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Governo Italiano

Discorso dell’On. Ministro di presentazione del programma della presidenza italiana dell’OSCE nel 2018 - Vienna, 20 luglio 2017

Data:

20/07/2017


Discorso dell’On. Ministro di presentazione del programma della presidenza italiana dell’OSCE nel 2018 - Vienna, 20 luglio 2017

(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

Signor Presidente (Ambasciatore Clemens Koja), Cari Rappresentanti Permanenti, desidero ringraziarvi per avermi invitato ad illustrare le priorità della Presidenza italiana nel 2018.

Consentitemi di complimentarmi con la Presidenza austriaca per l’eccellente lavoro che sta svolgendo quest’anno, a guida dell’OSCE, in circostanze particolarmente complesse.

Sono anche molto lieto di rivolgere un saluto ai vertici delle istituzioni dell’OSCE, da poco nominati. A loro esprimo i miei migliori auguri di successo nello svolgimento del mandato.

Grazie alla Presidenza austriaca e all’impegno di tutti voi, abbiamo raggiunto un consenso sulle nomine, in maniera costruttiva e con  volontà di compromesso. E’ lo spirito giusto: perché il consenso non è una debolezza, ma un punto di forza.

E’ con questo stesso spirito che l’Italia si appresta ad assumere la Presidenza dell’OSCE nel 2018. Crediamo profondamente nella missione di questa Organizzazione per la pace, per la sicurezza e per la stabilità. Un’Organizzazione in cui le crisi e i destini, di tutti noi, si incrociano.

E’ un incarico che assumiamo con profondo senso di responsabilità. E intendiamo realizzare questa missione - da Vancouver a Vladivostok - con la ricerca costante del dialogo e della cooperazione.

Allo stesso tempo, ci attendiamo, come sempre, una forte condivisione di responsabilità da parte di tutti i Paesi Membri. Non è certo la Presidenza che può risolvere, da sola, i problemi. Sfide condivise richiedono soluzioni comuni, un senso di responsabilità e di solidarietà “moltiplicato per 57”.

Significa ritrovare, in ogni situazione, il più autentico “spirito di Helsinki” e di perseguirlo nella sua interezza, con quell’approccio  ideato dai fondatori con straordinaria lungimiranza e basato sull’idea che la sicurezza poggia su più dimensioni: quella politico-militare, quella economico-ambientale e quella umana.

Ritrovare lo “spirito di Helsinki” non è un ritorno al passato, ma riscoprire quello spirito che assicurò il dialogo persino negli anni più duri della minaccia nucleare, per costruire su quelle fondamenta una “Helsinki del 21° secolo”, che abbatta il “muro contro muro” che troppo spesso ci oppone, gli uni agli altri, e contrario agli interessi di tutti.

Affronto per prima la crisi ucraina.  Da una parte, la crisi ucraina ha messo in discussione i principi stessi su cui si fonda l’OSCE; dall’altra, però, ha chiarito - una volta per tutte - quanto il mondo abbia bisogno dell’OSCE per risolverla.

In questo senso, l’istituzione della Missione di Monitoraggio Speciale in Ucraina (marzo 2014) è un esempio unico dello sforzo collettivo multilaterale per la risoluzione pacifica del conflitto. Da parte italiana, si continuerà a sostenere e a difendere questa missione, affinché possa svolgere pienamente e in sicurezza il suo mandato.

Allo stesso tempo, sarà cruciale per noi sostenere gli sforzi del Formato di Normandia e del Gruppo Trilaterale di Contatto per una soluzione pacifica della crisi. Chiediamo l’attuazione degli Accordi di Minsk, nel pieno rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale, dell’unità e dell’indipendenza dell’Ucraina.

La crisi in Ucraina non è purtroppo l’unica sfida. Ci sono tanti, troppi conflitti protratti che meritano la nostra costante attenzione. Sono focolai di tensioni su cui ci impegneremo a rafforzare l’azione dell’OSCE, nell’ambito dei formati esistenti, ad esempio: le discussioni internazionali di Ginevra sul conflitto in Georgia del 2008; il processo negoziale per la risoluzione del conflitto in Transnistria nel formato 5 + 2; il conflitto nel Nagorno-Karabakh, sostenendo il lavoro del Gruppo di Minsk e gli sforzi dei suoi tre Co-Presidenti.

Inoltre, durante la nostra Presidenza, intendiamo promuovere una maggiore attenzione dell’OSCE alle sfide provenienti da Sud, nel Bacino del Mediterraneo. Il motivo è semplice: ad alcuni il Mediterraneo può sembrare un mare piccolo, quasi un lago, ma nel suo Bacino Sud si propagano alcune delle più gravi minacce alla pace e alla sicurezza dell’Europa e del mondo: dal terrorismo alla crisi migratoria.

Sono anche convinto che la dimensione della sicurezza del Mediterraneo sia complementare, non alternativa, alla dimensione euro-asiatica dell'OSCE. Già da quest’anno, esercitando la Presidenza del Gruppo di Contatto Mediterraneo, ci siamo impegnati a stimolare un dialogo con tutti i Partner sulle minacce e sulle opportunità del Mediterraneo.

La crisi dei flussi migratori, in particolare, sarà anch’essa fra le priorità della Presidenza italiana. Intendiamo affrontarla non soltanto dal punto di vista securitario, ma anche sotto il profilo del contrasto all’intolleranza e alla discriminazione; dell’importanza di favorire il pluralismo, l’inclusione e il dialogo interculturale e interreligioso, che sono le fondamenta della pace e della sicurezza.

A questa crisi sarà dedicata la Conferenza Mediterranea dell’OSCE a Palermo il 24 e 25 ottobre, dove spero di poter dare il benvenuto ai voi e ai vostri Ministri.

