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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

20/10/2011


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Ringrazio la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia per l’invito a questo incontro, che conferma la vitalità dei rapporti fra imprenditori ed associazioni di categoria di Italia e Germania. Lo sviluppo di collaborazioni fra le società civili dei Paesi europei non è più, da molto tempo ormai, uno strumento ancillare dei rapporti istituzionali. E’ piuttosto - e questa giornata lo conferma - un braccio operativo parallelo. Un tavolo separato che però esercita una funzione di opportuno sollecito e di positivo condizionamento sull’azione dei Governi.

1) La Primavera araba (dopo Fukushima). Garantire l'accesso alle fonti energetiche è condizione necessaria ma non sufficiente della nostra politica.

Abbiamo vissuto un anno straordinariamente impegnativo per la politica internazionale. Il terremoto devastante che ha colpito il Giappone suscitando il timore di una catastrofe nucleare e la primavera araba che ha scosso la riva sud del Mediterraneo rimarranno per sempre nella nostra memoria. Sono eventi molto diversi fra loro, per natura e per quadrante geografico di riferimento. Ma sono eventi dalle importanti implicazioni economiche – in particolare nel settore energetico - che, in un mondo sempre più esposto al contagio e sempre più interdipendente, non è possibile isolare.

Il Mediterraneo è da sempre al centro della politica estera del nostro Paese. La garanzia di approvvigionamenti energetici sicuri è stata uno dei pilastri della nostra azione nella regione insieme al mantenimento della pace, al contrasto all’immigrazione clandestina, alla lotta al terrorismo internazionale.

Questi obiettivi restano immutati. Si tratta però di capire che sono i parametri di base dei nostri rapporti con i Paesi nordafricani a dover essere rivisti alla luce di quello che è successo. Eravamo abituati a chiedere gas, petrolio, controllo delle frontiere e lotta alle infiltrazioni criminali e terroristiche a cambio di un’accettazione acritica di quei regimi. Trovare una soluzione accomodante spingeva molti a distogliere lo sguardo dalle sorti delle popolazioni oltre frontiera.

Una scorciatoia che si è rivelata errata. Occorre oggi cambiare registro e passare da un sistema di rapporti basato sulla convenienza a partenariati di convivenza, dove la promozione dei legittimi interessi economici europei non pregiudichi le prospettive future dei giovani nordafricani.

L’Italia si muove in questa direzione. Ci siamo naturalmente attivati in Libia per favorire il pieno ripristino delle attività di estrazione ed esportazione di gas e petrolio. Ma questa tutela dei nostri interessi si inscrive in un quadro molto più vasto di sostegno al cammino della nuova Libia verso una società libera, democratica, prospera, socialmente più equa. Vogliamo garantire il raggiungimento di questo obiettivo e siamo certi che questo ci assicurerà anche una tutela equa e duratura dei nostri interessi.

2) Contribuire a definire modelli economici diversificati: PMI e triangolazioni

Se cercassimo solo nuove modalità di accesso alle riserve di gas e petrolio, se pensassimo di sostituire le nuove Autorità alle vecchie senza mutare la cornice di riferimento, staremmo facendo un torto imperdonabile ai giovani che hanno avviato il rinnovamento e a tutti coloro che sognano e lavorano per un Mediterraneo più stabile e prospero. Per la sponda sud, ma anche per quella nord.

In un momento in cui l'esito della primavera araba appare incerto e rischia di stingere in un inverno di regressione, è urgente ritrovare il bandolo di questa matassa. Quale fu la scintilla che fece scoppiare l'incendio? L’incremento dei prezzi degli alimenti e la mancanza di lavoro. Dobbiamo allora accompagnare la Libia, ma anche la Tunisia e l'Egitto, e un domani forse l'Algeria, verso un modello economico maggiormente diversificato, basato su attività capaci di generare alti livelli di occupazione.

L'Italia può farlo, forte di una lunga tradizione e di una solida esperienza nel campo delle piccole e medie imprese, dei distretti industriali creati dalla fusione tra saperi artigianali antichi, le eccellenze del territorio e le capacità delle istituzioni locali.

Possiamo poi pensare ad un’azione concertata che dia vita a triangolazioni con alcuni partners europei. Germania e Italia sono i primi due Paesi in Europa per produzione manifatturiera e la loro storia industriale è marcata da un profondo intreccio dei rispettivi sistemi finanziari e produttivi. Nei mercati globalizzati i nostri produttori di macchine utensili e beni strumentali sono spesso concorrenti ma sanno anche lavorare insieme. Convergenti sono i nostri interessi in materia energetica e nella logistica dei grandi traffici intercontinentali tra Asia e Europa che transitano per il Mediterraneo. I rapporti esistenti tra i sistemi industriali dei nostri due Paesi potrebbero ad esempio essere replicati in Nord Africa attraverso la creazione di partenariati e joint ventures nei settori di mutuo interesse.

Credo che ci siano anche ampi margini di collaborazione scientifica e industriale sullo sviluppo delle fonti rinnovabili nell’area mediterranea, tema che venne sollevato anche nel corso dell’ultimo Vertice bilaterale italo-tedesco, nel gennaio scorso.

Infine, la sfida della creazione dei posti di lavoro in loco chiama naturalmente anche l'Unione europea a fare la sua parte.

L'Italia, la Germania, l’Europa non possono assistere agli eventi senza sviluppare una politica di sostegno economico che prevenga la frustrazione, talora la disperazione, di milioni di giovani che, dopo le speranze della fine della dittatura, non vedono miglioramenti! Se non sapremo creare lavoro e futuro, la speranza di cambiamento rischierà di essere sopraffatta dall’opzione islamista.

