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Governo Italiano

Discorso dell’On. Ministro all’evento “Investire in Italia: quadro normativo e istituzionale per gli investimenti esteri”

Data:

13/06/2017


Discorso dell’On. Ministro all’evento “Investire in Italia: quadro normativo e istituzionale per gli investimenti esteri”

Farnesina, 13 giugno 2017

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Gentili Ambasciatori,      

Cari Rappresentanti delle Istituzioni,

Rappresentanti di imprese straniere,

Signore e Signori,

Benvenuti, tutti, alla Farnesina.

Oggi vogliamo rispondere ad una sola domanda: perché investire in Italia?  

Il grande economista John Maynard Keynes diceva che l’oggetto sociale degli investimenti è di sconfiggere le forze oscure del tempo e dell’ignoranza che avvolgono il nostro futuro.

Peggio ancora è se perdessimo fiducia nel nostro futuro, come abbiamo rischiato di fare dopo la crisi finanziaria del 2007-2008.

Per lunghi anni dopo la crisi – ancora più profonda di quella fra le due guerre mondiali – i Governi di cui ho fatto parte, di questa Legislatura, hanno lavorato giorno e notte per mettere in sicurezza la nostra economia.

Se in quegli anni non avessimo avuto l’Euro, l’impatto sarebbe stato ancora più devastante. L’Euro ci ha salvato da una frana finanziaria che avrebbe distrutto le nostre fondamenta economiche. L’azione della BCE ha difeso la nostra economia reale dalla catastrofe.

Quello che è ancora più importante è che in Italia e in Europa non abbiamo mai perso speranza nel futuro. E malgrado l’ulteriore shock della Brexit, oggi i dati ce lo confermano:

-        L’indice del “sentimento degli investitori nell’Eurozona”, da questo mese, è al livello più alto dal 2007 (Eurozone investor sentiment).

-        L’Italia è tornata a crescere e abbiamo da poco alzato le stime del PIL nel primo quadrimestre dell’anno (+0,4%) superiori al Regno Unito, agli USA, alla pari con la Francia.

-        La disoccupazione ha segnato un calo, toccando il livello più basso negli ultimi 4 anni.

Siamo contenti di questi dati positivi, che premiano l’attività del Governo, ma non è il momento per celebrare. Si può e si deve fare di più.

Sono convinto che il 2017 può essere l’anno dell’Eurozona, se manteniamo questa rotta assieme ai nostri Partner europei.

Sempre nel primo quadrimestre dell’anno, la crescita dell’Eurozona è stata doppia rispetto a quella degli USA.

Quello che dico agli investitori: è di avere più fiducia nel futuro dell’Europa e dell’Italia. Non soltanto perché oggi le statistiche stanno dalla nostra parte, ma perché noi stiamo dalla vostra parte nell’aprire i mercati e difendere il libero scambio. Sono valori che abbiamo difeso con determinazione al G7 di Taormina contro le derive protezionistiche.

Oggi i rischi sono sempre più politici e molto meno economici. L’Italia ha bisogno di una visione politica che punti su progetti di lungo periodo.

La frenesia quasi-elettorale che abbiamo vissuto in questi giorni - su come e quando si vada alle elezioni - non ci aiuta. Gli investitori ci chiedono calma. Quando sarà il momento di fare campagna elettorale, ben venga, ma alimentare un clima del genere per puri fini pre-elettorali è dannoso.

Consentitemi di ricordare alcuni punti di forza dell’economia italiana, che saranno approfonditi nel corso dell’evento:

-        Innanzitutto, è importate che gli investitori guardino all’Italia come un hub che lega il mercato UE con i mercati del Nord Africa e del Medio Oriente, quasi 800 milioni di consumatori.   

-        L’Italia è la terza economia dell’Eurozona ed è importante ricordare che le famiglie italiane sono fra le meno indebitate d’Europa. C’è una elevata propensione al risparmio, grande potenzialità per consumi ed investimenti.

-        L’Italia è inoltre la seconda economia manifatturiera d’Europa.

-        Chi investe in Italia acquisisce un know-how davvero unico in settori strategici come quelli dei macchinari, dell’automazione, della robotica, dell’ingegneria, della moda, del design, dell’agro-alimentare; e delle tecnologie verdi, dove siamo primi nell’UE per il mix di rinnovabili (con una quota oltre il 17%).

-        Chi investe in Italia investe in un’economia fortemente proiettata all’export: nel G20, siamo attualmente il Paese con il quinto maggiore avanzo commerciale in campo manifatturiero.

-        Chi investe in Italia sa che fra i grandi Paesi europei il nostro è quello che ha un costo del lavoro più basso, meno di Francia e di Germania.

-        Senza dimenticare che i nostri giovani, oltre ad essere altamente qualificati, hanno alle spalle un mondo universitario che è connesso con tutti i principali network europei di ricerca, sviluppo e innovazione.

Ma come dicono in molti, investire in Italia significa investire in una “global brand italiana” che va oltre la “dimensione Paese”. E’ un concetto di vita, di stile, di benessere e di arricchimento culturale.

Quando ero a Londra, poche settimane fa, veniva pubblicato il Bloomberg Global Health Index, che ha classificato l’Italia al primo posto per salute e benessere. Da allora, ricordo sempre agli investitori che investire in Italia fa bene alla salute! 

Ero a Londra per sostenere l’azione di promozione di Milano come polo finanziario europeo e per la sua candidatura come sede dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) grazie alla sua leadership nel settore, nella post-Brexit.

