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Governo Italiano

Intervento del Ministro Terzi alla presentazione del volume "Uno Sguardo Cattolico - 100 editoriali dell'Osservatore Romano"

Data:

19/12/2011


Intervento del Ministro Terzi alla presentazione del volume

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Sono molto lieto di intervenire alla presentazione di questo volume. Per i diplomatici della mia generazione, entrati in carriera diplomatica quando non c’era internet, né la CNN, e i pochi articoli di politica estera erano spesso filtrati dalle contrapposte ideologie, l’Osservatore ha rappresentato una lettura imprescindibile. Per noi, l’Osservatore non era un giornale “romano” ma un antesignano del global newspaper, una testata dalla vocazione internazionale: ieri ci aiutava a leggere il mondo senza lenti ideologiche, oggi è indispensabile a chiunque voglia comprendere la realtà globale. Non ho mai smesso di leggere l’Osservatore. E lo leggo ancora con più interesse da quando il Professor Vian ne ha assunto la direzione. Gli editoriali aprono al lettore una finestra sul mondo, una prospettiva sui fenomeni globali mai banale, dai risvolti mai scontati.

Signore e Signori,

la raccolta di editoriali che viene presentata oggi è esemplare del modo di fare giornalismo: l’autorevolezza e imparzialità delle firme, molte delle quali non appartenenti al mondo cattolico, anzi espressione di universi culturali laici, dimostrano come l’Osservatore sia veicolo di confronto aperto in nome di un messaggio etico universale. L’Osservatore è capace di rappresentare la complessa realtà internazionale attraverso il filtro dei supremi valori della persona umana. Gli stessi motti unicuique suum e non prevalebunt, impressi sotto la testata, indicano che l’Osservatore ha orizzonti davvero grandi.

Queste qualità hanno permesso all’Osservatore di rivolgersi a un pubblico diversificato, confermando negli anni quel respiro internazionale che lo rende unico nel panorama editoriale italiano, e non solo. Non sorprende quindi l’elogio che il Wall Street Journal ha tributato tre anni fa all’audacia dell’attuale e modernissima linea editoriale dell’Osservatore.

Signore e Signori,

viviamo un’epoca di radicali trasformazioni. L’onda di cambiamento sprigionata dalla primavera araba ha dimostrato la potenza delle grandi catene televisive internazionali, dei telefonini, di twitter, di facebook. Ma questa sovrabbondanza di mezzi di comunicazione di massa non attenua il rilievo cruciale di quei media e di quei centri di riflessione che le notizie riescono a interpretarle prima di divulgarle. Di quei fogli, come l’Osservatore, che non si fanno prendere dall’affanno di essere i primi a pubblicare la notizia e che alla rapidità privilegiano l’approfondimento pacato dei fenomeni.

La sua inclinazione a un dialogo incessante tra istanze religiose e civili porta l’Osservatore ad approfondire problematiche apparentemente più lontane dalla quotidianità, ma che in realtà toccano da vicino la persona umana e i suoi diritti, i principi del bene comune, la destinazione universale dei beni della terra. I grandi principi della Chiesa cattolica corrispondono alle fondamentali sfide del mondo laico, chiamato a compiere scelte politiche ed economiche per tutelare la dignità e i diritti, far avanzare lo sviluppo, promuovere la pace e la tolleranza.

Questi valori ispirano anche la nostra azione di politica estera. Ce lo ha riconosciuto la stessa comunità internazionale, eleggendo l’Italia -con 180 voti su 181 Paesi votanti- a membro del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite. Come ho sottolineato il mese scorso davanti alle Camere, presentando il programma di politica estera del Governo, la promozione dei diritti umani continuerà a essere la nostra stella polare. Abolizione della pena di morte, diritti delle minoranze, libertà religiosa, lotta contro le mutilazioni genitali femminili e contro la piaga dei bambini soldato sono temi sui quali la diplomazia italiana si è qualificata in piena sintonia con il Parlamento e la nostra società civile. Sarà così anche in futuro.

Attribuiamo in particolare importanza prioritaria alla tutela della libertà religiosa e delle minoranze religiose. Non solo per proteggere un diritto insopprimibile dell’uomo, nella sua dimensione privata, pubblica e istituzionale. Ma anche per difendere la pace attraverso il rispetto per il credo religioso. La tutela della libertà religiosa è una necessità vitale, da cui dipendono in gran parte il nostro futuro, la nostra sicurezza, la nostra stabilità. Papa Benedetto XVI nella Giornata Mondiale della Pace del 2011 ci ha ricordato che non c’è pace senza libertà religiosa e che la libertà di credo negata o conculcata è un veicolo verso instabilità e potenziali conflitti.

