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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

25/11/2011


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Vorrei ringraziare gli amici turchi e il Centro di Studi Strategici per la calorosa accoglienza. E vorrei anche congratularmi con Unicredit per l’organizzazione di questo importante momento di incontro delle società civili di Italia e Turchia.

Il nuovo Governo italiano è espressione di impegno nazionale, sostenuto dalla gran parte delle forze parlamentari. E uno dei temi in cui c’è da tempo piena convergenza delle forze politiche italiane è proprio l’atteggiamento dell’Italia verso la Turchia. Un atteggiamento caratterizzato da una forte linea di continuità. I Governi succedutisi nel tempo hanno operato per allargare e approfondire il dialogo bilaterale e quello euro-turco in tutti i campi, avendo a mente l’obiettivo strategico della crescente integrazione della Turchia in un’Europa più grande e più forte. Questa è la convinta posizione anche del nuovo Governo italiano.

La Turchia: Paese in forte crescita

La Turchia è oggi un Paese in ascesa sotto tutti i profili. Suscita ammirazione la sua vertiginosa crescita economica, con percentuali che nell’ultimo trimestre la collocano ai primi posti al mondo. Ma non è solo il dinamismo economico a emergere. Anche l’autorevolezza internazionale e la capacità di irradiamento culturale della Turchia sono sempre più forti. Il modello democratico della Turchia è un paradigma capace di indicare un percorso virtuoso verso la stabilità e la prosperità in tutta la regione mediterranea. La Turchia moderna è espressione della ricchezza della sua storia e della sua tradizione millenaria, costruita su quei principi di tolleranza, multiculturalismo, dialogo interreligioso, apertura agli scambi, circolazione delle idee, ai quali anche oggi l’Europa e il Mediterraneo devono ispirarsi per vincere le sfide globali.

Interscambio italo-turco e presenza italiana in Turchia

Siamo quindi particolarmente orgogliosi della forte e diffusa presenza italiana in Turchia. L’Italia è per Ankara il quarto partner commerciale e quest’anno stiamo tagliando insieme il traguardo dei 20 miliardi di dollari di interscambio. Quasi 900 aziende italiane operano in Turchia, anche in settori strategici, fornendo un significativo contributo produttivo e tecnologico alla crescita del Paese. Grandi gruppi italiani hanno puntato sull’economia turca con scelte radicate e confermate anche in tempi meno prosperi e più incerti di quelli attuali. E miriamo a rafforzare le collaborazioni tra piccole e medie imprese, vitale tessuto del nostro modello imprenditoriale.

Specifica al rapporto italo-turco è la disponibilità a condividere conoscenze e strategie. Tra i nostri operatori economici si instaura un’istintiva comprensione, dovuta anche al fatto che rifuggiamo da atteggiamenti paternalistici o improvvidi sensi di superiorità. Questa fiducia è la base del crescente successo delle joint-ventures italo-turche, il cui raggio d’azione non è limitato ai territori nazionali. Per citare un esempio, l’Astaldi e società turche si sono aggiudicate insieme importanti gare all’estero, come quelle per la metropolitana di Varsavia, il terminal dell’aeroporto di San Pietroburgo, la rete autostradale dell’Oman.

Il Mediterraneo, sfida comune per Italia e Turchia

Italia e Turchia sono anche Paesi con proiezione globale impegnati a sostegno della stabilità e del progresso. Abbiamo sensibilità comuni nei fori chiamati a rafforzare la governance mondiale. Convergiamo su varie tematiche del G20. E siamo entrambi consapevoli che la legittimazione universale dell’ONU è un patrimonio morale inestimabile. Per non disperderlo, è necessario che la riforma dell’organizzazione avvenga con equilibrio e il più ampio consenso, senza lacerazioni.

A richiamarci al nostro ruolo e alle nostre responsabilità storiche è però oggi, ancora una volta, il Mediterraneo. Al nostro mare non guardiamo dall’esterno, ma dall’interno. Nella regione non abbiamo mai avuto agende nascoste perché per noi il Mediterraneo non è uno strumento, ma un destino. Prosperità e stabilità del nostro mare hanno sempre coinciso con quelle dei nostri Paesi; analogamente scontiamo in negativo le fasi di tensione. Siamo consapevoli, come scriveva Braudel, che “il Mediterraneo non è mai stato un paradiso offerto gratuitamente al diletto dell’umanità”. Ma proprio per questo non possiamo, né vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità nella regione.

Ravvisiamo nei comportamenti della Turchia la piena consapevolezza di questa responsabilità e la volontà di farsene carico. Le interazioni tra i nostri due Paesi possono quindi svolgere un ruolo propulsivo e di grande equilibrio in favore della sicurezza e della stabilità regionale: dalla lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e al narcotraffico fino ai contributi costruttivi sui temi più sensibili dell’agenda internazionale, come quello del nucleare iraniano e del processo di pace mediorientale.

