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Governo Italiano

Gentiloni: «As Rouhani visits Italy to raise Post reporter’s jailing”» (The Washington Post) – versione originale

Data:

13/11/2015


Gentiloni: «As Rouhani visits Italy to raise Post reporter’s jailing”» (The Washington Post) – versione originale

(Traduzione di cortesia)

Durante la visita di Rouhani l’Italia solleverà il caso dell’incarcerazione del giornalista del Post

Roma – Il Ministro degli Affari Esteri Italiano Paolo Gentiloni ha detto che durante la visita del Presidente dell’Iran Hassan Rouhani a Roma sabato, il suo paese solleverà il caso del corrispondente del Washington Post a Teheran Jason Rezaian detenuto in Iran. Il Ministro Gentiloni ha affermato che una risoluzione della questione aiuterebbe ad alimentare la fiducia nel paese nel contesto dello storico accordo nucleare dell’Iran con le grandi potenze mondiali.

Nonostante il Washington Post e i giornali internazionali sostengano che Rezaian sia innocente e abbia agito solo come giornalista, Rezaian è detenuto da più di un anno e di recente è stato condannato per spionaggio e altre accuse. Recentemente l’Iran ha arrestato anche il cittadino iraniano-americano residente a Dubai Siamak Namazi, facendo salire a quattro il numero degli americani con doppia cittadinanza detenuti nel paese.

In una lunga intervista con il Washington Post, Gentiloni ha affermato di aver già sollevato con alcuni funzionari iraniani la questione riguardante la detenzione di Rezaian. Gli italiani, ha confermato, si occuperanno nuovamente del caso Rezaian con Rouhani, il quale sta compiendo ora il suo primo viaggio in Europa come presidente. Rouhani incontrerà anche il Primo Ministro Italiano Matteo Renzi. Durante un viaggio che è stato annunciato come l’inizio dell’uscita dall’isolamento economico dai paesi occidentali, prima di recarsi in Francia Rouhani incontrerà anche Papa Francesco.

Di seguito alcuni estratti dell’intervista:

L’Italia è stata colpita duramente dalle sanzioni economiche contro l’Iran?

Sì. Non solo l’Italia, ma anche altri paesi europei. Stiamo facendo ora il primo passo e… non siamo ancora giunti al cosiddetto momento dell’attuazione. Per arrivarci abbiamo bisogno che l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) verifichi un certo numero di questioni. Sappiamo che questo processo segue un percorso chiaro e definito e la visita del Presidente Rouhani sarà un’opportunità per consolidare la nostra cooperazione economica e culturale. L’attuazione dipende però dal progresso di questi fattori.

Quali sono i possibili ostacoli?

Penso che la posta in gioco sia principalmente di stampo politico piuttosto che concernere dettagli tecnici. Sappiamo che in febbraio in Iran ci saranno le votazioni e il dibattito pubblico potrebbe essere dominato da due aspetti che in realtà connessi tra loro e che sono l’economia e le relazioni con i paesi occidentali e gli Stati Uniti. I problemi non hanno a che fare con questo o quell’aspetto tecnico legati all’AIEA, ma con il fatto che la volontà politica dei leader che hanno firmato l’accordo di Vienna dovrebbe rimanere solida e consistente.

Che cosa potrebbe aiutare a mantenere le cose in pista?

Naturalmente c’è qualcosa che potrebbe aiutare ad aumentare la fiducia. Il minimo indispensabile sarebbe rispettare l’accordo firmato e ciò dipende dalla volontà politica. A parte questo c’è qualcos’altro che potrebbe aiutare ad aumentare la fiducia e a facilitare le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Iran o anche tra l’Iran, gli Stati Uniti e l’Europa. Una questione è la situazione che riguarda alcuni cittadini americani. Il vostro collega [Rezaian] e altri due o tre cittadini americani. La soluzione di questo problema potrebbe non solo essere un passo avanti nella giusta direzione dal punto di vista umanitario, ma contribuirebbe anche a facilitare il processo nel suo insieme. Se possibile, i paesi europei – l’Italia, per quanto ci concerne – potrebbero non solo sollevare la questione, ma anche aiutare a trovare una soluzione.

L’Italia solleverà il caso di Jason con gli iraniani durante questo fine settimana?

Certamente. Lo abbiamo già fatto in passato. Non vogliamo sollevare il caso per farne uno scandalo, ma per cercare di dare un contributo alla soluzione del problema. Una soluzione non solo per questioni umanitarie, ma anche per creare l’atmosfera giusta. Un altro elemento che potrebbe aiutare è il risultato potenziale di ciò che succederà questo sabato a Vienna durante il secondo giro di negoziazioni sulla Siria.

Chiederete agli iraniani di cooperare di più sulla questione riguardante la Siria?

Penso che gli iraniani possano accettare l’idea che ci sia una transizione con un’apertura verso un governo diverso da quello che abbiamo ora e, ad un certo punto, arrivare non ad un cambio di regime ma al fatto che Bashar Al-Assad non sia più al comando del paese. Gli iraniani non accettano questa idea, ma spero che durante i prossimi negoziati riusciremo a trovare un compromesso.

Come interpretate i segnali recenti che indicano che coloro che rappresentano la linea dura in Iran stanno rafforzando la loro posizione nel paese?

 Non mi trovo nella posizione di poter fare un’analisi accurata delle notizie più recenti. Credo fermamente però che il Presidente Rouhani e il governo si siano impegnati in un processo. Non penso però che questo processo significhi cambiare i principi della repubblica islamica, penso invece riguardi il fatto di accettare un certo percorso di apertura in campo politico ed economico. Questo è ciò che è cruciale dal nostro punto di vista.


Luogo:

Roma

Testata:

The Washington Post

Autore:

Anthony Fajola

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