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Governo Italiano

Intervento

Data:

05/07/2004


Intervento

Il dibattito di questa prima sessione, incentrata sul processo di integrazione euro-mediterranea alla luce delle sfide attuali, ha offerto spunti di riflessione molto stimolanti, anche grazie al contributo di idee che ci è stato fornito dai nostri autorevoli ospiti stranieri. Ponendosi l'obiettivo di approfondire il dialogo e lo scambio di idee fra il Sistema Italia ed i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, il "Secondo Laboratorio Mediterraneo" testimonia la convergenza e la complementarietà fra le iniziative realizzate in questo ambito dalla nostra imprenditoria e l'azione promossa dal Governo. Desidero pertanto ringraziare la Camera di Commercio di Milano, nelle persone del Presidente Carlo Sangalli e del Presidente della Promos, Cav. Bruno Ermolli, per l'ottima organizzazione di un evento, esemplificativo dell'importante ruolo che la componente imprenditoriale ha svolto e svolge, quale settore di punta del Sistema Italia.

Riassumendo gli elementi caratterizzanti del nostro dibattito: anche in questa occasione è emersa una profonda consapevolezza dell'interdipendenza fra l'Europa ed i Paesi della sponda sud e del delicato ruolo dell'Italia nel processo di approfondimento delle relazioni reciproche. Una vocazione che da sempre ispira la nostra politica estera, sia nei rapporti bilaterali che nel contesto europeo, ed è profondamente radicata nella nostra società civile. Una vocazione tanto più attuale all'alba del nuovo Millennio, in cui ci troviamo confrontati con la minaccia del totalitarismo fondamentalista, con la logica insidiosa e distruttiva dello scontro di civiltà alla quale dobbiamo reagire con le "armi" del dialogo e della comprensione reciproca. Quel dialogo fra culture diverse eppure vicine di cui proprio le sponde del Mediterraneo nella loro storia plurimillenaria hanno offerto le testimonianze più feconde. Su queste basi trova fondamento il nostro costante impegno per il rafforzamento del Partenariato Euro-mediterraneo e a favore di iniziative bilaterali e multilaterali per promuovere condizioni di stabilità politica ed economica nel bacino mediterraneo e nel Medio Oriente. Doveroso quindi soffermarsi sugli aspetti più rilevanti dei differenti contesti nei quali si dispiega la nostra azione, in uno scenario caratterizzato dalla complessità politica delle macro-aree della regione.

L'incontro odierno ci ha fornito validissimi elementi di riflessione sullo stato di avanzamento del Processo Euro-mediterraneo e delle importanti considerazioni che al riguardo sono state fatte dal Presidente de Marco, dal Ministro della Cultura di Algeria, Signora Messaoudi, dal Ministro dell'Economia e Commercio Estero siriano Rifai e dal Presidente della Commissione Esteri del Parlamento turco, On. Dulger. Si tratta di un bilancio non completamente positivo per quanto finora realizzato rispetto agli obiettivi sanciti a Barcellona nel 1995, ma che consideriamo in progress, soprattutto se confrontiamo i risultati acquisiti alla difficile congiuntura internazionale e della regione che ha caratterizzato i nove anni di vita del Partenariato Euro-mediterraneo. La consapevolezza di una riuscita per il momento solo parziale del Processo di Barcellona ci ha spinto ad un impegno ancora più deciso che si è sostanziato nella realizzazione del programma euro-mediterraneo della nostra Presidenza dell'Unione Europea.

