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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

09/12/2011


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Ringrazio il Presidente Lombardo per l’invito a questo Forum interistituzionale, che cade in una fase cruciale della transizione politica dei Paesi della sponda sud del mediterraneo. Nei giorni scorsi si sono svolte le elezioni per l’Assemblea Costituente tunisina, che si è già insediata; in Egitto ha avuto inizio il processo elettorale per le due Camere, e anche in Marocco si è votato per le legislative dopo l’adozione della nuova Costituzione. Mentre in Libia, la nuova leadership ha indicato che le libere elezioni si svolgeranno nei prossimi mesi.

La caduta di un regime autoritario richiede coraggio, resistenza e eroici sacrifici; ma la costruzione di un sistema democratico non può prescindere da ordinati e trasparenti processi elettorali: processi altrettanto importanti quanto il loro risultato finale. Per questa ragione, abbiamo accolto con soddisfazione la prova di maturità fornita dai popoli della sponda sud con la loro partecipazione numerosa e responsabile alle elezioni. Dopo decenni di frustrazioni e repressione delle libertà fondamentali, questi popoli hanno confermato quanto ognuno di noi ha sempre saputo: non esiste popolo che per cultura o tradizione sia ostile ai benefici del pluralismo democratico. Né la fede religiosa può mai essere un argomento valido per negare l’accesso alla democrazia e alle libertà.

Alla luce di tale prova di maturità, confidiamo nella volontà dei partiti usciti vincitori dalle consultazioni elettorali di tradurre nelle nuove architetture costituzionali i principi di libertà e pluralismo, come dichiarato nel corso della campagna elettorale. Auspichiamo che i partiti maggioritari di ispirazione islamica, Ennahda in Tunisia, PjD in Marocco e la Fratellanza musulmana in Egitto, vincano la sfida di conciliare i valori della cultura islamica con quelli della democrazia e del pluralismo.

Riconosciamo le difficoltà e le incertezze della fase attuale, ma siamo contrari ai processi alle intenzioni. Ai preventivi ammonimenti preferiamo l’apertura di credito ai vincitori delle libere elezioni, confidando nella loro volontà di fondare le basi dei sistemi democratici sul principio di legalità, sui diritti della persona e sulle manifestazioni pluralistiche della società, a partire dal rispetto delle minoranze religiose.

Appare invece troppo semplicistico lo schema di quei commentatori secondo cui saremmo di fronte al bivio epocale tra modernizzazione dell’islam e islamizzazione della modernità. La realtà è molto più complessa per essere ridotta in schemi. Intendiamo seguire quindi un approccio pragmatico ed equilibrato; e valutare governi e parlamenti alla prova dei fatti, a prescindere dalla loro denominazione o affiliazione religiosa.

Al riparo da interferenze di tipo paternalistico, mettiamo a disposizione la nostra esperienza. La nostra storia ci insegna che è possibile conciliare le aspirazioni del popolo alla libertà e alla democrazia con le ispirazioni di un partito di maggioranza a valori religiosi profondamente radicati nel sentire popolare del Paese. Fu proprio un grande siciliano, nato a pochi chilometri da qui, a indicarci con parole lungimiranti il metodo per edificare una democrazia sana e inclusiva grazie all’apporto costruttivo dei credenti.

Un secolo fa, Don Sturzo sottolineò l’importanza che i cattolici non agissero nella loro partecipazione alla vita politica come “unici depositari della religione o come armata permanente delle autorità religiose, che scendono in guerra guerreggiata, ma come rappresentanti di una tendenza popolare nazionale nello sviluppo del viver civile, […] animato da quei principi morali e sociali che derivano dalla civiltà cristiana”.

