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Governo Italiano

Discorso dell’On. Ministro presso l’Università di Gorizia - “Il Vertice di Trieste tra continuità e innovazione”

Data:

23/05/2017


Discorso dell’On. Ministro presso l’Università di Gorizia - “Il Vertice di Trieste tra continuità e innovazione”

Gorizia, 23 maggio 2017

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Presidente Serracchiani, (da confermare)

Prorettore Prof. Roberto Gennaro, (Università di Gorizia)

Sindaco Ettore Romoli, (Sindaco di Gorizia)

Prefetto Isabella Alberti, (Gorizia)

Prefetto Annapaola Porzio, (Trieste)

Consiglieri regionali,

Console Generale di Slovenia,

Chiarissimi Professori,

Cari studenti,

Oggi ricorre un anniversario molto triste che ha segnato la mia vita e la vita di tante persone della mia generazione: la strage di Capaci, dove persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, e Antonio Montinaro.

E’ stato uno di quei momenti nei quali ciascuno di noi ricorda l’attimo e il luogo in cui apprese la terribile notizia, l’attimo di inconsapevolezza del “prima” e la devastazione del “dopo”, come un lampo a ciel sereno.  

La strage di Capaci è per un italiano come l’attentato alle torri gemelle. Un evento che non dimenticheremo mai.

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e tanti altri coraggiosi magistrati antimafia ci hanno insegnato - con il sacrifico più alto - l’importanza di ricercare sempre la verità, l’eroismo del senso civico, e il valore assoluto della legalità e dello stato di diritto.

Mi fa piacere commemorare questa giornata assieme a molti giovani e soprattutto in una sede universitaria. Falcone diceva: “la lotta alla mafia richiede un movimento culturale e morale”, che non può che nascere, a mio avviso, dall’istruzione.

Istruzione che la Farnesina sostiene con una Strategia di internazionalizzazione del sistema universitario. E’ un’azione alla quale ho voluto dare forte impulso e che mi vedrà impegnato in diversi centri universitari italiani.

Sono convinto che la Farnesina possa rendere un servizio alle università. E le università, a loro volta, insegnare a tanti giovani di restare liberi e portare avanti gli ideali e i valori che segnano questo 23 maggio.

Ho scelto come tema da approfondire, di politica estera, un tema che mi sta particolarmente a cuore: il Vertice di Trieste sui Balcani Occidentali del 12 luglio prossimo e le prospettive di integrazione europea della regione balcanica.

Oggi abbiamo più bisogno che mai dei Balcani Occidentali. Perché dopo la Brexit alcuni Paesi europei faticano a dire “Europa”, ma dai Balcani Occidentali c’è un forte grido per “più Europa”. Non possiamo permetterci di disattendere le loro aspettative, specialmente dopo tanti anni di riforme e di sacrifici sulla via dell’allargamento. Non possiamo stroncare il loro sogno europeo.

I Balcani sono un pezzo importantissimo della politica estera italiana e nei Balcani rimane sempre in gioco la nostra sicurezza. La sicurezza dei nostri cittadini è infatti la principale esigenza che abbiamo voluto soddisfare con la prospettiva europea e la politica di ampliamento.

Diciamo la verità: la volontà di riunificare l’Europa non è un atto di generosità operato dagli Stati Membri dell’UE per ricompensare popoli soggetti per anni a regimi illiberali, ma una scelta strategica, di coraggio e di lungimiranza politica.

Con quella scelta la nostra politica estera ha voluto esportare stabilità e sicurezza, anziché importare instabilità, crisi politiche, immigrazione illegale e criminalità.

Con quella scelta abbiamo anche detto “no” alle divisioni nazionalistiche ed etniche. Ai muri che per anni ci hanno separati.

Non tantissimi anni fa, durante la guerra fredda, Gorizia era una piccola Berlino, sfigurata da un muro e da una frontiera, che divideva l’Est e l’Ovest del nostro continente, fra uno spazio di libertà e uno spazio di oppressione. Sui colli di Gorizia c’era una grande la scritta che leggeva  «Naš Tito», il nostro Tito, affinché tutti lo potessero leggere dal basso.

In quegli anni Gorizia era una città ancora sotto shock. Perché quel confine è stato segnato dall’odio e dalla prevaricazione nazionalista. Eppure, nella grande tragedia, a partire da quegli anni iniziò la rinascita e la fioritura dei valori etici e civili della convivenza, e della forza della tolleranza sull’odio.

Incominciò da qui - da queste terre - quel cammino per ritrovarci Paesi vicini e amici in un’Europa unita dal rispetto delle minoranze e delle diversità. Rinacque qui il germoglio di una comune identità europea con i popoli dell’ex-Jugoslavia.