Le grandi iniziative varate alla Conferenza Euro-mediterranea di Napoli ( mi riferisco alla nascita dell'Assemblea Parlamentare Euro-mediterranea, alla creazione della Fondazione per il Dialogo fra le Culture, al potenziamento del Fondo Euro-mediterraneo di Investimento e Partenariato (FEMIP) ) hanno contribuito ad aprire nuove prospettive allo sviluppo del dialogo e della cooperazione fra i popoli della regione. Sappiamo che il nostro percorso è ben lontano dall'essere completato e che la chiave del successo risiede nell'equilibrio e nello sviluppo armonico di tutte e tre le fondamentali componenti del Partenariato Euro-mediterraneo: quella politica, quella economica, quella sociale, culturale e umana. Nella prospettiva della creazione di una zona di libero scambio euro-mediterranea è indispensabile completare il quadro degli Accordi di Associazione fra l'Unione Europea e i Partners Mediterranei. Desidero pertanto esprimere il mio più vivo auspicio, alla presenza del Ministro dell'Economia e del Commercio Estero della Siria, per la conclusione dei negoziati dell'Accordo con Damasco. Il nostro incontro ha sottolineato un fattore indispensabile in qualsiasi schema di dialogo e cooperazione con i nostri vicini mediterranei e del Medio Oriente: la compartecipazione, concetto implicito alla stessa idea di Partenariato. Ritengo che proprio nell'attuale fase di riflessione sul miglioramento delle procedure e dei meccanismi del Processo di Barcellona si debba valorizzare la partecipazione, in termini di idee e di proposte, dei nostri Partners.

Siamo tutti consapevoli dell'incidenza della situazione in Medio Oriente e in Iraq sulla stabilità dell'intera regione e, più in generale, sugli equilibri globali.

Nel contesto del Processo di Pace in Medio Oriente siamo impegnati a favorire il raggiungimento di una soluzione bi-statuale frutto del negoziato fra le Parti, che porti alla costituzione di uno Stato Palestinese che sia vitale, sovrano e indipendente e che viva pacificamente a fianco di uno Stato d'Israele cui sia garantita la sicurezza all'interno di confini riconosciuti e sicuri. Crediamo che la Road Map sia l'unica strada percorribile per raggiungere tale obiettivo. Ricordiamo inoltre che le questioni di Statuto Finale, come i confini, i rifugiati e Gerusalemme, debbono essere materia di negoziato e di accordo tra le Parti. In questo quadro, l'Italia accoglie con favore l'approvazione da parte del Governo israeliano del Piano di ritiro dalla Striscia di Gaza e da alcuni insediamenti della Cisgiordania nella convinzione che esso possa essere un passo significativo verso la ripresa della realizzazione della Road Map. Il ritiro delle forze militari israeliane e dei coloni da zone consistenti dei Territori Occupati, offrirà all'Autorità Palestinese e alla popolazione palestinese un'importante opportunità per avviare la ricostruzione economica, sociale e politica dell'area. Quanto al versante propriamente economico, riteniamo che le iniziative internazionali e soprattutto europee, debbano fare fronte ai bisogni umanitari della popolazione, ma anche stimolare la ricostruzione di un settore privato vitale e l'avvio di uno sviluppo economico a più lungo termine. L'Italia tornerà dunque a sostenere, nell'ambito di tutti i fori multilaterali e soprattutto tra i Paesi del G8, la necessità di avviare un Piano Globale per la Ricostruzione dei Territori Palestinesi.

L'Italia è uno dei principali Paesi donatori a favore dell'ANP ed è riuscita, nel dicembre 2003, ad organizzare a Roma una riunione del Comitato dei Donatori (AHLC) svoltosi per la prima volta dall'inizio della seconda Intifada a livello semi-ministeriale. La riunione ha gettato le basi per il contributo internazionale al bilancio dell'ANP per l'anno 2004 e per la creazione di un 'Fondo Fiduciario' della Banca Mondiale che dovrebbe garantire maggior trasparenza nel supporto al bilancio dell'Autorità Palestinese.

