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Governo Italiano

Discorso dell’On. Ministro in occasione della Giornata dell’Africa

Data:

25/05/2017


Discorso dell’On. Ministro in occasione della Giornata dell’Africa

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Presidente Casini,

Ambasciatori,

Signore e Signori,

Mi associo alle bellissime parole nel messaggio del Signor Presidente della Repubblica e rivolgo un caloroso benvenuto a tutti per questa splendida giornata dedicata all’Africa.

Siamo onorati dalla presenza degli Ambasciatori dei Paesi africani e di tanti “amici dell’Africa” che hanno a cuore la parnership dell’Italia con questo meraviglioso Continente.

Come sapete, io sono nato in un angolo della Sicilia dove l’Europa finisce e comincia l’Africa. Se solo l’occhio umano me lo permettesse, oltre il Mediterraneo, vedrei l’Africa.

Nella mia Provincia c’è l’Isola di Lampedusa, a 113km dall’Africa. Un’isola che oggi è il simbolo della solidarietà italiana di fronte alla tragedia della crisi migratoria sulla rotta centrale del Mediterraneo.  

Da italiano, sono fiero che il mio Paese ha salvato e continuerà a salvare vite nel Mediterraneo. Con orgoglio posso dire - come hanno già detto il Presidente nigerino ed il Presidente della Commissione europea - che l’Italia ha salvato l’onore dell’Europa. L’Italia si è posta dal lato giusto della storia.

Il Mediterraneo è il mare che ci unisce con l’Africa. Ai nostri diplomatici dico che il perno della nostra politica estera deve sempre essere rivolto verso il Mediterraneo e verso l’Africa. Perché lo sviluppo del Mediterraneo e dell’Africa significa pace, sicurezza e prosperità per i nostri popoli.

Si è parlato tanto, negli ultimi mesi, della Brexit e del futuro dell’Europa. Ma si guardava a Nord! Quando il futuro dell’Europa è a Sud! Verso il Mediterraneo e verso l’Africa.

La giornata dell’Africa festeggia il multilateralismo, perché ci fa ricordare la fondazione dell’Unione Africana. 

Oggi, in politica, sta svanendo la linea di divisione fra destra e sinistra. Sono cambiati gli orizzonti e la nuova linea divisoria è sempre più fra populisti ed internazionalisti. Fra chi si chiude e chi invece si apre al mondo.

Come internazionalisti dobbiamo difendere il multilateralismo. Sarebbe impossibile affrontare le enormi sfide di questo secolo in maniera solitaria, senza questo vitale strumento.

L’Africa è dunque al centro dell’attenzione italiana nell’ambito del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con il nostro determinato impegno a contribuire alla prevenzione dei conflitti.

E mi fa molto piacere annunciare oggi un nuovo contributo dell’Italia di 500.000 euro che ho disposto a favore della Missione ONU in Mali MINUSMA (United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali), per realizzare progetti finalizzati alla sicurezza dell’area centro-settentrionale del Mali e al contrasto delle minacce transfrontaliere.

Per la diplomazia italiana potremmo dire che non è soltanto il “giorno dell’Africa”, ma il “mese dell’Africa”!

Il 27 maggio, al Vertice G7 di Taormina, si realizzerà una sessione di outreach con l’Africa. L’evento vedrà la partecipazione dell’Unione Africana, di diversi Capi di Stato e di Governo e dei vertici di alcune tra le principali Organizzazioni internazionali. Ci occuperemo di innovazione e di sviluppo del capitale umano, per una crescita sostenibile ed inclusiva del Continente africano.

Il 6 luglio, qui a Roma, ospiteremo la Riunione ministeriale con i Paesi di transito della crisi migratoria, d’intesa con il Ministro degli Esteri tedesco Gabriel e con l’Alto Rappresentante UE Mogherini. Ci saranno tutti i principali Paesi africani interessati, i Paesi europei e le Organizzazioni internazionali specializzate. Vogliamo affrontare questa cruciale questione con quello spirito di cooperazione che è alla radice del multilateralismo.

Non dimentichiamoci che questo è anche un anno molto importante nei rapporti fra l’Africa e l’Unione Europea, con il V Summit Africa-UE previsto a novembre ad Abidjan. In questa grande cornice multilaterale, l’Italia è in prima linea a Bruxelles affinché ad Abidjan si tracci una nuova e ricca partnership tra i nostri due continenti, con spazio anche al tema dei giovani.