Quindi, la vera svolta fu impressa con il processo di integrazione europea, che l’Italia contribuì ad avviare e che poi con grande convinzione ha voluto allargare ai Paesi dei Balcani Occidentali. Insieme abbiamo detto mai più alla brutalità della violenza nazionalista e della discriminazione odiosa che annichiliscono il valore della libertà e le tutele dei diritti fondamentali.

Dopo la caduta del muro di Berlino, dopo il crollo comunismo, e dopo le tragiche guerre in Bosnia e in Kosovo, se non fosse stata offerta una prospettiva europea, i Balcani sarebbero caduti in un abisso.

Sono convinto che la prospettiva europea sia la “colla ideale” che tiene insieme i Balcani.

Alcide De Gasperi, rivolgendosi agli Stati fondatori della Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio, li esortò a lasciare “aperto il cerchio” attorno al quale i sei Paesi erano già raggruppati, in modo tale che “come in un’attrazione nucleare” altri Paesi potessero in futuro perdervi parte o avvicinarsi.

L’esortazione di De Gasperi non derivava da un approccio fideistico o da una concezione visionaria. Si basava piuttosto sulla constatazione che la divisione dell’Europa in due blocchi, senza essere giustificata da una diversa connotazione geografica e culturale, minacciava la sicurezza e la prosperità europea.

Oggi il pericolo non è più il comunismo. Oggi il pericolo è da una parte il populismo, dall’altra il disincanto dell’opinione pubblica. Populismo e disincanto rendono il processo europeo più fragile e rafforzano la retorica nazionalista.

Un’Europa ripiegata su se stessa, o incerta, non aiuta né i suoi Membri né chi guarda all’UE come la formula vincente per superare i fantasmi del passato.

Noi siamo una generazione fortunata che non ha conosciuto le guerre perché il progetto europeo ci ha garantito pace per oltre sessant’anni. L’Unione Europea è il più straordinario esperimento istituzionale di pace al mondo. Ma si regge su valori e libertà che ci tocca difendere ogni giorni, per non tornare indietro. Regredire non è impossibile.

E’ per preservare le conquiste degli ultimi sessant’anni che abbiamo investito tante energie per il successo del Vertice di Roma del 24 marzo scorso.  E il principio dell’integrazione differenziata - che ha trovato pieno diritto di cittadinanza nella Dichiarazione di Roma per il sessantennale dei Trattati – offre nuove opportunità anche per i Balcani Occidentali.

Esiste un collegamento ideale tra il Vertice di Roma e il prossimo Vertice di Trieste sui Balcani Occidentali e noi lo sottolineeremo nella nostra azione. Perché un’Europa rinnovata e determinata a superare le sfide può esprimere anche una maggiore capacità di accogliere i Balcani Occidentali.

Nello stesso tempo, il cammino verso Trieste non è privo di rischi e di turbolenze politiche: ci sono tensioni un po’ ovunque nel Balcani Occidentali, che ogni momento possono accrescersi e divenire dirompenti.

Ci sono temi delicatissimi che interessano tutti: come quelli dei flussi migratori sulla rotta balcanica, del radicalismo, del jihadismo e del terrorismo.

Per questo ho deciso di convocare una riunione con i Ministri degli Esteri dei Balcani Occidentali, che si terrà domani a Roma, per riflettere e agire insieme su temi strategici di comune interesse, e per rasserenare il clima politico prima del Vertice.

Ma vediamo anche segnali di speranza dai Balcani, che ci confermano che l’Unione Europea resta un fattore di stabilità. Negli ultimi mesi l’UE è più forte e fiduciosa, e gli effetti si vedono.

Due buone notizie hanno già contribuito in parte a migliorare la situazione: in Albania: il positivo approdo del dialogo tra le parti politiche, al fine di individuare tempistiche e modalità condivise per lo svolgimento delle prossime elezioni; e nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia: la decisione del Presidente Ivanov di affidare a Zoran Zaev il mandato di formare un nuovo esecutivo, che apre uno spiraglio per il superamento della difficile crisi politica.

“Dialogo” ed “inclusione” sono per me concetti chiave per favorire la maturità democratica indispensabile a superare ogni ostacolo. Lo sa bene la città ospitante di Trieste, che ha costruito la sua storia e il suo prestigio sul dialogo interculturale e interreligioso, quale porta di accesso dei Balcani verso l’Europa.

Un’altra parola chiave è “riconciliazione”, su cui si forgia anche lo “spirito di Trieste”. Quello spirito che ha consentito il superamento, in una Europa unita, dei contrasti fra l’Italia, la Slovenia e la Croazia. Ci ha dato la forza per riprendere la strada della riconciliazione e diventare popoli amici.

