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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

13/12/2011


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Direttore dell’Ufficio di Coordinamento OIM per il Mediterraneo,

Signor Direttore Generale dell’Osservatorio del Mediterraneo,

Gentili ospiti,

Signore e Signori,

sono lieta di darvi il benvenuto all’Istituto Diplomatico e di portarvi il saluto del Ministero degli Affari Esteri in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale del Migrante e del 60° anniversario dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Sessant’anni sono passati in fretta. Le generazioni nate insieme all’OIM, all’inizio degli anni Cinquanta, sono state testimoni di trasformazioni senza precedenti, del frenetico susseguirsi di progressi scientifici e tecnologici e del ripetuto modificarsi di equilibri economici e geo-politici, quasi che dopo il secondo conflitto mondiale il tempo avesse preso a scorrere più in fretta. Questi cambiamenti hanno costretto non solo gli individui e i governi, ma anche le organizzazioni internazionali e sovranazionali ad una continua opera di adattamento, pena la rapida obsolescenza.

L’OIM ha saputo cogliere la sfida del cambiamento, trasformandosi a sua volta: nel 1951 era solo un comitato con il compito di assistere i profughi che popolavano un’Europa sconvolta dalla guerra; oggi, al suo sessantesimo compleanno, è un’organizzazione con un mandato globale e con 132 Stati membri; è il principale attore nel promuovere una gestione ordinata delle migrazioni internazionali, con un portafoglio di attività legate al fenomeno migratorio estremamente diversificato. Sono certa che su questo non mancherà di elaborare, con dovizia di particolari, il Dr. Oropeza, che vi illustrerà il contenuto del nuovo World Migration Report.

L’Italia è membro dell’OIM dal 1953 – a testimonianza dell’attenzione riservata da tutti i governi italiani alle tematiche migratorie - ed è uno dei principali donatori. Una collaborazione a tutto campo che viene da lontano, con reciproco beneficio. In questi ultimi mesi, tuttavia, sono stati gli eventi riconducibili alla cosiddetta “primavera araba” quelli che ci hanno maggiormente coinvolto sul fronte migratorio. L’instabilità politica in Nord Africa e il conseguente venir meno dei controlli delle coste hanno determinato un forte aumento dei flussi verso l’Europa – verso l’Italia in particolare – e l’inedito fenomeno di vasti movimenti di lavoratori migranti che cercano di tornare alla loro terra d’origine.

Lo stretto raccordo tra l’Italia e l’OIM, soprattutto nel gestire la complessa situazione in Libia, ha consentito di raggiungere ottimi risultati. A questo proposito, Dr. Oropeza, voglio approfittare di questa occasione per informarLa che proprio ieri sera ho presieduto il Comitato Direzionale che ha approvato un contributo di 1,5 milioni di euro all’OIM per un progetto di assistenza ai minori in Libia. Ne approfitto anche per ringraziarLa per l’assistenza che ci ha fornito nella gestione dell’emergenza Lampedusa, dove personale dell’organizzazione è tuttora presente nell’ambito dei progetti Praesidium e Mare Nostrum, finanziati dal nostro Ministero dell’Interno e dall’Unione Europea e finalizzati alla prima accoglienza e all’orientamento dei migranti.

Ho parlato di “emergenza Lampedusa” perché, come noto, le moltitudini sbarcate sull’isola nella primavera scorsa hanno messo a dura prova le nostre strutture di accoglienza. E’ chiaro però che gli eventi di Lampedusa sono solo la manifestazione più visibile, più virulenta, di un fenomeno globale, che come tale deve essere affrontato, cercando di uscire dalla logica dell’emergenza. La mobilità è infatti una caratteristica della nostra società. Nel futuro prevedibile le migrazioni internazionali sono destinate ad aumentare ancora, in scala e complessità, per l’interagire di numerosi fattori: divergenze demografiche, distribuzione sempre più ineguale della ricchezza, cambiamenti climatici, degrado ambientale, diffusione del trasporto di massa, velocità delle comunicazioni, interconnessione attraverso i social media.

Le società europee subiscono per prime l’impatto di questi movimenti di massa, con profonde ripercussioni sul tessuto sociale, sul quadro politico e sul sistema produttivo. In Paesi come l’Italia, che nell’arco di poche generazioni si è trasformata da terra di emigrazione in terra di immigrazione, si è reso necessario un ripensamento delle politiche migratorie, nella convinzione che si tratta di fenomeni che bisogna cercare di governare, se non li si vuole semplicemente subire.

Il governo italiano ha adottato una strategia basata su tre obiettivi, tutti ugualmente importanti. In primo luogo il contrasto all’immigrazione clandestina, mediante una stretta collaborazione con i Paesi d’origine e di transito – in un’area più vasta del bacino del Mediterraneo, che include anche il Sahel e il Corno d’Africa - nella consapevolezza che dietro questi flussi vi è quasi sempre l’azione della criminalità organizzata. Una collaborazione che non si esaurisce nell’attività di intercettazione e repressione ma include misure di assistenza che mirano a far crescere il sistema produttivo locale e creare occupazione, anche per evitare che si disperda all’estero la linfa vitale di quei Paesi: i loro giovani.

