Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Audizione del Ministro Terzi, sulle linee programmatiche del suo Dicastero

Data:

30/11/2011


Audizione del Ministro Terzi, sulle linee programmatiche del suo Dicastero

COMMISSIONI RIUNITE

AFFARI ESTERI E COMUNITARI (III) DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3a) DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

AUDIZIONE

22.

SEDUTA DI MERCOLEDI’30 NOVEMBRE 2011

Audizione del Ministro degli affari esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, sulle linee programmatiche del suo Dicastero

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE DELLA III COMMISSIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI STEFANO STEFANI

La seduta comincia alle 14,05.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l’attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputatie la trasmissione direttasullaweb-tvdella Camera dei deputati.

Audizione del Ministro degli affari esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione, ai sensi dell’articolo 143, comma 2 del Regolamento, del Ministro degli affari esteri Giulio Terzi di Sant’Agata sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

Saluto l’amico e collega presidente della Commissione del Senato, Lamberto Dini, e tutti i colleghi presenti.

Ringrazio e do il benvenuto mio personale e del presidente Dini al Ministro degli affari esteri Giulio Terzi di Sant’Agata che ha voluto tempestivamente calendarizzare la sua prima audizione presso le Commissioni parlamentari, a conferma di una sensibilità istituzionale già manifestatasi nel corso dei precedenti incarichi, in occasione dei quali molti di noi hanno avuto modo di conoscerlo e apprezzarlo. Inoltre, mi è d’obbligo ringraziare la neosottosegretaria Marta Dassù della sua presenza.

Saluto anche il Ministro uscente Franco Frattini e il sottosegretario uscente Alfredo Mantica, con i quali abbiamo sempre lavorato in maniera efficace.

Do ora la parola al Ministro Giulio Terzi di Sant’Agata.

GIULIO TERZI DI SANT’AGATA, Ministro degli affari esteri. Presidente Stefani, presidente Dini, onorevoli senatori, onorevoli deputati, vi ringrazio molto dell'invito a condividere con le due Commissioni esteri del Senato e della Camera le linee programmatiche di politica estera che sarebbe mia intenzione perseguire nello svolgimento dell'incarico presso un Ministero in cui lavorano donne e uomini che avvertono fortemente la consapevolezza di rappresentare nel mondo le grandissime ricchezze culturali, scientifiche, umane e imprenditoriali del nostro Paese. Per me è un grande onore essere di fronte a queste due Commissioni parlamentari e a tutti voi, molti dei quali hanno avuto – come ha detto il presidente Stefani – occasione di vedermi all'opera in incarichi precedenti. Peraltro, ho sempre tratto molto frutto, anche in relazione alle linee di indirizzo e di approfondimento, dagli incontri con gli onorevoli membri del Parlamento.

È mio vivissimo auspicio avviare oggi il dialogo più intenso e continuo con le Commissioni e con ciascuno dei loro membri per ricevere valutazioni e indicazioni e mettere a fuoco le priorità del nostro Paese sulla scena internazionale, proseguendo una fruttuosa consuetudine alla quale hanno tenuto moltissimo i miei predecessori. Intendo così promuovere uno sforzo comune e condiviso per una politica estera basata su riferimenti precisi, in un solco di continuità, e allo stesso tempo con alcune nuove intonazioni che mi riserverei di illustrare. Vivo questo auspicio con profondo rispetto verso la sovranità del Parlamento e – permettetemi di sottolinearlo – con spirito di servizio e ascolto nei confronti delle vostre considerazioni e sensibilità.

Ringrazio lei, signor presidente, e rivolgo il più cordiale saluto alle personalità presenti che mi hanno preceduto in modo così illustre al vertice del Ministero degli esteri, il presidente Dini, il presidente D'Alema e il presidente e amico Franco Frattini. Con ciascuno ho avuto il privilegio di collaborare nei miei precedenti incarichi, traendone sempre un grande arricchimento professionale.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha sottolineato in Parlamento che il nostro Governo di impegno nazionale è nato per affrontare, con spirito costruttivo e unitario, una situazione di emergenza che sta mettendo a repentaglio i cardini del progetto europeo. Le risposte a questa crisi passano attraverso una coesa azione di politica estera. Con uno sforzo di unità e di condivisione dobbiamo rafforzare la credibilità internazionale dell'Italia e assicurarle un ruolo da protagonista nel consolidamento della governance europea e globale perché mai come in questo periodo politica interna ed estera sono così strettamente collegate. C'è una forte domanda di Italia, quindi di nostra presenza, in Europa e nel mondo. L’Italia, diciamolo senza timidezze, è una potenza globale, europea e regionale. In questi ambiti, abbiamo un'importante responsabilità e una nostra missione, come italiani. Intendo, pertanto, sviluppare questa missione su quattro dimensioni fondamentali: la dimensione europea, transatlantica, mediterranea e globale. Sono queste le quattro dimensioni da promuovere, facendo leva sulla nostra capacità di dialogo e sui nostri tradizionali punti di forza, in particolare la ricchezza della nostra cultura, la proiezione all'estero del nostro sistema produttivo, il grande patrimonio costituito dagli italiani nel mondo e la cooperazione allo sviluppo.

