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Governo Italiano

Intervento del Ministro Terzi in occasione della IX Conferenza degli Ambasciatori d’Italia

Data:

20/12/2012


Intervento del Ministro Terzi in occasione della IX Conferenza degli Ambasciatori d’Italia

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Presidente della Camera,

Cari Ministri e Autorità presenti,

Cari Sottosegretari e Segretario Generale,

Cari Ambasciatori e Colleghi tutti,

desidero innanzitutto ringraziare le Autorità e le Personalità che hanno accettato il nostro invito a questa IX Conferenza degli Ambasciatori. Soprattutto voglio sottolineare la rinnovata partecipazione a questo appuntamento del Presidente della Repubblica, che ci onorerà fra poco con la sua presenza, e del Presidente del Consiglio, che concluderà domani i nostri lavori.

Come sempre, questo nostro incontro annuale serve a mettere a fuoco gli obiettivi della diplomazia italiana, e a ricollocarli di volta in volta nel mutevole contesto internazionale. Nell’ultimo anno si sono verificati cambiamenti che forse pochi avevano previsto. Il quadro internazionale, dal lontano Oriente alla sponda Sud del Mediterraneo ha messo in evidenza un’estrema mobilità di scenari.

Un motivo in più per cercare riferimenti politico – culturali più fermi, per affermare concetti e mete di valenza strategica che siano la bussola della nostra azione politica. All’inizio del Novecento Oswald Spengler teorizzava il tramonto dell’ Occidente, l’idea di un crollo progressivo dei fondamenti della nostra civiltà e dei nostri valori. Spengler era forse pessimista, ma non c’è dubbio che il nostro mondo si trovi oggi di fronte a sfide estremamente difficili.

E’ necessario quindi precisare le idee guida. Credo che oggi la nostra responsabilità sia di contribuire alla crescita, crescita per l’Italia, crescita dell’Europa e per l’Europa, crescita economica e culturale, radicamento dello sviluppo, della democrazia e del benessere anche in contesti vicinissimi a noi, che ne sono ancora in grande misura esclusi. La crescita deve essere la nostra priorità ed è perciò che a questo tema abbiamo scelto di dedicare la conferenza, per esserne noi stessi protagonisti.

Sarebbe naturalmente un errore concepire questa idea esclusivamente come motore dello sviluppo economico. Il nostro governo ha dovuto affrontare sin dai primi giorni della sua azione condizioni di finanza pubblica ad alto rischio, varando provvedimenti dolorosi quanto indispensabili, al pari di numerosi altri partner europei; poiché la disciplina e l’efficienza della spesa pubblica sono le necessarie premesse dello sviluppo. Ciò che è stato chiamato “rigore” avrà senso tuttavia solo se ora sapremo, in Italia e in Europa, rilanciare la crescita.

Sul piano economico il lavoro della Farnesina e delle ambasciate nel mondo è sotto gli occhi di tutti. Parlo di esportazioni, investimenti esteri in Italia e italiani all’estero; mi riferisco all’impegno delle aziende italiane nella partecipazione alle grandi gare d’appalto internazionali; mi riferisco in poche parole alla presenza dell’economia italiana nel mondo nei campi più diversi, molto spesso testimonianza di assoluta eccellenza.

L’attività dell’intera struttura diplomatica italiana è incessante. Sosteniamo le imprese e cerchiamo per esse nuovi mercati, promuovendo investimenti italiani fuori dai confini. Basti ricordare che solo in questo ultimo anno oltre 500 aziende italiane sono state coinvolte nelle mie missioni e in quelle dei Sottosegretari Dassù e De Mistura in tutto il mondo.

Attraverso le Country presentations abbiamo approfondito le opportunità di investimento in paesi come Angola, Corea, Etiopia, Iraq, Mozambico, Serbia, Uganda e Vietnam. L’“Asean Awareness Forum” ha messo in evidenza le possibilità di commercio e investimento in dieci paesi ASEAN, un mercato in via di integrazione con 600 milioni di abitanti. Per il 2013, sono già pronte missioni di sistema in Medio Oriente, nel Mediterraneo, in Africa, Asia e America Latina.

Tutto questo fa parte di un’operazione più vasta e comprensiva, e cioè la promozione dell’intero Sistema Paese. Insieme con il Ministro per lo sviluppo economico Passera ho istituito una cabina di regia, con l’obiettivo di programmare la promozione all’estero secondo un calendario triennale di obiettivi definiti dalle ambasciate.

Su impulso della Farnesina il Governo ha adottato, in un solo anno, 52 disegni di legge di ratifica di Trattati e Accordi internazionali, in gran parte di tutela e promozione economica.

La concessione dei visti è in netto aumento rispetto agli anni precedenti, con evidenti benefici per il volume d’affari. Abbiamo ormai ampiamente superato la soglia del milione e mezzo di visti, circa la metà dei quali emessi in Russia e Cina.

***

Sarebbe riduttivo e miope concepire la crescita esclusivamente sul piano dello sviluppo economico.

L’influenza di un Paese sulla scena internazionale non è solo definita dalle sue prospettive economiche e finanziarie, ma più in generale dalla sua solidità; dalla percezione che di sé sa offrire; dalla sicurezza e dall’affidabilità che ispira nei partner. C’è ancora molto da fare, ma l’Italia gioca sempre di più un ruolo nelle dinamiche decisionali globali, della sicurezza, e più in generale nell’agenda internazione delle grandi questioni strategiche.

La crescita del sistema Paese e delle relazioni internazionali ha bisogno di stabilità nei quadranti geopolitici che influenzano la nostra sicurezza, le esportazioni e gli approvvigionamenti. Crescita vuol dire dunque anche agire in favore della stabilità, per la risoluzione dei conflitti; per la ricostruzione nei paesi colpiti dalla guerra; significa difendere i diritti umani; promuovere i processi di democratizzazione.

