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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

18/10/2011


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

“L’Italia con l’ONU contro l’emergenza cibo”

La questione è politica

Negli ultimi anni, l’Italia ha posto con forza il tema della sicurezza alimentare al centro dell’agenda politica globale, sottolineando l’esigenza di rimodellare l’azione internazionale alla luce delle ricorrenti emergenze cibo. Tale esigenza è diventata ancor più pressante a seguito del recente brusco aumento dei prezzi delle derrate alimentari. L’esigenza è universale perché gli effetti non sono confinati negli epicentri in cui tali crisi esplodono drammaticamente, ma il loro impatto si diffonde come un’onda d’urto in tutto il pianeta, mettendone a repentaglio la sicurezza, la stabilità e il benessere. La questione è quindi politica.

La sicurezza alimentare nella politica estera italiana

Già nel 2008, al Vertice di Toyako, l’Italia fu il primo Paese G8 a mettere in guardia dai gravi effetti negativi della speculazione, raccomandando l’adozione di regole nuove per contenere la volatilità dei prezzi sui mercati finanziari, energetici e agricoli. Al successivo Vertice G8 de L’Aquila, riproponemmo con determinazione la questione, come uno dei temi prioritari della Presidenza italiana. Ho ricordato stamani che un fondamentale risultato della Presidenza italiana del G8 nel 2009 fu l'adozione dell’Aquila Food Security Initiative. I cinque principi individuati all’Aquila sono stati poi recepiti dalla “membership” della FAO durante il Vertice del 2009 e da allora sono chiamati i ‘Rome Principles’ sulla sicurezza alimentare.

E il ruolo propulsivo che il G20 sta ora svolgendo sui temi della sicurezza alimentare, grazie anche all’attivo contributo dell’Italia, è la prosecuzione di quanto fu da noi avviato a L’Aquila. Sempre durante la Presidenza del G8, l’Italia organizzò anche la prima Ministeriale Agricoltura dei Paesi G8. Sottolineammo in quella occasione il rischio che, in assenza di interventi strutturali, le crisi alimentari avrebbero potuto presto mettere in serio pericolo la stabilità internazionale. Nel contempo, come sapete, abbiamo deciso di dedicare alle cruciali sfide dell’alimentazione anche l’EXPO 2015 di Milano.

Non voglio spingermi a dire che avevamo previsto eventi come la primavera araba. Anche perché sarebbe riduttivo ricondurre le rivolte in Nord Africa e Medio Oriente a mere rivendicazioni di ordine economico. Oltre che per il pane, i popoli arabi sono scesi in piazza anche per chiedere più libertà e dignità. Ma non possiamo neanche considerare una mera coincidenza della storia il fatto che le rivolte popolari siano scoppiate all’indomani di repentini aumenti dei prezzi dei beni alimentari e in particolare del grano. La verità è che l’inflazione dei prezzi agricoli accresce in modo esponenziale le vulnerabilità politiche, economiche e sociali, soprattutto in quei Paesi dove buona parte del reddito è spesa per soddisfare le esigenze alimentari della famiglia.

Contenere gli squilibri tra domanda e offerta

Se il tema del rapporto dell’uomo con il cibo e con la terra è di natura politica, dobbiamo allora elaborare una strategia politica capace di fornire risposte che vadano oltre il contrasto alle emergenze umanitarie.

Intendiamo partire da alcuni fondamentali assunti. Il primo è che le crisi alimentari sono spesso l’effetto delle dinamiche dei ‘fondamentali’ del mercato. In altri termini, il frutto dei crescenti squilibri tra la domanda e l’offerta. Da un lato, registriamo un aumento notevole della domanda di prodotti alimentari, anche per effetto dell’accresciuto benessere e delle modifiche delle abitudini di una fetta considerevole della popolazione mondiale, in particolare della nuova e crescente classe media dei Paesi emergenti. Se solo tra Cina e India, quasi due miliardi di persone si sono affacciate negli ultimi anni nel mercato globale, era naturale e logico attendersi un incremento significativo della domanda di prodotti di base.

Dall’altro lato, tuttavia, l’offerta continua a risentire dell’impatto di eventi climatici e naturali. Le eccessive piogge in Australia o la siccità in Cina e in Russia si ripercuotono immediatamente sull’offerta globale. Dato che nei prossimi decenni, secondo le stime della FAO, la domanda mondiale di prodotti agricoli sarà destinata ad aumentare ulteriormente e di molto, occorre allora agire sul lato dell’offerta per sostenerla ed espanderla.