Nel solco della tradizione comune a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, la vocazione europea dell'Italia costituisce il primo caposaldo. Conveniamo tutti che dobbiamo agire per essere considerati un partner essenziale nei processi decisionali europei. Il Presidente del Consiglio ha evidenziato che la fine dell'euro trascinerebbe con sé l'intera architettura europea, che abbiamo costruito in più di mezzo secolo di pace in Europa. Ecco perché difendere l'euro non è un obiettivo soltanto finanziario, ma significa prima di tutto proteggere i valori di un grande progetto ideale. La crisi attuale può anche essere un'opportunità per l'Europa. Occorre, infatti, un salto di qualità, basato sul rispetto delle regole, sulla solidarietà, sul rafforzamento delle istituzioni e sul rilancio delle politiche comuni in settori chiave come quello fiscale e della difesa. In questa cornice si collocano gli incontri a Bruxelles del Presidente del Consiglio con i Presidenti Van Rompuy e Barroso, il vertice trilaterale a Strasburgo tra il Presidente Monti, il Cancelliere Merkel e il Presidente Sarkozy e i ripetuti colloqui telefonici del Presidente del Consiglio. Per parte mia, ho avuto modo di approfondire le tematiche dell'integrazione europea e dell'immediata azione dell'Italia in vista del Consiglio europeo nell'incontro con il Ministro degli esteri tedesco Westerwelle, che ha compiuto il significativo gesto di venire a Roma il giorno dopo la mia assunzione, e nei colloqui telefonici con molti altri colleghi europei, compresi quelli che incontrerò domani al Consiglio affari esteri. Il progetto di integrazione europea deve essere rilanciato anche per mantenere vive le prospettive di adesione per l’area balcanica e la Turchia, così come va accresciuto, ad avviso del mio Ministero, l'impegno europeo nel vicinato mediterraneo.

I valori transatlantici – il secondo punto che mi propongo di sviluppare – rappresentano una dimensione ben chiara della nostra politica estera. Un'Europa più forte anche nelle sue strutture per una difesa europea deve essere vista come un'evoluzione in crescita dell'Alleanza atlantica. Con il vertice di Lisbona, la NATO si è voluta aggiornare per fronteggiare le attuali minacce asimmetriche e al vertice di Chicago, previsto per il prossimo maggio, ci si concentrerà sull'Afghanistan e su quella che si definisce Smart Defense, ovvero la condivisione di assetti in un'epoca di risorse decrescenti. La dimensione transatlantica include anche, in una visione complessiva di sicurezza continentale, i nostri rapporti con la Russia, che rimane sempre più un partner per noi strategico sotto tutti profili. Continueremo, quindi, certamente a sostenere il Consiglio Nato-Russia, così come tutti gli strumenti di partenariato della NATO con i Paesi del Mediterraneo, del Caucaso, del Golfo, dell'Asia e del Pacifico.

La questione dell'impegno dell'Italia in Afghanistan si inserisce proprio in questo quadro. Il 5 dicembre sarò a Bonn alla conferenza incentrata sul processo di transizione e di consolidamento istituzionale del Paese. Ho appena consultato la mia controparte pachistana per esprimere rammarico per la sua decisione di non prendere più parte alla Conferenza di Bonn a seguito del tragico incidente per la nota azione compiuta ieri da forze della NATO. Ho sottolineato che il Pakistan resta sempre più un partner essenziale per la comunità internazionale al fine di ritrovare un percorso di stabilità e di crescita per l’Afghanistan. Ho avuto, tuttavia, dalla collega pachistana la sensazione diretta e immediata di una fortissima sofferenza per l'episodio di ieri, sul quale, peraltro, il segretario generale della NATO ha avviato un'indagine molto approfondita e tempestiva. Ciò nonostante, credo che questo evento lasci un trauma di natura politica, che si ripercuote anche sulla partecipazione di questo Paese nei principali consessi internazionali che riguardano l'Afghanistan, nei quali vorremmo, invece, che il Pakistan fosse ampiamente coinvolto. Ho ricevuto una diffusa descrizione delle decisioni parlamentari, prese addirittura con la maggioranza dei due terzi, e dell'intero Governo di non partecipare alla Conferenza di Bonn proprio per sottolineare la gravità di questo episodio.