Non vogliamo dare lezioni. Ma la nostra esperienza ci consente di non diventare prigionieri di un atteggiamento esclusivamente difensivo basato sulla paura di involuzione fondamentalista dei partiti di ispirazione islamica. Ciò non significa ignorare i rischi connessi con l’esistenza di frange oscurantiste e estremiste. Ma tali rischi non possono indurre a espellere dalla vita pubblica i contributi del sentimento religioso, come hanno tentato di fare in passato i regimi autoritari in nome di una surrettizia laicità. Dobbiamo semmai sensibilizzare le nuove leadership all’esigenza di accogliere nel diritto positivo i principi di moderazione e tolleranza, riconosciuti dalle principali Convenzioni internazionali e dalla stessa civiltà islamica.

A ispirare la nostra azione è anche quello che chiamo lo spirito di Sicilia: cioè quel sentimento di apertura e tolleranza che contraddistinse il felice periodo arabo-normanno in cui nell’Isola convissero nel reciproco rispetto per le diverse fedi e tradizioni le comunità latina, greco-bizantina, ebraica e araba. Questo spirito di apertura continua a distinguere i siciliani, come confermato anche dal generoso ricovero di feriti libici negli ospedali di Palermo.

Le positive contaminazioni culturali, di cui il patrimonio architettonico siciliano è florido esempio, sono il terreno fertile su cui innestare i nuovi rapporti con i popoli della sponda sud. In questo spirito, la Sicilia -da terra di frontiera- può diventare ponte tra Europa e mondo arabo, sempre che il Governo centrale e l’Unione Europea sappiano riconoscere questo ruolo e promuoverlo nelle relazioni multilaterali e bilaterali con i nostri vicini.

In quest’ottica la Farnesina ha sostenuto l’iniziativa dell’Osservatorio del Mediterraneo e della Regione Siciliana di istituire il Premio Internazionale Al Idrissi. Il Premio non rende solo omaggio alla figura del geografo d’origine marocchina che, stabilitosi in Sicilia, divenne uno dei consiglieri del Re normanno Ruggero II. Esso evoca anche e soprattutto un modello di mediazione culturale e di dialogo rispettoso di cui oggi abbiamo bisogno per lavorare alla costruzione della cooperazione mediterranea. Per questa ragione, abbiamo anche molto apprezzato l’incontro tra esponenti delle tre religioni monoteiste svoltosi a Palermo lo scorso novembre.

Questo nostro approccio rispettoso è una delle ragioni alla base della grande domanda di Italia nel Mediterraneo. Ma il mare comune è anche l’ambito ideale per elaborare strategie comuni volte a dare soluzioni pragmatiche a problemi transnazionali. Il ruolo della Sicilia è essenziale per contribuire a definire queste strategie, non solo per la sua centralità geografica, ma anche alla luce del fatto che la Sicilia è la capofila delle Regioni italiane per le attività internazionali e comunitarie.

Siamo però consapevoli del fatto che il successo di queste strategie dipende dalla capacità di coordinamento tra Governo e Autonomie territoriali per tradurre in un comune interesse nazionale la combinazione di proiezioni nazionali, territoriali e settoriali. A 150 anni dall’unità d’Italia, questo resta uno dei temi più attuali per il rilancio della competitività del nostro Paese. E il Ministero degli Esteri mette a disposizione la sua rete diplomatico-consolare per la promozione dell’intero Sistema Paese.

Sono sicuro che i nuovi compiti attribuiti dal Presidente Lombardo all’Ambasciatore Umberto Vattani, che conosco bene per aver condiviso con lui una parte significativa del mio percorso professionale, gioveranno allo sviluppo delle sinergie tra il Ministero degli Esteri e la Sicilia. Contiamo molto anche sulla presidenza siciliana della Commissione Intermediterranea della Conferenza delle Regioni periferiche e marittime d’Europa e del Comitato permanente per il partenariato euro-mediterraneo.

E’ poi punto di orgoglio nazionale, oltre che importante strumento di azione, Archimed, il Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) con sede a Taormina e diretto a favorire le attività di cooperazione transfrontaliera delle varie Isole mediterranee aderenti. In proposito, osservo che l’Italia sostiene la proposta della Commissione Europea volta a estendere a soggetti di Paesi extra UE la possibilità di partecipare ai GECT.

