Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Discorso dell’On. Ministro alla Conferenza internazionale “Città d’Africa: urbanizzazione come fattore di crescita del continente africano”

Data:

15/11/2017


Discorso dell’On. Ministro alla Conferenza internazionale “Città d’Africa: urbanizzazione come fattore di crescita del continente africano”

Roma, 15 Novembre 2017

 

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Rivolgo un caloroso benvenuto a tutti alla Farnesina e in particolare:

-ai colleghi Ministri, Vice Ministri, Sottosegretari e Sindaci dal Congo, dall’Angola, dalla Tunisia, dalla Guinea Conakry, dalla Somalia, dal Ghana e dal Mozambico;

-agli Ambasciatori oggi qui con noi;

-all’Executive Secretary dell’UNECA Vera Songwe;

-al Vice Ministro Giro;

-a tanti amici africani e amici dell’Africa per un evento dedicato al grande potenziale di crescita e di sviluppo sostenibile delle città del continente.  

Sin dai tempi degli Antichi greci, per poi passare all’epoca del Medioevo e del Rinascimento, le città sono state fonte di vitalità della nostra cultura europea. Dall’Agorà greca al Foro romano, e fino ai nostro tempi, la città ha avuto la funzione di garantire l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese; di trasformare il potere in strutture; l’energia della comunità in cultura, arte e creatività; e di favorire lo sviluppo economico e sociale.

Questa visione, che affonda le radici nella storia, ci ha spinto a dare grande importanza a questo evento sulle città africane. Siamo infatti convinti che l’urbanizzazione non sia soltanto un fenomeno sociale da osservare, ma sia anche fattore di crescita e di prosperità.

Non è un caso che quando abbiamo definito l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ai negoziati hanno partecipato numerosi Sindaci del mondo. Oggi sarebbe impossibile realizzare i 17 Obiettivi Globali senza un contributo diretto delle città. Perché oltre il 60% dei 169 target dell’Agenda richiedono un impegno a livello di città e di regioni. Le città africane - in fortissima espansione - sono un nostro partner fondamentale verso questa meta.

L’ho detto in occasione della Giornata dell’Africa e lo ripeto oggi: il perno della politica estera italiana deve sempre essere rivolto verso il Mediterraneo e verso l’Africa. Perché lo sviluppo del Mediterraneo e dell’Africa significa pace, sicurezza e prosperità per i nostri popoli.

E’ un fatto geografico: Roma è esattamente a metà fra Bruxelles e Tunisi, fra la capitale dell’Europa e l’Africa. Ma è anche nello spirito della diplomazia italiana: quello di costruire un “ponte” fra l’Europa e l’Africa per superare le grandi contrapposizioni di quest’epoca; fra chi intende innalzare muri e chi invece vede - giustamente - nel dialogo euro-africano l’elemento indispensabile per risolvere le grandi sfide comuni: dal terrorismo alla crisi migratoria.

Lo sviluppo sostenibile delle nostre città e la loro capacità di rispondere adeguatamente ai bisogni dei nostri cittadini è la chiave per rispondere a queste sfide con efficacia e concretezza. Pensate soltanto alla condizione dei giovani, europei ed africani, che nelle città cercano di realizzare i loro progetti di vita e che si scontrano con una disoccupazione insopportabile. Una condizione che genera “fatica democratica” e alimenta il sentimento che la politica non persegua i loro interessi. O - peggio ancora - diventano preda di fanatici ed estremisti, perché troppo spesso la radicalizzazione attecchisce dove manca lavoro, dove c’è disagio sociale e povertà, in Africa e in Europa. 

Come in passato, le città devono essere il luogo dove confrontarsi con questa realtà. Serve uno sforzo politico considerevole. Perché l’Africa, in particolare, è l’epicentro della crescita demografica e dell’urbanizzazione globali. La sua popolazione è attualmente di 1,2 miliardi e raddoppierà fino a 2,5 miliardi entro il 2050; cioè un quarto della popolazione del pianeta. L’Africa avrà più abitanti urbanizzati dell’Europa ovvero quasi 570 milioni di persone. E per sostenere queste dinamiche l’Africa dovrà creare ogni anno 15 milioni di posti di lavoro e generare una crescita di più del 5% del PIL.  

Per approfondire queste urgenti questioni, abbiamo deciso di articolare il nostro incontro di oggi in tre Panel. Il primo: dedicato ai rapporto tra urbanizzazione e sviluppo economico; il secondo: sui profili sociali ed ambientali della crescita delle città; il terzo: sulle implicazioni in termini di pace e di sicurezza.