Per quanto riguarda più in generale la questione afgana, d'intesa con il Ministro della difesa, valuteremo proposte specifiche sul futuro dalla cooperazione militare nel Paese. Sempre in generale, posso dire che la nostra azione continuerà a essere imperniata su formazione, sviluppo economico e diritti umani, con particolare attenzione alla condizione della donna e al contesto regionale, su quale aveva molto insistito, sia nell’ambito del G8 che in altri fora, il mio predecessore, onorevole Franco Frattini. D’altra parte, anche dopo il progressivo e concordato disimpegno militare, non dobbiamo certo ridurre l'impegno civile, né abbandonare l'Afghanistan a se stesso perché rischieremmo di pregiudicare la nostra sicurezza, di compromettere i successi ottenuti nella lotta al terrorismo internazionale e soprattutto di dare il senso di una insufficiente sensibilità alle questioni umane e allo sviluppo del Paese.

La terza nota che vorrei introdurre riguarda la dimensione mediterranea, dal Nordafrica al Medioriente, che rappresenta, per l' Italia, dopo l'Europa, un punto di riferimento essenziale. Questa è un’intonazione che, in continuità con la politica estera italiana, vorrei assumere in maniera particolarmente incisiva per rispondere a un'attualità internazionale in rapidissima evoluzione nell'intera regione, ma anche per motivi di carattere geografico, politico, culturale ed economico che sono propri del nostro Paese. Abbiamo, infatti, interessi nazionali da sostenere e progetti da perseguire. Quindi, avvicinare il più possibile le due sponde del Mediterraneo significa creare opportunità economiche e generare stabilità. Il nostro coinvolgimento nella regione deve avvenire nel rispetto della ownership dei Paesi coinvolti perché le primavere arabe sono un momento forse unico affinché quelle popolazioni possano evolvere verso la democrazia e lo Stato di diritto. Di questo ho discusso ampiamente con numerosi colleghi dell'area, tra cui quelli arabi che ho incontrato pochi giorni fa in Kuwait nel corso della riunione G8-BMENA (Broader Middle East and North Africa), allargata ai Paesi mediorientali e nordafricani, un'occasione che ha confermato la validità di questa forma di interazione tra Governo e società civile nel sostenere ancora una volta la condizione femminile e soprattutto l'occupazione giovanile.

Consideriamo inoltre, incoraggianti gli sviluppi provenienti dalla Tunisia. Abbiamo seguito, invece, con molta apprensione i violenti scontri della scorsa settimana in Egitto, nella convinzione che il processo politico debba essere improntato al rispetto dei diritti umani e delle aspettative del popolo egiziano. Vi è stata ieri una straordinaria affluenza alla prima fase delle elezioni e il loro pacifico svolgimento è un ulteriore elemento rassicurante per una transizione democratica, basata su princìpi di moderazione e di pluralismo, anche se conosciamo le incognite relative alla fase estremamente complessa di devoluzione di poteri e di consolidamento costituzionale del Paese.

Quanto alla Siria, è chiaro che il Presidente Assad ha perso ogni legittimità e credibilità; difatti, il suo rapporto con la popolazione appare irrimediabilmente compromesso e gli stessi membri della Lega araba lo hanno messo al bando. Pertanto, prima o poi, egli dovrà trarne le conseguenze. L'Italia non è mai stata – come loro onorevoli e senatori sanno bene – entusiasta dello strumento sanzionatorio nell'affrontare le crisi internazionali. Tuttavia, in casi di violazione così grave dei princìpi umanitari e di dignità alla persona, si tratta di un percorso al quale dobbiamo necessariamente ricorrere.