Vorrei d’altra parte sottolineare che il Governo italiano è già impegnato per promuovere una Strategia dell’Unione Europea per la Macro Regione Adriatico Ionica. Questa Strategia, che include anche la Sicilia, potrà in futuro rappresentare un modello di cooperazione con Paesi non membri dell’Unione su temi comuni al nostro mare. Se si rivelerà vincente, come noi crediamo, lavoreremo per estendere questo modello anche ai Paesi della sponda sud. Anche perché sono analoghi i temi in cui è possibile approfondire la cooperazione intermediterranea: basti pensare a quello dell’ambiente, alla tutela dell’ecosistema marino, alla pesca sostenibile; e ancora all’energia e alle condutture energetiche, che per approvvigionare l’Europa devono transitare per la Sicilia; e mi riferisco anche ai trasporti e alla possibilità che la Sicilia diventi la piattaforma logistica del Mediterraneo allargato verso l'Europa continentale.

I nostri porti e il nostro sistema di logistica possono rappresentare uno strumento importante anche nel contesto di quella più ampia azione che la Presidenza americana del G8 si appresta a promuovere, a sostegno di una più ampia integrazione commerciale dei Paesi della Deauville Partnership. Non solo in un'ottica puramente doganale, ma anche in termini di facilitazione degli scambi.

Sappiamo bene che, per il successo delle transizioni democratiche, occorre la crescita economica. Dobbiamo però evitare la sensazione di volere assoggettare le nuove democrazie ai disegni di un capitalismo senza etica, già rivelatosi fatale per le economie occidentali. Non dimentichiamo che a usufruire dei guadagni dei processi di liberalizzazione avviati dai precedenti regimi sono state per lo più le oligarchie della cerchia dei dittatori. E a farne le spese è stato invece il popolo, con aumenti dei prezzi di beni e servizi essenziali, che hanno fomentato le rivolte.

Dobbiamo allora muoverci in un quadro di rispettoso sostegno al cammino dei popoli del Nord Africa verso un modello economico maggiormente diversificato, basato su attività capaci di generare alti livelli di occupazione. Contiamo molto sulle iniziative internazionali. Sosteniamo ad esempio l’esigenza che l’Unione Europea avvii al più presto negoziati per Accordi di Partenariato con Libia e Algeria, che consentano di regolamentare anche la sensibile materia della pesca. Vorrei poi ricordare l’effetto di moltiplicatore di potenza dei programmi finanziati dall’Unione Europea nel quadro della politica di vicinato. Ne abbiamo conferma, ad esempio, dal programma Italia-Tunisia, gestito proprio dalla Regione Sicilia.

Solo un netto miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni del Nord Africa riuscirà ad arginare i flussi migratori clandestini. Non possiamo più accettare che la solidarietà tra popoli mediterranei sia affidata alla generosità dei lampedusani. Se non sapremo creare lavoro, la speranza di cambiamento sarà inevitabilmente sopraffatta dalla frustrazione e dalla disperazione. Lo sforzo per creare nuovi posti di lavoro dovrà essere parte di una strategia complessiva, che punti a facilitare la mobilità delle persone con politiche meno restrittive sui visti, a collaborazioni volte ad accrescere il capitale umano, alla cooperazione interuniversitaria e alla formazione.

Noi stiamo facendo la nostra parte. Ma siamo solo un tassello di un mosaico molto più vasto. Siamo pronti a stimolare la comunità internazionale a ingaggiarsi con i nostri vicini per approfondire tutti gli spazi di integrazione e dialogo. Il successo di questa operazione politica dipenderà dal contributo di tutti gli attori. A partire da quello di mediatore economico e culturale tra le due sponde del Mediterraneo che la Sicilia svolge da millenni. Un ruolo che il Presidente Lombardo mostra di saper valorizzare con eccellenti iniziative, come questo Forum, che proiettano all’estero l’immagine migliore di questa splendida Regione.


Luogo:

Catania

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