Il filo-conduttore dei lavori è la costruzione di un partenariato molto più forte e differenziato fra l’Italia e l’Africa. L’Italia vuole ambire a diventare un “hub” degli investimenti dell’Europa verso le città africane, come uno dei Paesi europei più vicini all’Africa e più sensibili alle vostre esigenze.

Energia, infrastrutture, industria, trasporti, meccanica, tecnologie, digitalizzazione, PMI. Vorrei che queste fossero le “parole chiave” verso l’obiettivo delle “smart cities”: a misura di cittadino e in grado di rispondere alle sue concrete esigenze.

E non stiamo parlando di un futuro lontano. Al contrario, abbiamo già degli eccellenti esempi in Africa: come Konza City in Kenya,  Kigali in Ruanda, Diamnadio in Senegal, che attraverso un’efficace pianificazione, favorita da digitalizzazione ed energie rinnovabili, sono modelli virtuosi di gestione dell’urbanizzazione.

L’Italia è pronta a fornire maggiore assistenza anche sul piano della Cooperazione allo Sviluppo, trovando i punti di convergenza tra l’Agenda 2030 e l’Agenda 2063 dell’Unione Africana. Ricordo che il nostro Aiuto Pubblico allo Sviluppo bilaterale in Africa è già al 60% delle risorse (ovvero 343 milioni di euro). Un impegno che si è rafforzato ulteriormente, quest’anno, con l’istituzione del Fondo Africa (200 milioni), che stiamo ora rifinanziando attraverso la Legge di Bilancio.

Ma non è esclusivamente una questione di risorse. La Cooperazione Italiana vanta una lunga tradizione ed expertise nel promuovere la “cooperazione decentrata” fra Regioni, Province e Città. E siamo stati fra i principali ispiratori, in ambito UE e OCSE, dell’ “approccio territoriale” per la diffusione di conoscenze, know-how e innovazioni direttamente fra territori.

Negli anni, abbiamo coinvolto più di 200 Regioni, Province e Città in progetti di questo tipo, dal Marocco al Mozambico, investendo in capacity-building e processi di decentralizzazione che facilitano le decisioni a livello locale, la trasparenza, e l’accesso al credito per l’agricoltura, le infrastrutture e i servizi. Ciò che crea le condizioni per lo sviluppo delle PMI.

C’è poi un’altra esperienza importante che vorremmo condividere con le città africane: quella della gestione del nostro tessuto urbano, coniugando tradizione e innovazione, affiancando alle trasformazioni infrastrutturali la tutela del patrimonio artistico-culturale e dello sviluppo del turismo.

Asmara, Maputo, Luanda, Addis Abeba, ma anche Timbuctu, Algeri, Ghadames, Marrakesh, Luxor, Windhoek: sono città che hanno una importante tradizione storica e architettonica che merita di essere salvaguardata, tutelata e valorizzata come ricchezza, per promuove sia turismo che occupazione.

Anche nell’ambito dell’Unione Europea, i nostri amici africani devono sapere che troveranno sempre - nell’Italia - un attento avvocato dell’Africa. Abbiamo stimolato l’UE a percorrere la via di un dialogo strutturato e costante con i Paesi africani. 

L’Europa può fare ancora tanto per l’Africa. E certo non può stare a guardare mentre Russia e Cina fanno enormi investimenti in Africa. Perché a differenza di Russia e Cina l’investimento dell’Europa in Africa è un investimento in un destino comune. L’Europa, per sua stessa geografia e storia, è consapevole che in Africa - e nelle sue città - è in gioco il futuro stesso dell’Europa e una buona parte degli equilibri del mondo.

E non bisogna mai dimenticare che l’Africa è un continente di grandissime opportunità. È inquietante constatare come il continente africano venga considerato da una parte dell’opinione pubblica europea come povero, quando è invece immensamente ricco di ogni risorsa. In Africa si trova il 30% delle riserve mondiali di minerali e il 10% delle riserve mondiali di petrolio.

L’Italia ci crede. Siamo già da tempo il primo donatore bilaterale del Fondo Fiduciario dell'UE per l'Africa. E crediamo che sia giunto il momento per l’Europa di fare una scelta strategica e fare un grande investimento in Africa. Il nuovo Piano Europeo per gli Investimenti Esterni dedicherà anch’esso nuove risorse al tema delle città sostenibili. Ma siamo solo all’inizio e serve ancora più ambizione.

E’ questo lo spirito con cui l’Italia guarda al V Summit Africa-UE, fra pochi giorni ad Abidjan, per tracciare una nuova e più ricca partnership fra l’Europa e l’Africa.

 

 


25791
 Valuta questo sito