Riguardo alla Libia, intendo seguire le linee condivise in Parlamento nei mesi scorsi. Questo è il momento della stabilizzazione e della ricostruzione. Il Primo Ministro Al Qeeb riscuote la nostra fiducia e, appena il suo Governo inizierà a funzionare, conto di recarmi a Tripoli per attivare forme di cooperazione a tutto campo, ai cui oneri, tra l'altro, la Libia sarà in grado di partecipare significativamente. In cima a queste priorità figurano il ripristino delle condizioni di sicurezza su tutto il territorio libico e un adeguato controllo delle frontiere marittime e terrestri. Resta, inoltre, veramente cruciale riattivare il Trattato di amicizia del 2008, una cornice unica che la Libia ha solo con il nostro Paese e che consente di intensificare efficacemente le relazioni bilaterali, peraltro già ottime.

Siamo anche partner privilegiati di Israele. Ritengo sia caratteristica precipua e merito dell'Italia quello di aver consolidato rapporti di così intensa amicizia con il popolo israeliano e con quello palestinese, oltre che con le rispettive autorità di governo. Il profondo equilibrio che ha guidato la nostra azione in Medioriente non deve essere frainteso in alcun modo con attenuazioni del principio fondamentale dalla sicurezza dello Stato israeliano e dei suoi cittadini in confini sicuri. Né vi è attenuazione del nostro impegno per la creazione di uno Stato palestinese. Su temi di questa complessità, il contributo che possiamo dare alla sicurezza e alla pace dipende proprio dalla chiarezza con cui intendiamo difendere questi valori fondamentali.

Sulla questione iraniana, sfortunatamente, da Teheran non giungono veri segnali di volontà di collaborazione sul dossier nucleare. Alle sempre più circostanziate preoccupazioni espresse anche con l'ultimo rapporto dall'AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) circa la reale finalità del programma nucleare iraniano, continua a far riscontro da parte di quelle autorità una grave mancanza di trasparenza e di cooperazione. Agli inviti al dialogo negoziale da parte della comunità internazionale continua a corrispondere un atteggiamento palesemente evasivo. Siamo assolutamente convinti – come si rileva da affermazioni ripetute dei miei predecessori – che l'opzione militare sarebbe devastante; pertanto, per evitarla, caldeggiamo più severe forme di pressione diplomatica e soprattutto economica, oltre a un ulteriore allargamento delle misure adottate dall'Unione europea, discusse proprio in queste ore a Bruxelles e in altre sedi. In altre parole, l'Iran deve capire che il percorso intrapreso conduce solo al crescente isolamento diplomatico ed economico. Purtroppo, abbiamo vissuto, su un piano completamente diverso, che si collega, però, drammaticamente a queste problematiche, l’episodio intollerabile dell’attacco all'ambasciata britannica a Teheran, che mina – com’è facilmente comprensibile – i princìpi fondamentali su cui poggiano le relazioni tra gli Stati. A questo riguardo, ho già espresso piena solidarietà al Governo del Regno Unito e ho dato istruzioni alla nostra ambasciata a Teheran di offrire ogni possibile assistenza ai colleghi britannici.

Vorrei qui assicurare che la promozione dei diritti umani – qui entro nel merito di alcuni aspetti delle quattro dimensioni sulle quali mi sono soffermato, che corrispondono ai princìpi essenziali della nostra politica estera – continuerà a essere la nostra vera stella polare nell’azione internazionale. Sotto questo aspetto, sento il dovere di rendere omaggio al costante stimolo che la Farnesina ha sempre ricevuto dal Parlamento, in tutte le sue componenti, in questa direzione. L’abolizione o moratoria – ma in vista dell'abolizione – della pena di morte, i diritti delle minoranze, la libertà religiosa, la lotta contro le mutilazioni genitali femminili e contro la piaga dei bambini soldato sono tra i temi sui quali la diplomazia italiana si è qualificata in modo molto rilevante, in piena sintonia con il Parlamento e con la società civile. Sarà così anche in futuro. Anche a questo riguardo devo rendere omaggio alle iniziative e alla visione del Ministro degli esteri che mi ha preceduto, onorevole Franco Frattini.