Nel periodo 2003-2004, la cooperazione italiana ha stanziato- attraverso il canale bi e multilaterale- circa 150 milioni di dollari per lo sviluppo e per progetti umanitari nei Territori palestinesi. Più recentemente, l'Italia ha lanciato l'iniziativa - aperta alla partecipazione delle Regioni, dei Comuni e delle Province italiane - 'Le Ali della Colomba', per un valore di 55 milioni di dollari, che ha come obiettivo la riforma del sistema governativo palestinese, il rafforzamento del settore privato e la creazione di un distretto industriale sul modello italiano. Nell'attuale fase del Processo di Pace mantiene la sua validità il progetto italiano di un Piano globale per l'economia palestinese, c.d. "Piano Marshall" per la Palestina. L'annuncio del Piano, assortito da condizioni per il passaggio all'applicazione che potrebbero fornire un concreto stimolo in prospettiva, appare in effetti ancor oggi in grado di costituire un potente incoraggiamento alla ripresa del Processo stesso. Quanto al processo di stabilizzazione dell'Iraq, l'Italia ha scelto, subito dopo la conclusione del conflitto, di impegnarsi attivamente a favore della ricostruzione del Paese. Il nostro coinvolgimento si è immediatamente concretizzato nella decisione di inviare sul campo un contingente militare e civile, per far fronte all'emergenza umanitaria e contribuire al ristabilimento di condizioni di sicurezza. Oltre a questa, vi è stata un'altra decisione, ad essa parallela e complementare: quella di partecipare alla ricostruzione economica irachena, puntando ad un ottimale coordinamento delle risorse pubbliche e private del nostro Paese, per offrire al nuovo Iraq, oltre all'impegno del Governo, anche quello del nostro mondo imprenditoriale e stanziando a tal fine importanti risorse economiche, a cominciare dai 200 milioni di Euro annunciati alla Conferenza di donatori per l'Iraq quale contributo italiano alla ricostruzione irachena.

Questo duplice impegno, che vuole coinvolgere le migliori risorse del nostro Paese sia a livello politico che a livello economico, dipende dal fatto che siamo convinti che sicurezza e ricostruzione siano intimamente intrecciate e si condizionino a vicenda, in modo circolare. Non vi potrà essere sicurezza senza ricostruzione, ma per dare frutti la ricostruzione necessita di condizioni adeguate di sicurezza. Coerentemente con quest'impegno, nel corso del 2003 il Ministero degli Affari esteri ha quindi organizzato e lanciato l'operatività di una Task Force interministeriale dedicata a coordinare il nostro intervento come Sistema-Paese in Iraq. Ai lavori della Task Force hanno partecipato ed attivamente contribuito Ministeri, Istituzioni, Enti, Associazioni di categoria ed imprese private. L'obiettivo della Task Force è di consentire a tutti gli attori italiani coinvolti, pubblici e privati, un efficace "gioco di squadra", che ha come suo traguardo finale quello di contribuire efficacemente all'opera di ricostruzione di un Paese devastato da decenni di dittatura e da numerose guerre, volute da questa stessa dittatura. Il lavoro della Task Force ha reso possibile l'individuazione ed il finanziamento di alcuni progetti-pilota di particolare impatto in vari settori, dalle comunicazioni, alla formazione, alle infrastrutture, all'ambiente.

Vorrei ora accennare brevemente ai numerosi strumenti che si stanno mettendo a disposizione delle imprese italiane che intendono avvicinarsi all'Iraq, progettati grazie all'impegno delle Istituzioni coinvolte nei lavori della Task Force. A titolo di esempio desidero ricordarne alcuni: la riapertura della SACE verso l'Iraq nei limiti di un plafond di un miliardo di euro, l'estensione anche verso l'Iraq dei fondi della Finmed, gestito dalla Simest, per il finanziamento di operazioni di venture capital nei paesi del Mediterraneo ed, infine, la riapertura dell'antenna ICE di Baghdad. Sono in corso di studio anche altri progetti, come la possibilità di ricorrere allo strumento del credito d'aiuto per finanziare un programma a sostegno delle PMI irachene, che favorisca la formazione di joint-ventures bilaterali, ma anche triangolari, con Paesi limitrofi dell'Iraq. Conosciamo l'interesse delle PMI per la realtà irachena, che si è concretizzato, tra l'altro, anche nella numerosissima partecipazione a "Rebuild Iraq", manifestazione fieristica che si è tenuta nei mesi scorsi a Kuwait City alla quale sono intervenute più di cento PMI italiane. L'azione della Task Force si sta ora concentrando sulla possibilità di coinvolgere anche le nostre aziende nei grandi contratti per la ricostruzione irachena che l'Amministrazione statunitense sta finanziando, sia come prime contractor che, più verosimilmente, in fase di assegnazione dei subappalti. Riteniamo infatti che le competenze e le esperienze del nostro mondo imprenditoriale possano offrire al popolo iracheno risorse preziose, che possono efficacemente essere utilizzate in un contesto tanto difficile. La sicurezza è, senza dubbio, un dato condizionante, legata indissolubilmente alla soluzione del nodo dei futuri assetti politici dell'Iraq liberato. Anche per questo il governo italiano si è adoperato con assiduità e determinazione, in tutte le sedi opportune, per favorire quella svolta politica in Iraq che si è concretata con l'adozione della risoluzione 1546 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e con il trasferimento di sovranità al governo iracheno provvisorio appena insediatosi.