Il nostro impegno deve essere ancora più intenso in questa fase storica, in cui il risveglio democratico dei popoli arabi ha posto la questione del rispetto di quanti non si riconoscono nella fede della maggioranza. Dobbiamo evitare il rischio che l’euforia per la caduta dei regimi lasci il campo alle forze oscurantiste e al sotterraneo lavoro del fondamentalismo. La discriminazione di una minoranza è la sconfitta della maggioranza.

La propensione al dialogo con i popoli a noi vicini è diventata il paradigma della politica estera italiana. Un orientamento facilitato dalla natura moderata e pacifica degli italiani, da sempre estranei al fanatismo. Noi confidiamo nella volontà dei partiti vincitori delle consultazioni elettorali di tradurre nelle nuove architetture costituzionali i principi di libertà e pluralismo, come da essi stessi dichiarato nel corso delle campagne elettorali. Auspichiamo in particolare che i partiti maggioritari di ispirazione islamica, come Ennahda in Tunisia, PjD in Marocco e la Fratellanza musulmana in Egitto, vincano la sfida di conciliare i valori della cultura islamica con quelli della democrazia e del pluralismo.

Intendiamo comunque continuare a vigilare e valutare governi e parlamenti alla prova dei fatti. Non perderò occasione nei miei incontri con i rappresentanti dei nuovi governi democratici di sensibilizzarli alle nostre attese di pluralismo e tutela delle minoranze. E intendiamo agire anche a livello multilaterale perché la libertà religiosa sia oggetto di attenzione prioritaria da parte di tutte le istanze, a cominciare dalle Nazioni Unite e dall'Unione Europea. Dobbiamo fare di tutto perché non si ripetano più gli orribili attacchi, ai quali abbiamo assistito con profonda tristezza, alla comunità copta in Egitto e alle comunità cristiane in Iraq, Nigeria e Pakistan. Attacchi inaccettabili scatenati da estremisti votati a un’intolleranza fanatica che va condannata e combattuta.

La nostra costante azione di stimolo e controllo ci ha consentito di ottenere, in sede europea, l’approvazione di un “Piano d’Azione” per il monitoraggio periodico della libertà religiosa. Siamo anche riusciti a focalizzare la “Strategia Europea per i diritti umani” in Egitto su alcune questioni per noi prioritarie, come la situazione dei copti e i diritti delle donne. Alle Nazioni Unite, alcune settimane fa, abbiamo ottenuto un altro importante risultato. La III Commissione dell'Assemblea generale ha approvato una nuova Risoluzione sulla libertà di religione, che richiama il dovere degli Stati di prevenire episodi di violenza contro le minoranze religiose e di punire i responsabili. Proprio in queste ore l’Assemblea Generale dovrebbe adottare definitivamente la Risoluzione.

La collaborazione con la Santa Sede -non per nulla questo incontro è stato promosso dall’Ambasciata presso la Santa Sede- è fondamentale nell‘azione diplomatica a difesa dei diritti della persona dagli attacchi dei nuovi barbari, coloro che rinnegano l’uomo invocando empiamente Dio, disprezzano il dialogo oltraggiando la convivenza pacifica. Recentemente, con l’appoggio dell’Arcidiocesi di Trento, abbiamo organizzato in quella città un Convegno per rafforzare il dialogo mediterraneo. Nell’occasione, abbiamo messo in luce l’opportunità storica offerta ai nuovi sistemi istituzionali della sponda sud del Mediterraneo dall’avvento al potere di partiti di ispirazione religiosa. E abbiamo messo a disposizione la nostra positiva esperienza di una vita pubblica arricchita -e non abbrutita- dai contributi del sentimento religioso.

Per costruire un fronte unico delle forze spirituali e culturali a difesa della persona umana, è comunque essenziale educare le nuove generazioni a respingere le pericolose lusinghe del fondamentalismo e delle contrapposizioni violente. E ad apprezzare invece il dono supremo della vita. In questo senso, confidiamo nell’azione responsabile dei mezzi di comunicazione.

Ovunque, il vero giornalismo è un formidabile strumento di dialogo e di superamento di steccati: politici, ideologici, nazionali e culturali. La stampa deve tendere per sua natura ad aprire le menti, a rendere liberi, a favorire la maturazione civile. E per raggiungere questi scopi, al giornalista si richiede desiderio di conoscenza, virtù sconosciuta ai fanatici e formidabile antidoto contro ogni fondamentalismo. E sempre nel rispetto dell’altro, secondo il principio alla base di ogni convivenza civile: unicuique suum, per l’appunto.


Luogo:

Roma

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