E’ in questo spirito che, in coordinamento con i nostri principali partner, ma anche sulla base di iniziative nazionali, l’Italia è intervenuta nella recente crisi libica e sta facendo sentire la sua presenza in Siria. Nel mondo abbiamo fatto apprezzare il “modello italiano di peacekeeping”, dal Kosovo al Libano all’Afghanistan. Il mondo sa che l’Italia è sempre presente quando si tratta di assicurare pace e sviluppo, e tutelare la dignità dell’uomo.

Il controllo degli armamenti e la non-proliferazione sono elementi essenziali di sicurezza. Anche in questo ambito l’Italia ha tutte le carte in regola. Non è un caso che la conferenza plenaria del Missile Technology Control Regime avrà luogo proprio in questa sala, tra pochi mesi.

La politica estera italiana in tema di sicurezza ha idee chiare.

E’ necessario in primo luogo ridefinire l’architettura internazionale, anche attraverso la formulazione di una Difesa Europea aggiornata e complementare all’Alleanza Atlantica. Al contempo, dobbiamo promuovere dinamiche della governance globale verso il multilateralismo e il burden-sharing, anche alla luce del contributo costruttivo che dobbiamo sollecitare dalle potenze emergenti.

Infine, è necessario lavorare affinché la comunità internazionale possa condividere concretamente il valore assoluto dei diritti umani e dello Stato di diritto, della libertà - inclusa quella di religione - e della democrazia.

Su questi temi l’Italia può spendere una credibilità conquistata per merito di una fondamentale coerenza e continuità di politica estera nella sua direttrice europea e atlantica. Un approccio privo di tentazioni egemoniche e una condotta leale nei rapporti con gli alleati e i Paesi amici.

Crescita significa Europa. Il governo e la diplomazia italiana sentono l’importanza e l’urgenza di ravvivare il processo di integrazione europea. Sanno bene che, nonostante battute d’arresto lungo il cammino benessere e sviluppo sono strettamente legati a un unico respiro politico europeo.

L’Unione deve consolidare la sua identità. In questo sforzo l’Italia è presente. Il volto dell’Europa deve essere ben definito e con esso la sua azione diplomatica esterna: soprattutto in quei dossier che rivestono per noi carattere prioritario; a cominciare dai rapporti con la sponda sud del Mediterraneo. Dal mio arrivo alla guida della Farnesina, il mio sforzo è stato rivolto a fare dei Paesi di questa regione un cardine della politica estera italiana ed europea Sono enormi potenziali ancora inespressi e che, alla luce delle Primavere Arabe, rappresentano egli interlocutori naturali per l’Europa. Con essi l’Italia può sempre più avere il ruolo di protagonista. Grazie agli stretti rapporti subito stabiliti con le nuove leadership arabe, partecipiamo attivamente alla ridefinizione delle strategie fra l’Unione e i Partner mediterranei nell’ambito della Politica di Vicinato, in particolare per quanto riguarda i finanziamenti la riponderazione da destinare allo strumento europeo di vicinato

L’Italia continua inoltre a sostenere con convinzione l’integrazione della Turchia, con la quale abbiamo rafforzato una partnership di straordinaria importanza per la sicurezza nel Mediterraneo e le nostre imprese.

***

Particolare attenzione va riservata all’obbiettivo della crescita in funzione politica. Siamo alla conclusione di una Legislatura, che ha visto il Paese reggere l’urto di una crisi senza precedenti, nata fuori dall’Europa ma di cui l’Europa ha subito particolarmente le conseguenze: complici evedenti carenze strutturali della propria governance economico - finanziaria e le pesanti situazioni debitorie. A questo proposito mi sembra opportuno ricordare le parole pronunciate dal Presidente Napolitano lo scorso settembre. Il Capo dello Stato ci ricordava che “Le vicende convulse che per effetto della crisi si stanno da un biennio succedendo nell’Eurozona spingono con inaudita forza oggettiva in una direzione ineludibile: quella di un’integrazione sempre più stretta e comprensiva tra gli Stati unitisi prima nella Comunità e poi nell’Unione. Sono insorti e divenuti evidenti limiti e contraddizioni superabili solo attraverso un pieno e coerente compimento politico del progetto europeo”.

Sono parole che dobbiamo sempre tenere a mente. Abbiamo bisogno di un’idea che restituisca entusiasmo e forza. Di questo slancio Voi, che siete i nostri ambasciatori nel mondo, dovete farvi interpreti.

Per far rinascere questo spirito è necessario ritrovare l’orgoglio di appartenere a un grande Paese, la nostra comunità nazionale, impegnata nel progetto europeo. In questo progetto l’Italia deve continuare a occupare il posto che le spetta a pieno titolo accanto ai principali e più influenti Paesi fondatori.

Questa conferenza, io credo, è un’importante occasione per sottolineare che l’Italia ha bisogno più che mai, di poter affrontare gli impegni che la attendono, ritrovando fiducia e serenità e una rinnovata coesione, vorrei dire attraverso una Grundnorm condivisa.

La forza delle idee e di una politica permeata di senso dello Stato, che contraddistingua in modo eminente la diplomazia italiana, deve essere la base per una crescita equa e uno sviluppo solidale. Voi tutti conoscete il punto che conclude la Critica della Ragion Pratica di Immanuel Kant: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me”.

Sono parole che esprimono con intensità straordinaria il senso di una missione. E quindi anche della nostra missione, la missione della diplomazia italiana nel mondo. Tocca a voi interpretarla, per il vostro Paese.

Luogo:

Roma

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