Lo scorso aprile, in Croazia, assieme al Ministro Lorenzin e ai Ministri degli Esteri e della Sanità croati, per la prima volta abbiamo reso omaggio alla strage di Vergarolla dell’agosto del 1946. Fu una strage orribile: l’esplosione fu causata da una pila di bombe accatastate sulla spiaggia, che uccise un centinaio di persone. Doveva essere una giornata di festa organizzata dalla società canottieri di Pietas Julia.

Abbiamo reso omaggio alla figura del Dottor Geppino Micheletti: un medico che pur avendo perso entrambi i figli nell’esplosione continuò ad assistere i feriti incessantemente, per ore e ore.

E’ in questo spirito che dobbiamo trovare la forza per andare avanti.

Non esito a considerare il Vertice di Trieste sui Balcani Occidentali un’opportunità unica, assolutamente da non perdere:

-       affinché la prospettiva europea dei Balcani Occidentali non diventi un concetto astratto e lontano.

-       per solidificare tutti i possibili “ponti” fra i Balcani Occidentali e l’Italia e dall’Italia verso l’Europa. L’Italia deve essere l’hub dei Balcani verso l’Europa. Gorizia e Trieste i suoi snodi centrali.

Ivo Andrić, diplomatico jugoslavo, scrittore e Premio Nobel, famoso per il suo capolavoro “Il Ponte sulla Drina” diceva che: “Di tutto ciò che l'uomo erige e costruisce nella sua voglia di vivere, nulla è più prezioso dei ponti”.

Voglio ricordare che di ponti la diplomazia italiana ne ha costruiti tanti nei Balcani. La diplomazia italiana è una delle poche diplomazia europee capace di parlare con autorevolezza in tutte le capitali dei Balcani. Alla diplomazia italiana non possiamo rimproverare nulla nei Balcani.

E ci tengo qui a sottolineare che questa Università ha formato tanti nostri giovani e brillanti diplomatici, nel suo dipartimento di scienze diplomatiche, in parallelo all’importante sforzo di internazionalizzazione, che la Farnesina ha voluto sempre incoraggiare.   

Abbiamo tanti punti di forza.

In primis il fatto che i Balcani percepiscono l’Italia come un grande Paese amico, che non ha “agende nascoste” e che conta sulla crescita degli interessi economico-commerciali dell’area per generare prosperità.

Un secondo elemento importante è che l’Italia conosce, meglio di chiunque, la realtà balcanica per ragioni storiche, geografiche, umane. E abbiamo investito un enorme “capitale diplomatico” in processi come l’Iniziativa Centro Europea (InCE) e l’Iniziativa Adriatico Ionica (IAI), per rafforzare la dimensione della collaborazione regionale.

Un terzo aspetto è la coerenza e la costanza della nostra azione  di sostegno al percorso europeo dei Balcani, che si fonda sull’interesse di far parte – insieme – di uno spazio comune di pace, democrazia, prosperità economica, qual è l’Europa.

Ho scelto “continuità” e “innovazione” nel titolo della mia allocuzione perché a Trieste agiremo in continuità con i Vertici passati, ma con una marcia in più nell’innovazione.

Nell’alveo della continuità ci sarà:

-       la connettività infrastrutturale: autostrade, strade, ferrovie, griglie elettriche, sono il core business del Processo. Dobbiamo accelerare sui progetti e superare gli ultimi ostacoli alla firma del Trattato sulla Comunità dei Trasporti.

-       l’integrazione economica regionale: perché abbiamo qui vicino un mercato di 20 milioni di consumatori con tante potenzialità ancora inespresse per il commercio, gli investimenti, e la crescita.

-       e l’accento sui giovani: grazie al Forum dei Giovani che si organizzerà presso l’Università di Trieste, nell’anno del trentesimo anniversario di Erasmus.

Sul fronte dell’innovazione ci impegneremo:

-       per lo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese: abbiamo previsto di organizzare un Business Forum, per sottolineare che le PMI sono la linfa vitale di questa regione.

-       e sulla prevenzione e lotta alla corruzione: a Trieste intendiamo rafforzare la dimensione della legalità e dello stato di diritto. In stretta collaborazione con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) abbiamo previsto una iniziativa per condividere le migliori pratiche e rafforzare la capacità dei Paesi balcanici.

Con il Vertice di Trieste vogliamo dire con molta chiarezza che è tempo di costruire e di guardare avanti con fiducia nell’Europa. La nostra è un’ “agenda del fare” per evitare che nessuno cada nella tentazione di abbandonarsi a retoriche nazionaliste e fantasmi del passato.

Sono convinto che possiamo rilanciare e migliorare l’Europa con l’energia e la vitalità dei Balcani Occidentali. Perché solo chi ama l’Europa, come il popolo italiano e i popoli dei Balcani Occidentali, può davvero migliorarla. 


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