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Governo Italiano

Dettaglio intervento

Data:

16/12/2011


Dettaglio intervento

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Presidente,

a nome dei Sottosegretari di Stato, del Segretario Generale, di tutti gli Ambasciatori d’Italia e di tutto il personale di questa Amministrazione, è mio grande onore rivolgerLe un calorosissimo benvenuto alla Farnesina.

Dal luglio dello scorso anno, quando Lei, Signor Presidente, aveva accolto l’invito ad inaugurare la Conferenza degli Ambasciatori, abbiamo assistito a una forte accelerazione di processi che, sul piano finanziario, hanno messo a rischio il futuro dell’eurozona; sotto il profilo politico e della sicurezza, analoga accelerazione ha riguardato gli sviluppi nel Mediterraneo.

Queste due parallele dinamiche hanno richiesto al nostro Paese uno sforzo di adattamento senza precedenti nella storia recente dell’Italia. Hanno toccato in modo speciale l’Europa, le relazioni transatlantiche, il Mediterraneo e le posizioni e l’influenza del nostro Paese.

I due anni seguiti al fallimento della Lehman Brothers nel settembre 2008 si sono caratterizzati per sforzi intensi nel ricercare meccanismi efficaci di governance economica. Per parte sua l’Amministrazione americana si è impegnata in un processo di riforma peraltro contrastato dal nuovo Congresso che coniugasse la disciplina di bilancio con le esigenze della crescita, mentre anche l’Unione Europea si muoveva in analoga direzione. Sono tuttavia mancate per molti mesi risposte convincenti, su entrambi i lati dell’Atlantico.

I Consigli Europei degli ultimi sei mesi hanno però impresso, nel nostro Continente, un cambio di tendenza, e le decisioni adottate la scorsa settimana a Bruxelles sembrano ridare fiducia. Forse, anche questa volta, è stato l’aggravarsi della crisi a generare un chiaro risveglio della volontà al quale abbiamo assistito in altri momenti difficili del processo di integrazione europea.

Ho avuto modi di riferirLe, Signor Presidente, l’attenzione e la simpatia con la quale i nostri principali partners in Europa e fuori dall’Europa hanno seguito l’azione del Governo in queste ultime settimane.

Se il nostro ruolo e la nostra credibilità in Europa stanno traendo vantaggio dalla determinazione di cui il Paese sta dando prova, nel perseguire politiche improntate al risanamento del debito, all’equità e alla crescita, crediamo sia questo un momento propizio per concentrare i nostri sforzi anche sull’ulteriore sviluppo delle relazioni transatlantiche e dei nostri rapporti nel Mediterraneo.

La prima dimensione beneficia intimamente di quella straordinaria, profonda e insostituibile comunità di valori tra Italia e Stati Uniti, tra i quali primeggiano la democrazia, lo stato di diritto, e la dignità dell’uomo.

Se noi siamo visti a Washington come un partner e un alleato essenziale, gli Stati Uniti mostrano di voler attribuire il più possibile all’Italia ruoli di alto profilo. Merito precipuo va alla preparazione e al coraggio dei nostri militari impegnati nelle operazioni di pace, alla coerenza delle nostre posizioni di politica estera nei diversi contesti sui temi della sicurezza, dello sviluppo, e dei diritti fondamentali della persona.

Su questo solido retroterra, europeo ed atlantico, l’Italia può continuare a contribuire in misura assai rilevante alla stabilità e allo sviluppo economico e sociale nella sponda sud del Mediterraneo.

Sono molte le iniziative, i contatti, i piani d’azione nei quali la diplomazia italiana sta dimostrando le sue capacità: nel sostenere ad esempio il consolidamento istituzionale dello Stato libico; nell’accompagnare i processi di trasformazione democratica in Tunisia e in Egitto; nell’incoraggiare le forze vitali della realtà siriana verso una soluzione politica, che ponga termine alle inaccettabili violenze perpetrate dal regime di Damasco.

La diplomazia italiana, Signor Presidente, nutre una matura consapevolezza delle proprie responsabilità; onerose sì, ma al tempo stesso straordinariamente ricche di opportunità.

La diplomazia italiana vive con forte motivazione le difficoltà di questo tempo. E’ una motivazione che trascende timori di insuccesso, restrizioni finanziarie, disagi famigliari, condizioni precarie di sicurezza e di vita quotidiana, che in molti Paesi le nostre Ambasciate sperimentano.

Le donne e gli uomini della Farnesina, qui autorevolmente rappresentati da tutti i Capi Missione, sono, Signor Presidente, prima di ogni altra cosa, al servizio del Paese, al servizio dei nostri concittadini, della nostra cultura, delle nostre imprese.

Con queste premesse la Farnesina intende essere sempre di più un punto di riferimento centrale anche per le politiche di crescita economica del Paese, per sostenere con strumenti efficaci e innovativi l’internazionalizzazione del sistema economico.

Signor Presidente, mi sia consentito concludere con un cenno a quanto ha rappresentato per la diplomazia italiana il grande progetto – esempio di visione politica prima ancora che culturale – delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia.

Durante tutti questi mesi i nostri Ambasciatori e il personale tutto nei quasi 900 uffici diplomatici, consolari e culturali (318 uffici di prima categoria + 546 uffici onorari), di cui l’Italia dispone nel mondo, sono stati pervasi da un sentire veramente comune e diffuso: quello cioè di essere parte di un momento unico, nel riaffermare i valori e i fondamenti del pensiero che ha ispirato il nostro Risorgimento, la grandezza e l’eccezionalità di un secolo e mezzo di storia che ha fatto del nostro Paese una avanzata democrazia europea.

Attraverso le sue Ambasciate, la Farnesina ha colto questo momento, sotto il suo impulso così autorevole e attento – Signor Presidente – per organizzare, sostenere, patrocinare centinaia e centinaia di iniziative in tutto il mondo.

Sarebbe riduttivo confinare tutto ciò nella categoria pur importante delle celebrazioni commemorative.

Per tutti gli italiani nel mondo, si è trattato di un progetto che ha rinsaldato quel filo d’oro che lega, nella loro storia e nelle loro emozioni, i nostri connazionali al Paese. Quella così grande e importante parte d’Italia che vive e opera fuori dei confini nazionali ha partecipato, con straordinario entusiasmo, Signor Presidente, alle visite da Lei rese all’estero, in occasione del 150° Anniversario: una stagione che deve essere ulteriormente proseguita e incoraggiata.

Lei ha affermato, Signor Presidente, che il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, “non è stato un fuoco fortuito, di un’avventura passeggera, di una parentesi che forse si è già chiusa. No, si è trattato di un risveglio di coscienza unitaria e nazionale le cui tracce restano e i cuoi frutti sono ancor largamente da cogliere”.

Ne siamo tutti profondamente convinti:oggi è sotto questa nuova luce che si situa anche il rapporto complessivo con quelle fondamentali risorse che sono gli italiani nel mondo, la diffusione della nostra lingua e della nostra cultura.

Signor Presidente, La invito a prendere la parola.


Luogo:

Roma

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