Nel Rapporto che sarà presentato da The European House - Ambrosetti, verrà illustrato come il business environment italiano sia molto migliorato negli ultimi anni.

Quindi, vorrei brevemente ricordare gli sforzi che ha fatto il Governo per raggiungere questo risultato, per invertire la tendenza e per ridare fiducia agli investitori.

Incomincio dal varo del programma “Destinazione Italia” (2013) che ha posto l’attrazione degli investimenti esteri al centro delle nostre priorità, stimolando una riorganizzazione “sistematica” del comparto per l’attrazione degli investimenti.

Abbiamo approvato in Parlamento il “Jobs Act” che ha introdotto una normativa sui contratti di lavoro più flessibile e più adattabile ai diversi cicli economici.

Abbiamo accelerato la giustizia civile, con corti specializzate per le imprese, incentivi per le procedure extra-giudiziali, il nuovo processo telematico e la nuova normativa fallimentare.

Questo fa parte di un più ampio impegno volto a modernizzare l’amministrazione pubblica, garantire la certezza del diritto, facilitare le autorizzazioni, velocizzare i pagamenti, e aumentare l’attrattività del Sistema Paese.

Abbiamo reso l’amministrazione fiscale più trasparente e prevedibile, sempre per garantire maggiore certezza agli investitori. Ma anche per stimolare una interlocuzione tra fisco e contribuenti basata su conoscenza reciproca, dialogo e cooperazione.

Riconosco che il livello di tassazione in Italia rimane troppo elevato. Ad un livello ancora critico che disincentiva gli investimenti. Per questo - fin dall’inizio della Legislatura ed in ogni compagine governativa alla quale ho preso parte - mi sono sempre impegnato per ridurre le tasse. L’opera non è conclusa e dobbiamo fare ancora di più. Lo dobbiamo fare per sostenere la crescita e attrarre gli investimenti. 

Menziono inoltre il Piano Industria 4.0, che tocca tutte le fasi del ciclo di vita delle imprese per aumentare la competitività, per sostenere gli investimenti, per la digitalizzazione dei processi produttivi, per valorizzare la produttività dei lavoratori e la loro formazione, per lo sviluppo di nuovi prodotti e processi.

In questo sforzo complessivo del Governo, c’è dietro tanta Farnesina.

Vorrei sottolineare, in primis, il grande sforzo della Farnesina per stimolare una maggiore attenzione istituzionale agli investimenti, ponendoci come criterio quello del coordinamento tra i vari Ministeri e i soggetti più interessati. Gli investimenti si attirano solo se ci presentiamo con un Sistema Paese coordinato.  

Abbiamo reso le politiche di visto più attrattive per i manager stranieri:

-        Visti Business rilasciati in 72 ore da Ambasciate e Consolati, ma l’obiettivo è ridurre questi tempi ulteriormente.

-        Visti Startup per incentivare imprese creative ed innovative interessate al mercato italiano.

-        Visti per Investitori per consentire agli imprenditori esteri di risiedere ed investire in Italia più facilmente.

Lo scorso anno, le nostre Rappresentanze hanno gestito 178.074 richieste di visti per affari. Ma mi auguro che il numero aumenti grazie a queste nuove tipologie di visti.

Da poche settimane, all’interno della Direzione Generale Sistema Paese, abbiamo istituito un Ufficio per gli Investimenti Esteri, che sarà il punto di riferimento nella Farnesina per le multinazionali e le imprese straniere che guardano all’Italia.

La diplomazia economica è stata la mia priorità fin dal primo giorno di lavoro alla Farnesina. E nelle mie missioni all’estero ricordo sempre che: le porte delle nostre Ambasciate, dei nostri Consolati e dei nostri Uffici ICE sono spalancate agli investitori.

Ma c’è di più: oltre all’assistenza delle Ambasciate e dei Consolati,  negli Uffici ICE abbiamo creato 7 nuovi Desk per l’attrazione degli investimenti esteri nelle città di: Istanbul, Londra, New York, Singapore, Tokyo, Dubai, San Francisco. Altri 2 Desk saranno aperti a breve  a Pechino e Hong Kong.

Sono contento che molti si sono già accorti dei passi avanti fatti dall’Italia. Non è per caso che un numero crescente di multinazionali si riaffaccia al nostro mercato e che siamo rientrati nei radar dei grandi fondi sovrani ed internazionali.

Se ne sono accorti anche quegli indici globali che a volte, per come sono costruiti, ci penalizzano.

L’Italia ha fatto un salto dal 16° al 13° posto nel Foreign Direct Investment Confidence Index (pubblicato dalla A.T. Kearney)  e si trova oggi dopo la Svizzera.

E nella classifica europea degli investimenti esteri di Ernst & Young, l’Italia ha registrato un incremento dei progetti di investimento pari al 62% (dal 2015 al 2016), secondo solo a quello della Svezia.

Gli indici non bastano a raccontare, fino in fondo, la storia di una Italia che cresce e che ha fiducia nel futuro. Sono molto contento che oggi sentiremo le voci delle imprese straniere che hanno creduto nel nostro Paese: l’americana General Electric, la cinese Huawei ed il fondo statunitense Ramius, che ha reso possibile l’espansione di Linkem.

Concludo, ricordando che oggi sono qui altrettanto interessato ad ascoltare: le aspettative degli imprenditori stranieri che investono nel nostro Paese, quello che non funziona, e le criticità che dobbiamo ancora superare, promettendo di fare sempre del nostro meglio.

 


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