La transizione in Nord Africa e Medio Oriente

Con analoga attenzione e sensibilità coincidenti Roma e Ankara seguono i complessi processi di transizione in Nord Africa e Medio Oriente. Turchia e Italia sono state tra i protagonisti dell’azione di coordinamento internazionale del Gruppo di Contatto a difesa dei civili libici. Per la stabilizzazione della nuova Libia, potremo fare leva sul modello aggregativo del Gruppo di contatto. L’obiettivo è quello di aiutare il nuovo Governo transitorio libico -di cui salutiamo con grande soddisfazione la formazione- a costruire una Libia unita, democratica e rappresentativa delle istanze dell’intera popolazione.

Ovunque ci auguriamo che prevalgano le voci del dialogo e della ragionevolezza. Assistiamo tuttavia con molta preoccupazione e inquietudine al deteriorarsi degli sviluppi in Siria. La posizione italiana resta quella di coerente e ferma condanna delle violente repressioni attuate dal regime di Assad. Apprezziamo l’azione della Turchia per isolare il regime, far cessare le violenze e assicurare una prospettiva democratica alla popolazione.

Siamo inoltre certi del pieno appoggio turco al processo di trasformazione democratica dell’Egitto. Dai complessi sviluppi egiziani, come confermano le violenze verificatesi nei giorni scorsi, dipenderà il successo definitivo della primavera araba. Riponiamo grandi aspettative nel processo elettorale che tra alcuni giorni aprirà la fase costituente. In Egitto possiamo esercitare insieme un’azione di sensibilizzazione sulla nuova leadership perché accolga nel diritto positivo che regolerà le dinamiche della nuova società i principi di moderazione e pluralismo, anche attraverso l’adesione alle principali Convenzioni in materia di diritti umani.

Intanto, le elezioni dell’Assemblea Costituente tunisina rappresentano una tappa molto incoraggiante nella regione. Dopo decenni di frustrazioni e di repressione delle libertà fondamentali, il popolo tunisino ha dato prova di maturità democratica, partecipando in massa alle elezioni. Tutti gli osservatori internazionali hanno certificato la correttezza e trasparenza del processo elettorale. L’immagine dei tunisini in fila per ore davanti ai seggi elettorali sotto il sole cocente è l’evidente conferma che legittime e libere elezioni possono svolgersi anche in Paesi a lungo soggetti a sistemi autoritari.

Siamo comunque consapevoli che il processo di transizione sarà lungo e complesso: non basta scendere in piazza e aprire le porte dei palazzi di potere perché lo spirito dell’ancien régime evapori del tutto. Siamo pronti a sostenere le nuove leadership della sponda sud del Mediterraneo nell’impegno a difesa delle libertà fondamentali, a partire da quella religiosa e delle donne. Dobbiamo evitare che le minoranze religiose diventino le vittime sacrificali di estremisti e fanatici. Occorre convogliare le energie verso obiettivi di pluralismo e riconciliazione nazionale prima che siano confiscate da istanze fondamentaliste o repressive. Questo non è solo il modo per sfruttare gli spazi che la centralità della persona umana può guadagnarsi nei nuovi scenari. Ma è anche la strategia migliore per assicurare la nostra sicurezza.

Per favorire il successo delle transizioni democratiche, occorrono anche mezzi economici adeguati. La democrazia non si consolida senza un’economia in crescita, stabile e socialmente equa. L’Italia non lesinerà sforzi per favorire la ripresa della sponda sud del Mediterraneo. In questa prospettiva sosteniamo la Partnership di Deauville. L’ho ribadito anche questa settimana alla riunione del G8-BMENA in Kuwait, dove è stata anche sottolineata l’importanza di una maggiore partecipazione civile e politica delle donne e dei giovani.

Dobbiamo muoverci in un quadro di rispettoso sostegno al cammino dei popoli del Nord Africa verso una società libera, prospera, ma anche socialmente più equa. Se cercassimo solo nuove modalità di accesso alle riserve di gas e petrolio, se pensassimo di sostituire le nuove Autorità alle vecchie senza mutare la cornice di riferimento, faremmo torto ai giovani che sono scesi nelle piazze, e che hanno pagato con la vita la difesa dei loro nobili e alti ideali.

Dobbiamo accompagnare i processi di modernizzazione della sponda sud del Mediterraneo verso un nuovo modello economico maggiormente diversificato, basato su attività capaci di generare alti livelli di occupazione. Solo il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del Nord Africa riuscirà ad arginare i flussi migratori clandestini. Solo un investimento deciso sulle risorse umane e sulla loro mobilità potrà offrire a quei Paesi un’alternativa alle risorse energetiche.

I grandi cambiamenti in corso dischiudono quindi prospettive entusiasmanti e rischi fatali. Essi richiedono lucidità di visione e capacità progettuale. Alla luce della loro posizione geografica, della loro vicenda storica e dei profondi legami culturali e umani con la regione, Italia e Turchia possono elaborare insieme un progetto comune per favorire e consolidare le prospettive di modernizzazione e stabilizzazione del Mediterraneo.

Il modello turco e italiano nel Mediterraneo

La Turchia si può proporre come fonte di ispirazione per la sponda sud del Mediterraneo perché siete stati capaci di combinare democrazia e islam, libero mercato e rispetto per la tradizione. La vostra stabilità politica e spettacolare crescita economica confermano che non c’è in realtà contraddizione fra islam e libertà. E che non esistono popoli destinati, per false ragioni culturali o religiose, all’esclusione dai diritti fondamentali della persona.