3) Dalle risorse energetiche alle risorse umane: lo sviluppo come antidoto contro i flussi migratori illegali

Solo il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del Nord Africa riuscirà ad arginare i flussi migratori clandestini. Solo un investimento deciso sulle risorse umane e sulla loro mobilità potrà offrire a quei Paesi un’alternativa alle risorse energetiche. Ecco, la gestione ordinata del fenomeno migratorio è interesse di tutte le parti coinvolte.

Non esiste al mondo una frontiera che separi popoli con una differenza di reddito simile a quella che esiste fra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo. Anzi, è proprio questa sperequazione che ha trasformato il Mediterraneo in una frontiera da oltrepassare, offuscandone il ruolo di collante dei popoli.

Dobbiamo tornare a pensare al nostro mare come ad uno straordinario bacino di esperienze, di contatti, di scambi e condizionamenti positivi. Alla culla della civiltà che ha messo l'uomo al centro dell'universo.

Lo sforzo per accrescere la circolazione regolare delle persone nel Mediterraneo dovrà essere parte di una strategia complessiva che punti a creare lavoro, a portare pane nelle case e libri sui banchi. E che quindi garantisca pace, sicurezza, conoscenza.

Occorre promuovere la mobilità in un quadro di sicurezza. Non accetteremo sconti, né sulla libera circolazione delle persone all'interno della UE né sull'accesso alla Ue delle persone bisognose di protezione internazionale. Servono politiche europee meno restrittive in materia di visti di ingresso, in particolare per gli studenti della sponda sud del Mediterraneo. Vorrei presto vedere attivo un vasto programma di scambi giovanili simile all'Erasmus, per replicare su scala mediterranea il successo dell’esperienza europea. Vorrei anche vedere un impegno condiviso per stimolare le attività di formazione professionale e porre le basi di economie imperniate sul capitale umano, interagendo sistematicamente con le imprese.

Non temiamo, nel rispetto delle regole e delle leggi, di aprirci al sud del mondo. L’accoglienza, l’integrazione di esseri umani è un percorso complesso. Richiede apertura e solidarietà, virtù che non mancano all’Italia, ma anche determinazione per chiedere, a chi viene da cultura e religioni differenti, di rispettare le nostre regole, la nostra cultura e la nostra fede come noi rispettiamo la loro. Il nuovo umanesimo che abbiamo in mente o è globale o non è.

4) I nuovi partenariati di convivenza esigono compattezza europea.

Nel Nord Africa abbiamo oggi un margine di manovra per consolidare una piattaforma democratica che sia anche compatibile con i nostri interessi geostrategici ed economici.

Quella che abbiamo di fronte è però una sfida titanica. Nessun Paese europeo può vincerla da solo ma l'Unione Europea può raccoglierla con il sostegno di tutti noi. Paesi del nord e del sud dell'Europa. E poi Governi, imprese, società civile, università.

Le polemiche sommerse tra partners europei a proposito della crisi libica confermano il momento di disorientamento europeo che si percepisce anche riguardo alla crisi economica. Ritrovare la compattezza è quindi oggi il pre-requisito per pensare al futuro dell’Unione.

L’accanita concorrenza economica e industriale tra Paesi europei, che tanto ha permesso negli ultimi decenni di espandere le nostre attività e di perfezionare gli standard qualitativi delle offerte nazionali, rischia di trasformarsi in un boomerang pericoloso nel mondo di domani che già si intravede. L’enfasi posta sugli interessi nazionali dei Paesi intervenuti in Libia ha lasciato trasparire le difficoltà di concepire una strategia ed una politica energetica unitarie, tali da rafforzare la politica continentale di fronte all’entrata in scena delle nuove potenze economiche.

Eppure, i numeri parlano chiaro: la Libia è il terzo fornitore di greggio dell’Europa. Italia, Francia, Germania e Spagna da soli importano quasi il 90% dell’export libico di petrolio verso l’Unione. Ce n’è abbastanza, credo, per promuovere urgentemente un maggior coordinamento e rafforzate politiche comuni europee.

Compattezza vuol dire anche solidarietà. L’aumentata esposizione dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo alle migrazioni irregolari – che sono spesso il frutto criminoso di traffici indegni di esseri umani – deve trovare attenzione e considerazione da parte degli altri partners europei. L’Italia è la porta d’Europa. Chi passa da qui, va però spesso altrove. Per questo crediamo che debba esservi una più equilibrata ripartizione degli oneri che derivano dal soccorso e dalla prima accoglienza.

Noi stiamo facendo la nostra parte, per la stabilizzazione della regione e per la gestione dei flussi migratori che ne sono derivati. Ma siamo solo un tassello di un mosaico molto più vasto. E’ giunto il momento che sia l’Unione Europea ad intervenire, approfittando del riassetto della regione mediterranea per disegnare ed attuare politiche unitarie che affrontino in modo adeguato i problemi aperti, in campo economico, energetico o migratorio.

Essere contemporaneamente sponda sud dell’Unione Europea e sponda nord del Mediterraneo ci colloca in una posizione a volte scomoda ma anche in un angolo visuale privilegiato per apprezzare il valore dell’interdipendenza e per cercare di capire le necessità dei nostri vicini. E’ questo il vero contributo dell’Italia alla definizione di politiche europee nella regione. Solo con l’aiuto di chi rappresenta anche le istanze dell’Europa continentale, come la Germania, potremo però avere politiche bilanciate, attente a tutte le esigenze e sensibilità.

Alle imprese, a voi che siete la parte viva e pulsante dell’economia europea, chiediamo di accompagnare questo disegno futuro con proposte ma anche con progetti concreti nei Paesi interessati dalla Primavera araba. Può sembrare rischioso, oggi. Ma il rischio è l’anima dell’impresa e di tutte le grandi svolte della storia. Grazie.


Luogo:

Bolzano

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