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Governo Italiano

Discorso dell’On. Ministro al Business Forum italo-ungherese

Data:

12/10/2017


Discorso dell’On. Ministro al Business Forum italo-ungherese

Milano, 12 ottobre 2017

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Ministro Pèter Szijjártó (Ministro degli Affari Esteri)

Presidente Michele Scannavini (Presidente dell’Agenzia ICE)

Cari imprenditori, Signore e Signori,

Sono molto felice di inaugurare il Business Forum italo-ungherese. E’ un doppio piacere farlo assieme al collega Pèter Szijjártó con il quale ho avuto il privilegio di stringere una bella amicizia e di approfondire il nostro dialogo politico. Le nostre relazioni sono così forti e i nostri incontri sono così frequenti che solo due giorni fa il Sottosegretario Amendola è stato in missione a Budapest.

L’Italia e l’Ungheria hanno una grande storia in comune. Basti pensare al coraggio di tanti italiani che, durante i moti del 1848-49, andarono a combattere per l’indipendenza dell’Ungheria.  Mi riferisco alla Legione italiana, guidata dal Colonnello lombardo Alessandro Monti, che si recò in terra magiara per sostenere il desiderio di libertà del popolo ungherese.

Pochi anni dopo, gli ungheresi ricambiarono il favore con la Legione ungherese, che seguì Garibaldi nella “Spedizione dei Mille” in Sicilia. Non tutti sanno che una delle vie centrali di Palermo, Corso Tukory, è dedicata alla memoria di uno dei patrioti ungheresi che sbarcò in Sicilia.

Sono vicende storiche che hanno alimentato un “comune sentire” fra Italia e Ungheria. Una storia che ha cementato i nostri rapporti anche in altri ambiti: come quello economico che continuiamo ad approfondire oggi.

Siamo a Milano nel cuore economico dell’Italia e mi auguro che il suo ritmo - veloce ed intenso - possa dare nuovo impulso alle nostre relazioni bilaterali.  

Milano è una città che non si fa mai sfuggire un affare e che sta al passo dei mercati globali. E’ un passo veloce, ve lo posso confermare: questo per me è il primo di tre importanti eventi economici della giornata:

-firmerò un Protocollo d’Intesa fra la Farnesina e la Borsa Italiana;

-e più tardi parteciperò anche al Foro economico italo-arabo.

In un mondo di tumulti ed incertezze, il Governo ha una missione imprescindibile: generare fiducia e stabilità, affinché le imprese possano trovare il terreno giusto per fare gli investimenti. E possiamo dire, oggi, di aver lavorato nella direzione giusta: la fiducia nell’Italia è tornata ai livelli pre-crisi sia nell’ottica dei consumatori, che delle imprese e degli investitori. Un dato reale è la crescita del PIL, che secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale sarà del +1,5% nel 2017. Un altro indice del momento favorevole è quello della produzione industriale: per il settimo mese consecutivo in crescita, con un +5,7% ad agosto.

Anche la partnership economica con l’Ungheria è in costante crescita. Dal 2013 ad oggi l’interscambio commerciale non ha mai smesso di aumentare.

Nel 2016, l'interscambio Italia-Ungheria ha sfiorato i 9 miliardi di euro (8,98 miliardi; esportazioni italiane di 4,4 miliardi di euro; importazioni di 4,58 miliardi) e il trend positivo è confermato nel primo semestre del 2017: +5,2% di crescita delle esportazioni italiane; +18,5% delle importazioni di prodotti dall’Ungheria.

Secondo le previsioni OCSE, il PIL ungherese crescerà del 3,8% nel 2017 e questo è un valore superiore alla media mondiale (3,5%). Un dato che smentisce chi pensa che i Paesi dell’Unione Europea non possano più offrire prospettive di crescita interessanti.

L’Unione Europea ha investito molto in Ungheria. Ci ha investito molto anche l’Italia in settori strategici come quello energetico e quello bancario.

Oggi sono presenti in Ungheria oltre 2.000 aziende di proprietà o di partecipazione italiana in pressoché tutti i settori dell’economia.

Tantissime grandi, medie e piccole imprese italiane hanno creduto nell’Ungheria fin dai primi anni ’90, quando la sua economia era molto diversa da quella che conosciamo oggi. Fu come un’apertura di credito verso il sistema economico ungherese, perché quelle imprese puntarono sul futuro dell’Ungheria e dei nostri rapporti economici.

I Governi ungheresi che si sono succeduti nel tempo hanno ripagato quella fiducia con riforme ambiziose, pragmatismo, affidabilità, che hanno stimolato alti tassi di crescita.

Oggi siamo riuniti in questo Business Forum per fare un ulteriore salto di qualità, in tanti settori, grazie alla forza delle nostre relazioni bilaterali, ma anche della spinta vitale delle centinaia di imprese italiane ed ungherese che partecipano a questa iniziativa. 

In particolare, sono convinto che ci siano le condizioni giuste per aumentare le collaborazioni industriali e per cerare un ambiente sempre più favorevole a chi investe nella crescita. Le opportunità non mancano e nemmeno i progetti più ambiziosi. Dobbiamo coglierle insieme.

Basta considerare che l’Ungheria è un Paese attraversato da quattro corridoi pan-europei, con una rete ferroviaria molto articolata e ben 6 aeroporti con collegamenti internazionali. In quest’ottica, è cruciale continuare a sviluppare interconnessioni fra i nostri due Paesi, come il Porto di Trieste per collegare meglio l’Ungheria all’Adriatico.

Mi faccio portavoce oggi di tante realtà imprenditoriali italiane che sono molto interessate allo sviluppo delle infrastrutture, dell’impiantistica, del settore medicale, dell’industria di difesa, e della digitalizzazione, per citare solo alcuni settori in crescita.  

 

Ho voluto iniziare questo mio ragionamento dall’amicizia italo-ungherese, andando molto indietro nel tempo e richiamando gli atti di eroismo, nell’800, dell’una e dell’altra parte.

Ho anche voluto ricordare gli investimenti compiuti dalle imprese italiane subito dopo la caduta del muro di Berlino e le straordinarie riforme dell’Ungheria negli anni.

Ma vorrei concludere con un richiamo alla nostra comune casa europea, di cui siamo tutti cittadini. Perché al di là delle differenti sensibilità su alcuni temi specifici - come quello migratorio - l’Italia e l’Ungheria condividono un destino europeo comune.

Con la Dichiarazione di Roma del 25 marzo scorso, Italia, Ungheria, e gli altri Stati Membri dell’UE, hanno trasmesso un forte messaggio di fiducia ai cittadini sul futuro dell’Europa. Sappiamo entrambi che non esistono formule magiche o modelli predefiniti. Il fattore essenziale è la volontà politica di sostenere quel progetto di integrazione europea, che ci ha uniti dopo le tragiche separazioni del dopoguerra e che ha consentito di diffondere prosperità, grazie al libero mercato e alla libera circolazione dei capitali.

La sfida che accomuna Italia e Ungheria è - e resta – politica. Dalla nostra capacità di visione, dal nostro livello di ambizione e dalla nostra determinazione nel difendere il patrimonio dell’unità europea, potrà dipendere il futuro del progetto comune europeo e quindi il livello di prosperità che genereranno i nostri scambi e le nostre imprese.  


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