A sua volta, l’Italia conosce le vicende e i popoli del Mediterraneo per vocazione storica, geografica e culturale. Siamo un Paese di frontiera. Ma essere un Paese di frontiera per noi non significa necessariamente subire le ripercussioni dei popoli vicini. La frontiera è anche terreno naturale per sviluppare un dialogo costruttivo con i nostri vicini, assecondandone i cambiamenti virtuosi.

Nel corso dei secoli, l’Italia ha sviluppato con i suoi vicini meridionali intensi rapporti commerciali, culturali e umani; ha acquisito e trasmesso le loro conoscenze; tessuto la trama del nostro Mare comune. Nel farlo, ha agevolato il dialogo fondato su rispetto e comprensione della differenza e della specificità dell'altro. A giusto titolo, l’Italia si propone come attore capace di avvicinare l’Europa e la sponda sud del Mediterraneo.

E guardiamo anche al nostro passato recente per meglio comprendere le contraddizioni e le tensioni vissute dai nostri vicini. Anche l’Italia ha sofferto il trauma della dittatura e della guerra civile. Il punto di forza che ci ha permesso di rimarginare le ferite e garantire prosperità al nostro Paese è stata però la Costituzione repubblicana. In essa è stato sancito il rispetto dei diritti fondamentali. Nel 150° anniversario della nostra unità nazionale, siamo orgogliosi di essere un Paese unificato dalle libertà e dai diritti. La caduta di un regime autoritario richiede ingenti dosi di coraggio, resistenza e sacrificio; ma la costruzione di una solida e libera democrazia non può prescindere dai muri portanti di una nuova Costituzione.

Il progetto

Italia e Turchia sono in condizioni propizie per combinare le potenzialità dei loro sistemi produttivi a beneficio dei processi di transizione e della modernizzazione del Mediterraneo. Se riusciremo a favorire la stabilizzazione politica e il decollo economico della regione, avremo posto le premesse per attivare un nuovo grande polo dello sviluppo mondiale, forte di immense risorse naturali e umane, di idrocarburi essenziali per le nostre economie, ma anche dell’energia di una gioventù istruita e animata da spirito progettuale e innovativo. Rafforzeremmo in questo modo un mercato straordinario per i nostri beni e i nostri investimenti.

Per rilanciare la crescita in loco, capitali turchi e tecnologia italiana possono imprimere la spinta decisiva. Il modello del nostro partenariato, basato sulla condivisione di conoscenze e sulla complementarietà, va strategicamente proiettato su Nord Africa e Medio Oriente, ma anche esteso all’area del Golfo e all’Asia Centrale.

Necessità di produrre anche stabilità

Condizione necessaria perché questo progetto riesca è il consolidamento del complessivo quadro di sicurezza regionale. L’Italia considera la Turchia un cardine imprescindibile per la sicurezza della regione. Sappiamo quante e quali sono le sfide, a partire dal processo di pace in Medio Oriente, che vogliamo spingere verso una soluzione equilibrata, capace di coniugare le esigenze di sicurezza di Israele con la costituzione quanto prima possibile dello Stato palestinese. Contiamo sul contributo che Ankara può apportare alla soluzione dei problemi grazie alla sua influenza su tutti gli attori principali, auspicando che i tradizionali rapporti di amicizia con Israele possano essere presto recuperati.

Turchia e UE

Vorrei dedicare la conclusione del mio intervento al tema del percorso di integrazione europea della Turchia. Convinta della vocazione europea della Turchia e dei vantaggi reciproci dallo sviluppo di positive sinergie euro-turche, l’Italia continuerà ad adoperarsi per far sì che le ragioni della cooperazione prevalgano sulle divergenze e le reticenze. Persevereremo in questo indirizzo sia a Bruxelles sia nel dialogo bilaterale con gli altri Stati membri della UE. Lo facciamo con passione e convinzione perché siamo convinti che l’Europa senza la Turchia non sarebbe quella che essa è.

E a quanti si ostinano con il linguaggio felpato della diplomazia a opporre ritrosie, veti e falsi pregiudizi alle aspirazioni europee della Turchia rispondiamo con la chiara e limpida verità dei fatti. E diciamo che chiudere le porte europee al popolo turco sarebbe una scelta autolesionista. In un mondo in continua evoluzione e aperta competizione, l’Europa non può rinunciare alle vitali energie offerte da uno dei suoi partners più affidabili e dinamici, se non vuole rischiare di diventare un dinosauro della realtà globale, con molta corazza e poco cervello.

L’Italia sostiene pertanto con forza e lucida determinazione il percorso di adesione della Turchia. E’ una missione storica che l’Italia, da Paese fondatore dell’Unione Europea, continuerà ad assolvere indipendentemente dai governi che si succederanno nel tempo. Per i sinceri sentimenti di amicizia che ci legano al popolo turco, ma anche perché è nel profondo interesse di noi tutti e delle nostre generazioni future.


Luogo:

Istanbul

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