Una panoramica d'insieme consente di affermare che l'Italia è una realtà globale, con interessi globali. Ciò è dimostrato dal ruolo di primo piano che, grazie al sostegno assicurato dal Parlamento, l’Italia ha nella sicurezza internazionale attraverso le missioni di pace dell'ONU, della NATO e dell'Unione europea. Sempre a livello globale, la Farnesina continua a promuovere il sistema Paese come fattore cruciale per la crescita e la ripresa economica dell'Italia ed è nostro punto di forza indubbio la qualità delle imprese italiane, che devono essere in condizione di competere a livello internazionale, come competono le nostre eccellenze culturali. Continuerà, pertanto, a essere una priorità rafforzare il radicamento delle imprese italiane nel mondo e gli investimenti esteri in Italia. In questo contesto, conto di proseguire la stretta collaborazione, che per la verità si è già instaurata anche sul piano personale, con il Ministro dello sviluppo economico.

In America latina, Africa e Asia, le nuove potenze emergenti – molte delle quali sono nostri partner nel G20 – offrono opportunità politiche ed economiche straordinarie che dobbiamo e intendiamo cogliere sia sul piano bilaterale, per la promozione del sistema Italia, sia per costruire una governance globale più inclusiva e rappresentativa e quindi più efficace. Dobbiamo – ripeto – cogliere queste opportunità e consolidare con questi Paesi delle partnership strategiche sui temi cruciali della governance economica, della lotta al terrorismo e alla pirateria, del contrasto ai cambiamenti climatici e della non proliferazione.

L'Italia è – come dicevo all’inizio – soprattutto un Paese portatore di un'immensa cultura e di fondamentali valori del pensiero. Dobbiamo rendere sempre più la nostra cultura un asset strategico, anche per i riflessi economici che ne derivano. Sono convinto, dunque, che sia necessario ragionare in un'ottica di economia dalla cultura, che faccia, appunto, della cultura un volàno di nuove opportunità anche per il sistema delle imprese.

Registriamo nel mondo una crescente domanda di apprendimento della lingua italiana. Negli ultimi anni, i dati dimostrano che la diffusione dell'italiano, ad esempio negli Stati Uniti, è in crescita. Si tratta, peraltro, stando ai dati di cui disponiamo, dell’unica in incremento tra le lingue europee. Emerge, così, che la globalizzazione aumenta, anziché ridurle, le potenzialità della nostra lingua perché essa è sempre più sinonimo di ingegno, creatività, innovazione e come tale viene riconosciuta.

Vi è, poi, il grande patrimonio degli italiani nel mondo, che è una delle più importanti risorse che l'Italia vanta a livello globale e che costituisce una ricchezza inestimabile – come ha ricordato il Presidente Monti – per tutto il Paese. La storia degli italiani dell'emigrazione, ma anche la realtà contemporanea della presenza dei nostri connazionali nel mondo, è costruita su valori che hanno assicurato innumerevoli successi a beneficio del Paese. Essi hanno raggiunto un livello di assoluta eccellenza e prestigio sul piano culturale, scientifico e imprenditoriale, conseguendo traguardi che dobbiamo valorizzare come esempio. Sotto questo aspetto, un caso emblematico è stato il caloroso intervento del Presidente Obama al recente incontro della NIAF (National Italian American Foundation), a fine ottobre a Washington, nel quale il Presidente degli Stati Uniti ha riservato un amplissimo credito ai nostri concittadini.

Questo Parlamento ha approvato, con spirito bypartisan, la legge per agevolare il rientro in Italia dei nostri talenti culturali e scientifici. Il Ministero degli esteri si è attivato per far conoscere il più possibile queste norme all'estero. È, pertanto, mia convinzione che gli organismi rappresentativi delle nostre comunità debbano continuare a svolgere il lavoro – per la verità encomiabile – che hanno portato avanti sinora nelle diverse realtà geografiche, spesso con un loro forte impegno di volontariato. Essi rappresentano una risorsa e dobbiamo continuare ad avvalercene. In quest'ottica va considerata l'ipotesi di riforma dei Comites (Comitati degli italiani residenti all’estero) e del CGIE (Consiglio generale degli italiani all’estero), sui quali vi sono diversi progetti d'iniziativa parlamentare, tra cui, soprattutto, quello già approvato in prima lettura al Senato che offre un'occasione particolarmente propizia. La Farnesina intende assicurare un contributo tecnico e di riflessione per l'ulteriore iter del provvedimento.

