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Governo Italiano

Intervento

Data:

04/10/2002


Intervento

Un fronte comune della Ue di Margherita Boniver

4 ottobre 2002

Le tragedie di questi giorni non fermeranno le altre navi cariche di clandestini che sono, con tutta probabilità, in rotta verso le nostre coste. Perfino Pantelleria pur difesa da ripide e pericolose scogliere non riesce a sottrarsi all'assalto degli immigrati clandestini. Un fenomeno che riguarda tutte le zone rivierasche del sud d'Italia e che non potrà essere risolto dando ascolto all'intemperanza leghista ma tantomeno affidandosi al buonismo di maniera sempre invocato dall'humus cattocomunista. Chi conosce il problema dell'immigrazione ha sempre sostenuto, rischiando di ripetersi, che non esiste al mondo una legge in grado di affrontare compiutamente un fenomeno che si modifica repentinamente e senza sosta.

Varata una buona legge quadro è quindi indispensabile dotarsi di strumenti per adattarsi agilmente al mutare delle situazioni. La legge Fini-Bossi è una buona legge, ma come accade sempre in questa materia rischia di essere già superata in alcuni punti dagli avvenimenti. E così sarà per qualunque legge nazionale futura. Solo un'organica regolamentazione europea che sappia tenere nel giusto conto le diverse situazioni tra paesi dell'unione potrà se non risolvere, almeno rendere meno gravosa la lotta alla clandestinità.

Dobbiamo considerare che dopo gli attentati dell'11 settembre c'è chi ha colto l'occasione della alleanza mondiale contro il terrorismo per fare un bel ripulisti in casa propria senza dare troppo nell'occhio, agevolando magari l'espatrio delle minoranze sgradite. Curdi della Turchia e Iraq, ceceni russi, palestinesi del Libano e Giordania, afghani rifugiati in Pakistan, tanto per fare qualche esempio, sono gruppi etnici per la loro recente storia facilmente sospettabili di connivenza o infiltrazione con il terrorismo e sempre meno tollerati dalle nazioni che li ospitavano. Da mesi sono in movimento verso il Mediterraneo, non più giovani uomini soli in cerca di un futuro migliore come accadeva fino a poco tempo fa. Piuttosto assistiamo all'esodo di comunità intere con i loro nuclei famigliari carichi di bambini, alla ricerca di una terra dove vivere. Coloro che fuggono da situazioni persecutorie rischiano di superare i clandestini in cerca di lavoro mentre sui richiedenti asilo non ha alcuna possibilità d'applicazione la politica per regolamentare i flussi migratori attraverso le quote. I paesi europei meta di questi esodi non possono continuare ad augurarsi che questo problema riguardi solo il vicino. Un esempio, la stragrande maggioranza dei curdi che sbarcano sulle coste siciliane esprimono il desiderio di potere raggiungere parenti ed amici in Germania. La conferma viene dalle telefonate che spesso partono da quel paese dirette alle associazioni umanitarie per avere conferma se zii, cugini, fratelli sono arrivati e se stanno bene. Quest'ultimo esodo riguarda tutta l'Europa che dovrà al più presto armonizzare le sue politiche di accoglimento e circolazione degli extracomunitari nonché richiedenti asilo all'interno dell'Unione. La lotta ai mercanti d'uomini e alla clandestinità così come la politica di respingimento necessitano di una maggiore cooperazione tra i paesi dell'Ue, di un puntuale scambio d'informazione fino al controllo comune almeno delle frontiere più esposte. Anche l'attività d'intelligence deve adeguarsi, farsi più attenta e mirata.

Infine, una raccomandazione alle nostre televisioni: basta inviare in ogni angolo del mondo spot a favore dell'immigrazione clandestina! Sorridenti poliziotti occupati ad accarezzare bimbi ed aiutare donne a sbarcare; medici che assistono, ambulanze che trasportano e ospedali che ospitano; immigrati di ogni età e sesso che spensierati si spazzolano fumanti piatti di maccheroni in lindi refettori; volontarie che fanno giocare bambini puliti e felici. Se Rai e Mediaset sono interessate alla materia mandino piuttosto immagini ancora più istruttive come quelle tremende di questi giorni: le terribili perdite di vite umane durante la traversata; i respingimenti con i loro penosi interrogatori; la prostituzione, le carceri italiane per metà occupate da immigrati; il degrado in cui precipitano molti di questi infelici. Non basta osservare, com'è nostro dovere, il diritto umanitario: dobbiamo con grande responsabilità assicurare a chi viene in Italia con regolare permesso un'accoglienza più ordinata e un futuro più integrato. Sottosegretario agli Affari Esteri


Luogo:

Roma

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