Ci tengo molto al tema dei giovani, perché è una sfida che ci accomuna. Da entrambi i lati del Mediterraneo dobbiamo fare di più.   

In Italia: abbiamo visto crescere una disoccupazione giovanile che in gran parte è stata dovuta agli squilibri all’interno dell’Eurozona, che hanno prodotto un impatto devastante sulle vite e sulle aspettative di tanti nostri giovani.

Non dobbiamo e non possiamo rifugiarci dietro modelli econometrici e spiegazioni tecnocratiche per dire a milioni di giovani cittadini italiani ed europei: che la loro disoccupazione, la necessità di emigrare per trovare lavoro, è mera conseguenza di un riequilibrio inerente ad una “area monetaria ottimale”.

Il problema è politico e necessita di soluzioni politiche.

In Africa: 6 su 10 africani hanno meno di 25 anni; e da qui al 2050 la popolazione giovanile si raddoppierà, da circa 230 milioni ad oltre 450 milioni. Per tanti Paesi africani è essenziale che alla crescita demografica corrispondano adeguati sbocchi occupazionali. 

Cresce poi la “fatica democratica” fra i nostri giovani, sia africani che europei. L’elettorato attivo e passivo è pericolosamente in declino fra i giovani. Per cui si alimenta il sentimento che la politica non persegua i loro interessi.

Dobbiamo rimettere i giovani al centro dell’agenda politica e del dibattito pubblico. Dobbiamo dare priorità assoluta ai capitoli sulla formazione, sull’imprenditorialità e sull’accesso al lavoro.

Liberare le energie giovanili vuol dire in primo luogo investire nelle strategie di innovazione culturale e nella qualità del modello formativo.

L’istruzione e la cultura restano i nostri migliori alleati per sostenere la loro crescita. Perché povertà e radicalizzazione attecchiscono nell’ignoranza e nell’assenza dell’istruzione, sia in Africa che in Europa. Non è per caso che l’istruzione è una proprietà della nostra Cooperazione con tanti Paesi partner africani. 

Ho già menzionato la Riunione Ministeriale di Roma del 6 luglio, ma non posso fare a meno di tornare ancora un attimo sul tema della nostra generazione: la crisi migratoria.

Io credo che l’Italia abbia dimostrato bene finora che solidarietà e sicurezza possono essere garantite congiuntamente. E che non è corretto omologare immigrazione e insicurezza.

Abbiamo stimolato l’UE a percorrere la via di un dialogo strutturato e costante con i Paesi africani.  L’obiettivo è una responsabilità condivisa tra i Paesi di origine, transito e destinazione.

Oltre a porre il tema al centro dell’agenda europea, abbiamo promosso un modello incentrato sulle “cause profonde” delle crisi migratorie; divenendo anche uno dei primi Paesi Membri nella gestione di fondi del Trust Fund UE per l’Africa.

A livello bilaterale, lo scorso febbraio ho lanciato il “Fondo Africa” di 200 milioni di euro, focalizzato su Libia, Tunisia e Niger, ma che include anche altri Paesi importanti come Costa d’Avorio, Eritrea, Egitto, Etiopia, Ghana, Guinea, Nigeria, Somalia, Senegal e Sudan.

 

In questo impegno è fondamentale il ruolo della Cooperazione allo Sviluppo. Poche settimane fa il Presidente della Banca di Sviluppo Africana ha lanciato un campanello dall’allarme sul livello finanziario globale di Cooperazione - che rischia di ridursi - soprattutto a causa dell’ondata populista nel mondo.

L’Italia è già da tempo in “controtendenza”: l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo italiano in Africa è al 51% delle risorse destinate in via bilaterale ai nostri Paesi partner.

Pochi giorni fa ho pressoché raddoppiato le risorse di Cooperazione da affidare alle ONG, da circa 24 a 40 milioni di euro, molte delle quali hanno una lunga tradizione in Africa.

Complessivamente, il Governo italiano ha agito con grande determinazione per “invertire la tendenza” nella Cooperazione: nel 2012 l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo era lo 0,14% del Reddito Nazionale Lordo (2,1 miliardi di euro); oggi, in base alle rilevazioni preliminari trasmesse all’OCSE per il 2016, l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo si dovrebbe attestare allo 0,26% (4,3 miliardi). 

