersi dei contributi di Paesi che, pur non essendo rivieraschi, si affacciano da lontano sulle straordinarie opportunità di questa regione. Grazie.


Luogo:

Roma

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