Ritengo al riguardo che la restituzione agli iracheni del potere formale e sostanziale di decidere del proprio destino, assieme al progressivo ritorno dell'ONU in Iraq, due obiettivi che l'Italia ha sempre auspicato ed incoraggiato, possano servire da stimolo per un coinvolgimento positivo di tutti i gruppi religiosi, etnici e politici che formano la società civile irachena al processo di transizione in atto e ritengo, inoltre, che potranno avere l'effetto di stemperare efficacemente le perduranti tensioni politiche interne. Desidero in conclusione ritornare al tema di fondo della promozione del dialogo e, più in generale, dell'instaurazione di un effettivo clima di fiducia e di collaborazione, menzionando due iniziative che vedono attualmente impegnato il Governo italiano in ambito euro-mediterraneo. Anzitutto, la Fondazione per il dialogo fra le culture, un progetto di grande portata che abbiamo sostenuto fin dalle fasi del suo concepimento e lungo tutto il complesso iter negoziale conclusosi come sapete con successo a Napoli nel dicembre scorso. Un'iniziativa che ci vede tuttora sostenitori attivi, nella prospettiva ormai ravvicinata di un avvio operativo della Fondazione, per la quale l'Italia ha ottenuto di poter svolgere uno speciale ruolo di supporto, in particolare nei primi tre anni di attività. Tale impegno valorizzerà certamente il patrimonio di iniziative e di contatti delle numerose Istituzioni italiane che operano a più livelli per favorire il dialogo e la conoscenza fra i popoli della regione, attraverso la costituzione di una rete italiana che interagirà con quelle omologhe dei Paesi partner per la realizzazione dei programmi che verranno adottati.

Tengo a sottolinearlo, e con non poca soddisfazione, perché siamo certi che la Fondazione molto potrà fare per aggregare all'interno delle società civili mediterranee le forze più sensibili al richiamo di quei valori che sostanziano l'esercizio della democrazia, quali la partecipazione, l'attitudine alla condivisione delle esperienze, pur nella consapevolezza e nel rispetto delle diversità esistenti. Anche per promuovere un'azione più incisiva in questa direzione, abbiamo deciso - e vengo alla seconda iniziativa - di istituire a Roma un Osservatorio del Mediterraneo. Un Osservatorio rivolto soprattutto ai Paesi della riva sud, che favorirà il dialogo fra personalità del mondo politico e culturale della regione su argomenti di interesse comune. Intendiamo inaugurare questa importante iniziativa attraverso un ciclo di incontri e di eventi incentrati su tematiche di attualità. Nell'ambito di tale programma, ancora in via di definizione, desidero segnalare la seconda edizione della manifestazione "Sponde" che, tenutasi lo scorso dicembre a chiusura del programma euro-mediterraneo della Presidenza italiana, ha suscitato l'interesse anche dei non addetti ai lavori, proprio perché concepita come caleidoscopio sulla pluralità culturale del Mediterraneo ed occasione di una riflessione sulle fondamentali questioni della convivenza, del dialogo e del rispetto reciproco fra i nostri popoli. L'edizione di quest'anno, sempre a dicembre, sarà in particolare dedicata al patrimonio ed alle attività culturali (dall'archeologia alle arti visive ed alla musica), alla comunicazione ed ai fondamenti del dialogo e della convivenza.

Siamo infatti fermamente convinti che dal potenziamento della dimensione culturale e sociale passino molte delle possibilità di assicurare una più compiuta saldatura fra le due sponde - ovvero fra le due anime - del Partenariato Euro-mediterraneo. Sono certo che le proposte e le idee che emergeranno dal "Secondo Laboratorio Mediterraneo" contribuiranno all'approfondimento della riflessione - attualmente molto viva - sull'avanzamento della cooperazione euro-mediterranea in vista del conseguimento del nobile traguardo, sancito dalla Dichiarazione di Barcellona, della creazione di una zona di pace e prosperità condivisa.


Luogo:

Milano

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