La crisi della dimensione politico-militare sarà un altro argomento che avrà la nostra massima attenzione. Il regime di controllo degli armamenti, le misure di sicurezza e di rafforzamento della fiducia, sono sistematicamente violati o applicati in maniera selettiva, o non rispecchiano l'evoluzione tecnologica.

C’è poi la tendenza a ritenere che in un contesto di tensione la trasparenza non sia un obiettivo in sé, dimenticando che le misure di rafforzamento della fiducia e di controllo degli armamenti non sono strumenti pensati per il “bel tempo”, ma al contrario per garantire la stabilità e la prevedibilità necessarie a superare “le tempeste”.

Quindi, la Presidenza italiana intende promuovere tutte quelle iniziative volte ad applicare le misure esistenti, stimolando una riflessione sul loro adattamento alle mutate condizioni di sicurezza.

Il “dialogo strutturato” sulle sfide attuali e future alla sicurezza europea è anch’esso uno strumento che la Presidenza italiana continuerà a sostenere per ricercare le cause più profonde delle tensioni; per ristabilire fiducia; ma anche per aggiornare gli strumenti a nostra disposizione al passo dell’evoluzione tecnologica.

Questa è un’Organizzazione che ha sempre dimostrato di poter produrre risultati concreti quando tutti gli Stati hanno collaborato in maniera costruttiva e con autentico spirito di condivisione delle responsabilità.

Prendo l’esempio della sicurezza cibernetica: l'OSCE ha saputo adottare nuove misure e meccanismi per affrontare questa nuova sfida; ma adesso è giunto il momento di attuare gli impegni presi, stabilendo concrete forme di collaborazione, di fronte ad una minaccia sempre più destabilizzante.

La Presidenza italiana intende impegnarsi a fondo per ampliare la collaborazione in tema di sicurezza cibernetica. In particolare, riteniamo che sia importante promuovere collaborazioni tra settore pubblico, settore privato e mondo scientifico-accademico, individuando e valorizzando - con iniziative specifiche rivolte ai giovani - le eccellenze emergenti negli Stati Membri.

In questo campo, i giovani sono una priorità. Recentemente, al Vertice G7 di Taormina, abbiamo incoraggiato i nostri partner a lanciare un forte segnale ai provider di internet per mettere off-line l’internet del terrore. Quello spazio oscuro della rete che attrae e radicalizza tanti, troppi giovani. Condivido, quindi, l’accento posto dall’Austria sul ruolo dei giovani a contrastare la “narrativa del terrore” e a rigettare l’equazione tra immigrazione e terrorismo.

Fra le altre minacce transnazionali - che saranno prioritarie durante la Presidenza italiana - c’è la lotta ai traffici illeciti: dalla lotta al narcotraffico al traffico di beni culturali. Sconfiggere il cancro del narcotraffico fa bene alla stabilità e alla pace. Vogliamo mettere al servizio dell'OSCE l’esperienza italiana, promuovendo maggiore cooperazione regionale tra agenzie di frontiera e sostenere la formazione delle forze di polizia.

Passando alla dimensione economico-ambientale, sono convinto che questo rimanga il terreno più fertile per un’interazione molto costruttiva, in cui interessi comuni, meno conflittuali, possono contribuire a diffondere un'atmosfera positiva in ambiti più complessi.

Mentre sul piano della dimensione umana, la Presidenza italiana intende sostenere il nesso fra la tutela dei diritti fondamentali e il perseguimento della pace, della sicurezza e della prosperità: se i diritti fondamentali sono protetti, nell’ordinamento giuridico, come nella vita quotidiana, si afferma lo stato di diritto e si garantisce la sicurezza; se tale protezione è disattesa, la conseguenza è il moltiplicarsi di conflitti e il perpetrarsi dell’instabilità sociale e politica.

Il tratto distintivo della nostra Presidenza sarà il dialogo e l’inclusione, valorizzando il ruolo delle istituzioni autonome dell'OSCE, della società civile, dei think tank e delle università. Desideriamo che gli incontri sulla terza dimensione siano una piattaforma di scambio di esperienze sulle sfide alla sicurezza nel rispetto dei principi dello stato di diritto.

Infine, la Presidenza italiana intende valorizzare l’expertise dell'OSCE su temi trasversali alle tre dimensioni. Un esempio fra tutti è la lotta alla tratta di esseri umani, che implica il contrasto alle reti di trafficanti, la tutela delle vittime e il rafforzamento della cooperazione con i Paesi del partenariato Mediterraneo ed Asiatico.

Come sapete, grazie all'Italia, l'OSCE ha avviato, l’anno scorso, un progetto di formazione per il contrasto alla tratta di esseri umani lungo le rotte migratorie, realizzato in collaborazione con il Centro di Eccellenza dei Carabinieri a Vicenza.

La Presidenza italiana sarà ambiziosa, ma realista. Nessuna Presidenza, per quanto volenterosa e capace, può affrontare tutte queste sfide senza contare sull’unità di intenti che dal 1975 ha sancito il successo dell’OSCE. Una Presidenza può aiutare e può facilitare; ma non può sostituirsi alla volontà politica degli Stati Membri.

Ma concludo con una certezza: durante il nostro anno di Presidenza, in continuità con l’eccellente lavoro dell’Austria, non risparmieremo energie, ogni giorno, per risvegliare il più autentico “spirito di Helsinki”. Faremo di tutto, in piena onestà e trasparenza, per facilitare  soluzioni a tante sfide che ci circondano e che la nostra generazione è chiamata a risolvere per il bene comune. Grazie mille.


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