Oggi siamo il quarto donatore fra i Paesi del G7 (a pari merito con il Canada in termini percentuali), ma siamo anche consapevoli che si tratta di un punto di partenza e non di arrivo: il nostro obiettivo è quello di raggiungere lo 0,30% entro il 2020, nella direzione dell’impegno dello 0,7% previsto dall’Agenda 2030.

I nostri interventi si ispirano alle priorità individuate dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dall’Agenda 2063 dell’Unione Africana, cercando di trovarne tutti i punti possibili di convergenza.

Lo ripeto sempre con grande convinzione: l’Africa è un continente di grandissime opportunità. È inquietante constatare come il continente africano venga considerato da una parte dell’opinione pubblica come povero, quando è invece immensamente ricco di ogni risorsa. In Africa si trova circa il 30% delle riserve mondiali di minerali (in particolare cobalto, platino, uranio e diamanti) e il 10% delle riserve mondiali di petrolio.

L’Africa sub-sahariana, negli ultimi anni, è stata una delle regioni con la più rapida crescita del mondo. Dal 2008 ad oggi il tasso di crescita medio annuo del PIL ha sfiorato il 4%. Molti Paesi africani continuano a crescere con tassi superiori al 5%. E si sta ampliando il ceto medio, sull’onda di un reddito pro-capite più che raddoppiato nell'ultimo decennio.

L’Italia vuole ambire a diventare un “hub” degli investimenti dell’Europa verso l’Africa, come uno dei Paesi europei più vicini all’Africa e più sensibili alle vostre esigenze.

Energia, infrastrutture, trasporti, meccanica, PMI. Vorrei che queste fossero le parole chiave di un rilancio della nostra partnership.

Specialmente in questo momento di rimonta della fiducia nell’Europa. La fiducia dei consumatori ha toccato un picco che non si vedeva da dieci anni e con questa aumenterà anche la voglia di investire fra gli investitori.

E’ un tema, quello degli investimenti, che ci tengo a sottolineare in presenza egli Ambasciatori africani e che ribadirò alla Conferenza degli Ambasciatori italiani a luglio qui a Roma.

Era un tema al centro della Prima Conferenza Italia-Africa del maggio 2016, ma vorrei dargli una valenza ancora più operativa e concreta in occasione della Seconda Conferenza Italia-Africa nel 2018, incominciando a lavorare con voi - da ora - per identificare nuove proposte.

Ho approfondito d’idea dell’Italia come hub degli investimenti europei in Africa, grazie anche ad uno studio molto dettagliato realizzato dall’avv. Stefano Simontacchi.

Una delle vie principali per realizzare un hub preferenziale in Italia per gli investimenti esteri dall’Europa all’Africa passa sicuramente attraverso una maggiore attenzione ai fattori fiscali.

Serve uno sforzo, insieme, per fare un salto di qualità al nostro network di convenzioni e accordi commerciali, sia per evitare la doppia imposizione, sia per tutelare gli investimenti. E’ una “rete” che dobbiamo non soltanto ampliare, ma anche migliorare qualitativamente agli occhi degli investitori.

Serve anche uno sforzo reciproco per semplificare la nostra normativa fiscale interna e colmare eventuali lacune per agevolare gli investimenti.

Se necessario - in tutti questi settori -  l’Italia è pronta a fornire maggiore assistenza anche sul piano della Cooperazione, a sostegno di quei Paesi che vogliono seguire questa via assieme a noi.

Alla base di questo sforzo economico c’è già un crescente impegno politico, testimoniato dal cambio di passo e di intensità degli incontri politici con i Paesi africani.

Vi ricordo che quest’anno siamo riusciti ad ottenere un incremento dell’organico del personale a contratto nelle nostre rappresentanze diplomatiche in Africa, grazie anche alla forte attenzione parlamentare che vi è sull’Africa.

E sempre quest’anno: abbiamo aperto la nostra Ambasciata in Niger; abbiamo riaperto la nostra Ambasciata in Libia; e contiamo di aprire presto la nostra Ambasciata nella Guinea Konakry.

Vorrei concludere con le parole pronunciate da Julius Nyerere nel 1997: i popoli dell’Africa e l'attuale generazione di leader politici sono chiamati a raccogliere la fiaccola della libertà ricevuta dai propri padri fondatori, ad alimentarla con entusiasmo e determinazione e a portarla avanti per il progresso del Continente e degli Africani.

Quello che vent’anni fa era un appello di speranza, oggi è una realtà sempre più promettente.

Grazie mille.


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