Il secondo obiettivo è il perseguimento della piena integrazione degli immigrati regolari nel tessuto sociale italiano, mediante l’introduzione di strumenti che favoriscano l’incontro tra domanda ed offerta in conformità alle esigenze del mercato del lavoro. In questa ottica il governo Monti si è appena dotato di un Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, avvalendosi della grande esperienza del Dr. Andrea Riccardi. Su questo tema si è espresso recentemente, con la consueta autorevolezza, anche il Presidente Napolitano, sottolineando l’importanza di una riuscita integrazione dei migranti, soprattutto di seconda generazione, e il contributo che questi possono dare, sentendosi pienamente italiani, al benessere collettivo. Cito le sue parole: “..non comprendere la portata del fenomeno migratorio e non capire quanto sia necessario, sia stato e sia necessario, il contributo dell’immigrazione per il nostro Paese significa semplicemente non saper guardare alla realtà e al futuro”.

Con lo stesso spirito l’Italia si è anche fatta promotore, al Vertice G8 de L’Aquila, di una proposta mirante a dimezzare in cinque anni il costo medio globale di trasferimento delle rimesse degli emigranti. L’obiettivo, successivamente adottato al G20 di Cannes, potrà determinare, a livello globale, un aumento del reddito disponibile per i migranti di circa 15 miliardi di euro. L’OIM ha collaborato strettamente con il governo italiano nel lancio di questa iniziativa.

Il terzo obiettivo è quello di lavorare con i partners per sviluppare efficaci politiche europee dell’immigrazione. In passato, la politica europea nei confronti dei Paesi della regione mediterranea è risultata largamente inadeguata, con un’enfasi probabilmente eccessiva sulla stabilità, la sicurezza, la lotta al terrorismo, il contenimento delle possibili spinte estremistiche, a scapito dell’attenzione verso le istanze di democrazia, libertà e sviluppo socio-economico che andavano crescendo nelle popolazioni. Di fronte all’”emergenza Lampedusa”, i limiti di questa impostazione sono apparsi evidentissimi.

L’Italia ha dunque posto con forza il problema. Il Consiglio Europeo del giugno scorso ha riconosciuto la necessità di uno sforzo europeo congiunto, chiedendo agli Stati membri un impegno concreto per affrontare la sfida, impegno che dovrebbe tradursi nel rapido avvio di “Partenariati di mobilità e sicurezza” dell’Unione Europea con Tunisia, Egitto e Marocco (nonché con la Libia, in un momento successivo), volti a contrastare efficacemente l’immigrazione irregolare, attraverso la promozione dello sviluppo economico e della stabilità in loco, nonché la regolamentazione dei flussi regolari. Mi auguro che la pur comprensibile concentrazione di questi giorni sui problemi di governance economica dell’Unione non faccia perdere di vista quest’obiettivo fondamentale: l’adozione di un equo sistema di ripartizione dell’onere dell’accoglienza e la definizione di regole comuni per l’asilo costituiscono, a mio parere, la cartina di tornasole del tipo di Europa nella quale vogliamo vivere.

La crisi, naturalmente, non aiuta a compiere una valutazione razionale del fenomeno migratorio. Soprattutto in tempi di crisi, infatti, la frustrazione e l’ansia per il futuro spingono alla ricerca di un capro espiatorio ed è fatale che il migrante, portatore di culture e tradizioni diverse, finisca per essere considerato responsabile dei problemi di disoccupazione, di sicurezza, di coesione sociale. La percezione negativa dei migranti è alimentata da una stampa allarmistica e da un dibattito politico caratterizzato da posizioni populiste, che giocano sulle paure e l’insicurezza della popolazione. La conseguenza è spesso la richiesta di un giro di vite sull’immigrazione e la marginalizzazione degli stranieri.

Non è facile liberarsi degli stereotipi. Nessuno lo sa meglio degli Italiani, che in passato hanno a migliaia lasciato il proprio Paese per cercare all’estero un futuro stabile per sé e per le proprie famiglie.

Eppure la realtà è quasi sempre diversa dallo stereotipo. Proprio ieri mattina sono tornata dall’Argentina, Paese nel quale oltre il 40% della popolazione discende da immigrati italiani. Immigrati che hanno contribuito in modo assolutamente determinante allo sviluppo di quella nazione, così come di tanti altre.

Oggi come allora, anche in società mature come le nostre, il migrante è dunque un importante fattore di sviluppo e di crescita, e non solo un problema di sicurezza. Che questa affermazione non sia una banalità politically correct da conferenza, lo dimostrano i dati del rapporto predisposto dalla Fondazione Leone Moressa, che verrà illustrato più tardi. Ne anticipo qualcuno: in Italia gli immigrati rappresentano il 9% della forza lavoro (percentuale che sale al 9,4% per le donne), il 6,5% degli imprenditori e il 7,9% dei contribuenti, con redditi dichiarati pari a 40 miliardi di euro, pari al 5,1% dell’ammontare complessivo dei redditi dichiarati. Queste percentuali delineano il quadro di una società che cambia, una società in cui gli immigrati hanno un ruolo importante, probabilmente destinato a rafforzarsi in futuro.

L’Italia continuerà quindi a sostenere con convinzione organizzazioni come l’OIM e l’UNHCR, che hanno una solida esperienza e la capacità di affrontare le questioni migratorie in tutti i loro delicati risvolti, senza dimenticare mai che dietro i freddi numeri delle statistiche non ci sono merci ma persone umane.

Nell’esprimere l’auspicio che questa Conferenza rafforzi ulteriormente i già solidi legami che ci uniscono, rivolgo a tutti voi gli auguri di buon lavoro.


Luogo:

Roma

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