In che modo? Innanzitutto con politiche globali volte a contrastare i cambiamenti climatici e i disastri naturali. E poi con azioni volte al recupero del territorio e alla tutela dell’ambiente. Ad esempio, sarebbe illusorio pensare di poter sfruttare al massimo le risorse del proprio territorio nazionale per cercare di rimpiazzarle, una volta esaurite, con quelle situate in altre parti del mondo. Eppure, le terre arabili dell’Africa sub-sahariana sono sempre più acquistate da investitori stranieri. Occorre allora cambiare registro, preservando le risorse naturali, a partire dalle preziose riserve di acqua, il cui progressivo esaurimento determina inesorabilmente la riduzione della produzione agricola.

Per sostenere l’offerta, occorre inoltre promuovere gli investimenti nel settore agricolo, anche con un maggiore accesso dei Paesi produttori alla conoscenza scientifica e alla tecnologia. L’autentico progresso tecnologico è quello che libera dal bisogno senza mettere a repentaglio il rapporto dell’uomo con l’ambiente in cui vive.

Contenere la volatilità dei prezzi

Il secondo assunto per rimodellare la nostra strategia si basa sulla constatazione che gli squilibri nei mercati agricoli sono spesso amplificati da interazioni con altre variabili, come quelle rappresentate dagli aumenti repentini dei costi dei prodotti energetici e dalle restrizioni al libero commercio. Purtroppo anche il mercato dei derivati, che nella sua funzione originaria doveva servire a garantire un migliore assorbimento delle fluttuazioni, ha in definitiva avuto un effetto contrario, ampliando la portata delle oscillazioni dei prezzi.

Occorre pertanto promuovere mercati locali, nazionali e internazionali ben funzionanti e trasparenti come mezzo per ridurre la volatilità dei prezzi e l’inflazione, e per contrastare la speculazione. Siamo convinti della necessità di eliminare diffuse opacità che contraddistinguono anche le transazioni energetiche e che si riflettono sull’aumento dei prezzi agricoli. Anche per questa ragione, l’Italia ha sottolineato, in ambito OCSE, l’importanza dei principi come la correttezza, l’integrità e la trasparenza nella conduzione dell’attività economica e finanziaria.

Accogliamo poi con favore l’Agricultural Market Information System, in corso di costituzione presso la FAO. Il meccanismo potrà consentire l’accesso trasparente alle informazioni sugli stock, alle proiezioni sui raccolti nonché all’andamento dei mercati, contenendo gli effetti della speculazione. Un'altra misura importante, decisa in ambito G20, è -a nostro avviso- l’esenzione da restrizioni commerciali per l’export di derrate alimentari destinate a usi umanitari. Siamo anche convinti dell’importanza di costituire riserve umanitarie d’emergenza, secondo i criteri elaborati dal Gruppo di Lavoro coordinato dal PAM e al quale abbiamo attivamente partecipato.

Aiuti indispensabili per far fronte all’emergenza

Per affrontare le sfide poste dalla sicurezza alimentare, occorre superare il paradigma dell’aiuto. Eppure, ci sono alcuni casi in cui siamo costretti a far fronte all’emergenza, come quella della carestia nel Corno d’Africa. In questi drammatici casi, gli aiuti restano indispensabili per scongiurare tragedie di dimensioni bibliche. Il dramma umanitario che vive oggi la Somalia non ha precedenti, neppure in una terra a lungo martoriata da crisi.

L’Italia è sensibile alla richiesta di aiuti. Abbiamo approvato un robusto pacchetto di sostegno [oltre 21 milioni di euro] da canalizzare attraverso alcuni degli organismi internazionali più attivi, a cominciare da FAO e PAM, e ci attendiamo da tali organismi una prova di efficienza e rigore. Il Ministero degli Esteri sta anche partecipando a campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di raccolta di fondi in favore del Corno d’Africa. Ricordo la campagna “Crescita”, che si apre oggi mediante il ricorso a SMS solidali e in collaborazione con le agenzie romane delle Nazioni Unite.

In un’ottica di più lunga visione, occorre tuttavia prendere coscienza della necessità di misure strutturali che pongano definitivamente fine alla piaga della carestia nella regione. L’iniziativa diplomatica italiana va in questa direzione, come dimostrato dal Vertice sulla Somalia tenutosi a New York, a margine dell’UNGA, che ho personalmente promosso, insieme ai colleghi di Regno Unito e Uganda.

Abbiamo esortato le Autorità somale a dare attuazione alla road-map, a fornire servizi di base alla popolazione e ad avviare una politica di riconciliazione nazionale con tutte le entità locali. Stabilità, riconciliazione, riforme, lotta alla violenza e alle reti criminali che gestiscono il fenomeno della pirateria: sono queste le chiavi per riportare la Somalia e il Corno d’Africa sulla strada dello sviluppo, lasciandosi dietro per sempre l’esperienza della fame.


Luogo:

Roma

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