Ho ben presente, inoltre, anche l'attenzione con cui seguite il processo di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, a fronte di una compressione di risorse drastica – vorrei dire addirittura dire dolorosa – per l'amministrazione e anche per le componenti umane che ne fanno parte. L'indagine conoscitiva del Parlamento è di fondamentale importanza in questo senso. Intendo avvalermi di ogni possibile ulteriore indicazione da parte del Parlamento per poter realizzare un piano di azione strutturato, che resti compatibile con il fondamentale ruolo, cui ho appena fatto cenno, delle collettività italiane nel mondo per sostenere la nostra posizione culturale ed economica. Ho chiesto, quindi, all'amministrazione di avviare in tempi rapidissimi una vera e propria spending review su tutte le componenti di spesa, come quelle relative alle strutture e agli organici, alle funzioni esercitate, nonché ai costi di gestione e di investimento. In questo quadro, non posso che condividere fortemente l'esigenza di trasparenza e consultazione che mi è stata rappresentata da più parti.

La cooperazione allo sviluppo è e deve continuare a essere una grande opportunità per l'Italia, oltre che un dovere morale della nostra politica estera. Da essa dipendono la sicurezza e la prosperità anche della nostra realtà, delle nostre aziende e dei nostri operatori, nella loro capacità di continuare a essere visti come responsabili protagonisti della governance globale, di cui lo sviluppo è parte essenziale. Per queste ragioni, abbiamo salutato con grande favore e ammirazione la nomina di un Ministro dalla cooperazione internazionale e dell'integrazione, che rappresenta una vera opportunità per arricchire la visibilità, anche politica, del nostro aiuto allo sviluppo e per affinare gli indirizzi e le modalità di attuazione. Questo obiettivo potrà essere raggiunto sin dall'immediato, sfruttando, a legislazione vigente, tutte le possibilità offerte dalla legge 26 febbraio 1987, n. 49, attraverso una cabina di regia che valorizzi l'apporto di tutte le componenti disponibili. L'aiuto pubblico va, infatti, sempre più concepito come volàno essenziale di una solidarietà che attrae investimenti e iniziative di volontariato e si coordina con le politiche economiche e finanziarie. Continueremo, in particolare, a promuovere un approccio olistico in cui le strategie nazionali rendano coerenti non solo gli aiuti, ma anche l'iniziativa dei privati. I nostri interventi restano fondamentali per rispondere alle drammatiche emergenze umanitarie in scacchieri cruciali, come il Corno d'Africa, dove operiamo per alleviare non solo le sofferenze delle popolazioni, ma anche per contribuire alla stabilizzazione di queste aree di crisi.

Signori presidenti, onorevoli senatori, onorevoli deputati, vorrei concludere queste osservazioni, sottolineando un aspetto che ritengo cruciale per le priorità che vorrete indicarmi. La Farnesina si è sempre impegnata a rafforzare nel mondo la credibilità del Paese e a sostenere l'interesse nazionale. È intenzione di tutti coloro che lavorano al Ministero impegnarsi ancora di più in una fase così delicata. Come ha sottolineato di recente il signor Presidente della Repubblica, le numerose iniziative, in Italia e all'estero, con cui abbiamo celebrato il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia hanno messo in luce le radici profonde della nostra coesione nazionale e della nostra responsabilità condivisa, che sono i pilastri di quella credibilità internazionale che il Ministro degli affari esteri, con il vostro aiuto, ne sono certo, continuer�� a promuovere. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro. Onorevoli colleghi, in accordo con il presidente Dini, abbiamo deciso di dare la parola, in una prima tornata, a uno di voi per Gruppo e poi, a seguire, agli altri. Ho al momento 17-18 iscritti a parlare; vi chiedo, pertanto, di contingentare i tempi. Se siete d’accordo, concederei tre minuti a ciascun oratore. È chiaro che per i primi interventi della prima tornata cercherò di essere più elastico. Domando l’autorizzazione di procedere in questo modo perché l’Assemblea è sempre sovrana.

Do, quindi, la parola ai colleghi che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

FRANCO FRATTINI. Signor ministro, la sua relazione è convincente e completa. In essa mi riconosco in pieno e credo che le si debba dare atto di avere anche cuore e visione per svilupparla, non solo la conoscenza che tutti, in quest’Aula e non solo, le ascrivono. Mi limiterò, quindi, ad alcune sottolineature, immaginando che una larghissima maggioranza parlamentare sosterrà le ambiziose linee di sviluppo che lei oggi propone.

Innanzitutto, occorre pensare a un’Europa senza direttori e più politica; insomma, un’Europa che coinvolga e non escluda. Queste sono le linee guida a cui credo che l’Italia debba continuare – come lei ha detto e il Presidente Monti ha ripetuto – a ispirarsi. In questo quadro sento di dover dire che le regole, comprese le riforme dei Trattati di cui si sta parlando, devono e dovranno essere la conseguenza di forti scelte politiche e non azioni indipendenti da queste. Occorre, quindi, adottare un pacchetto organico di misure, non una misura dopo l’altra.

L’alleanza transatlantica è un punto chiave del suo intervento che, come gli altri, condivido in pieno, sottolineando un aspetto in particolare. Questa nuova prospettiva che si sta rafforzando ci porta non solo a immaginare un più forte metodo multilateralista, quindi un partenariato tra eguali rispetto a un passato che vedeva, oggettivamente, gli Stati Uniti d’America agire, invitando gli altri a seguire, ma comporta anche più responsabilità per l’Europa. Questo vuol dire essere sempre più produttori e non più solo consumatori di sicurezza e rilanciare – signor Ministro – quell’idea di una difesa europea comune che so esserle particolarmente cara, come all’attuale Ministro della difesa e ai vostri rispettivi predecessori, cioè a me e al mio collega La Russa. Ritengo, infatti, che la difesa europea comune sia un ulteriore sviluppo di quell’Europa politica in cui la larga maggioranza dei presenti crede.

Anche in relazione al Mediterraneo condivido in pieno l’attenzione per il rispetto delle scelte dei popoli e dei Paesi, quindi la ownership dei processi. Posso sintetizzare il mio pensiero dicendo che, da parte dell’Italia e dell’Europa, occorre non solo visione, ma un investimento vero e proprio su Paesi e popoli per evitare che siano frustrate le attese di quei milioni di giovani scesi nelle piazze. È chiaro che, ove ciò accadesse, ove, cioè, dignità, diritti, pane e lavoro non accompagnassero lo sviluppo della cosiddetta «primavera araba», se ne avvantaggerebbero grandemente le forze estremiste. Abbiamo, pertanto, un interesse affinché la primavera araba non evolva in una frustrazione delle grandi attese.

Da ultimo, vengo alla questione dei diritti umani. La ringrazio di avere ricordato quanto mi era e mi è caro questo tema. Su questo, quindi, non aggiungo altro. Faccio, però, una battuta finale sul tema dell’Africa, di cui più volte avemmo occasione di parlare nel suo precedente incarico, che deve divenire attore protagonista nella governance globale e non più solo destinatario delle risorse dei Paesi ricchi.

Questo mi porta a dire che, in questo quadro, la riforma delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza sarà – come so essere per lei – una priorità altrettanto importante che non in passato, evitando provvedimenti che porterebbero alla mera moltiplicazione dei seggi permanenti e pensando, al contrario, a una soluzione largamente consensuale nella base assembleare dell’ONU, con un riferimento forte che per l’Europa non può che essere il seggio europeo al Consiglio di sicurezza.

FRANCESCO TEMPESTINI. Signor ministro, vorrei esprimerle i miei auguri di buon lavoro, sottolineando che la base di partenza del suo lavoro risiede, per quello che riguarda il Parlamento, in quell’insieme di momenti unitari che abbiamo costruito nel corso della legislatura e che rappresentano un’acquisizione non equivoca di volontà politica e di orientamenti che si sono costruiti, pur in presenza di un confronto politico aspro e difficile sulle questioni generali del Paese. Sulla politica estera abbiamo salvaguardato, per alcuni versi, momenti di confronto unitario. Si parte, pertanto, da questi.

Per venire ai temi che lei ha voluto indicare, in una prima rivista di grandi questioni la prima che abbiamo di fronte è certamente quella europea, che lei ha messo in cima all’agenda. Essa rappresenta, infatti, il nodo fondamentale. Quando entreremo nel merito, avremo modo di cogliere le sue implicazioni ormai evidenti. Solo un passo avanti forte sul terreno dell’unità politica, e quindi anche su quello della democrazia, può salvare la costruzione europea. Questo, peraltro, non può non avere conseguenze su alcuni dossier che abbiamo, colpevolmente, tenuto in secondo ordine. Penso, per esempio, alla difesa europea che, inevitabilmente, dovrà avere o tornare ad avere un ruolo da protagonista.

Insomma, pensiamo all’Europa come cuore della nostra politica estera e interna, quindi come il centro della nostra iniziativa che, sotto questa declinazione, ci consente di avere anche una politica mediterranea e transatlantica, oltre che una politica per l’altra grande questione che considero prioritaria, ovv


12675
 Valuta questo sito