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Governo Italiano

Intervento dell’On. Ministro all’evento di Confindustria “Quanto vale la diplomazia economica italiana: l’impatto economico del sostegno della Farnesina alle imprese italiane” – Roma, 31 gennaio 2017

Data:

31/01/2017


Intervento dell’On. Ministro all’evento di Confindustria “Quanto vale la diplomazia economica italiana: l’impatto economico del sostegno della Farnesina alle imprese italiane” – Roma, 31 gennaio 2017

 

Martedì, 31 gennaio 2017, ore 10.30

Roma, Confindustria

 

(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)

 

Signore e Signori,

Vorrei ringraziare di cuore il Presidente Boccia e tutti gli amici di Confindustria per la calorosa ospitalità.

Come sapete, sono appena rientrato a Roma da una importantissima missione negli Emirati.

La diplomazia economica ha ispirato tutti i miei colloqui e la prima sessione del dialogo strategico fra l’Italia e gli Emirati.

La diplomazia economica è una priorità strategica del mio mandato alla Farnesina. L’ho sottolineato in Parlamento in occasione della mia audizione programmatica sulla politica estera.

La domanda di servizi da parte delle imprese è crescente. E la politica estera deve essere uno strumento a loro sostegno per accompagnare la crescita economica.

La Farnesina fa molto di più per le imprese di quello che si rappresenta nell’immaginario collettivo.

Lo conferma l’analisi indipendente di Prometeia che presentiamo oggi.

 

L’incontro di oggi è per me importantissimo. Perché lo Studio di Prometeia “trasforma in numeri le virtù della diplomazia economica italiana” e il grande valore aggiunto della strettissima collaborazione tra il Ministero degli Esteri e il Sistema industriale italiano.

L’effetto positivo della nostra azione complessiva è oggi documentato attraverso un’analisi rigorosa e molto dettagliata.

 

Un effetto positivo che mi permetterei di battezzare come: “l’effetto Farnesina per la crescita”.

L’effetto Farnesina ha prodotto oltre l’1% del PIL e 234mila posti di lavoro, circa l’1% degli occupati.

In termini finanziari si tratta di 16,4 miliardi di euro e un gettito fiscale di 6,7 miliardi, per progetti d’impresa che hanno avuto un sostegno concreto da parte della rete di Ambasciate e Consolati.

Non dobbiamo certo fermarci all’1%. Si può e si deve fare di più. Ma non dimentichiamo che in anni difficili questo valore fa la differenza tra la crescita e la stagnazione.

Lo dico qui con grande sincerità: è un motivo di profondo orgoglio contribuire al successo di tante imprese italiane nel mondo.

Tanto di più se facciamo una piccola analisi di costi-benefici, che sicuramente il contribuente apprezzerà.

Considerate che il bilancio effettivo della Farnesina (al netto delle risorse per la cooperazione allo sviluppo e dei contributi ad organismi internazionali) nell’anno 2015 di riferimento dello studio è stato pari allo 0,11% del bilancio dello Stato. Circa lo 0,05% del PIL.

 

Una spesa dello 0,05% ha avuto un ritorno dell’1% del PIL.

 

La Farnesina è un “moltiplicatore” pari a 20.

Significa che: “1 euro del contribuente alla Farnesina ha generato 20 euro di crescita all’Italia, naturalmente in squadra con le imprese italiane”. *pausa*

Vorrei sottolineare alcuni aspetti dello Studio di Prometeia che mi hanno particolarmente colpito.

Il primo punto è che del valore complessivo dei progetti aggiudicati ad imprese italiane - 52 miliardi di euro -  circa la metà - 26 miliardi di euro -  torna direttamente in Italia.

 

Il secondo punto è quello che sfata il mito di una diplomazia economica che aiuta soltanto le grandi aziende: il 61% delle imprese che hanno beneficiato di un sostegno sono Piccole e Medie Imprese.

 

E’ vero che in termini di valore le grandi imprese si aggiudicano una quota maggiore. Ma questo è un fatto quasi fisiologico.

Lo studio mette anche in risalto che l’aggiudicazione di contratti e commesse produce una serie di effetti indiretti  ed indotti lungo tutta la filiera dei rapporti di fornitura e sub-fornitura che coinvolgono in massima parte le PMI.

 

Sono dei bei dati, quelli che presentiamo oggi, ma resto sempre il primo a dire che “si può e si deve fare di più”.

E allora, visto che non tutti gli imprenditori hanno la piena consapevolezza di quello che la diplomazia può fare per loro, ho deciso di essere io a recarmi da loro. Per dire alle imprese di usare di piu’ la rete delle nostre ambasciate.

Ho messo in programma missioni nei principali centri dell’export italiano per mettere a disposizione gli “asset della Farnesina”.

Missioni in Lombardia, Puglia, Piemonte, Veneto, Toscana, Sicilia, Emilia Romagna, Friuli, Marche e Campania sono già nella mia agenda.

E’ poi mia intenzione di organizzare prestissimo un importante evento a Milano per sostenere le prospettive del capoluogo lombardo di attrare banche, compagnie assicurative, fondi di investimento, imprese, Agenzie ed Organismi europei che inevitabilmente lasceranno Londra.

Milano e’ una citta’ cosmopolita, aperta agli investimenti globali, una citta’ che e’ al servizio delle imprese, un centro finanziario che offre un business environment di gran lunga superiore alla media europea. Ecco, Milano ha tutte le carte in regola per vincere la sfida del post-Brexit, anche perche’ puo’ contare sul forte e determinato sostegno della Farnesina. Ci sono tutti i presupposti per lanciare un Piano che intendo chiamare “Venite a Milano”!

Ma per vincere questa e altre sfide globali, occorre tenere il passo veloce degli eventi internazionali e dell’economia globalizzata.

 

Per questo, ho voluto anch’io per primo imprimere un’accelerazione a questi tipi di incontri economici.

 

La politica estera in un tempo ormai dimenticato aveva infatti ritmi lenti. Oggi ha cambiato velocità. Le nostre decisioni e le nostre risposte devono adeguarsi al ritmo del tempo e acquisire una velocità molto più sostenuta.

Questo vale soprattutto nella diplomazia economica e negli affari dove “il tempo è denaro”.

Un concetto chiave che cerco sempre di promuovere è che l’interesse nazionale va tutelato prendendo posizione con immediatezza.

Oggi le scelte si rivelano vincenti o perdenti se siamo in grado di anticipare e comprendere per tempo le tendenze.

Se siamo capaci di cogliere le aspettative del nostro Sistema industriale e di indirizzare le decisioni dei nostri interlocutori globali nei primissimi momenti.

E’ con questo spirito che intendo perseguire la diplomazia economica. La diplomazia economica deve anche difendere e promuovere l’italianità, aiutando le società italiane a superare all’estero quegli ostacoli - alcune volte legali, ma talvolta politici - che si frappongono nel percorso dell’impresa.

Il sistema economico italiano ha nell’export un suo elemento vitale. E allora i rischi di derive protezionistiche rilanciano l’importanza della diplomazia economica. La diplomazia italiana deve lavorare per assicurare alle nostre imprese la parità di trattamento. Non è possibile che le imprese straniere trovino il terreno spianato in Italia, mentre i nostri imprenditori fatichino a penetrare lo stesso mercato straniero, scontrandosi con il muro di gomma della burocrazia o con i dinieghi della politica.

Chiedo agli ambasciatori italiani di far valere ogni regola possibile per tutelare l’italianita’ delle imprese a condizione di reciprocita’. Siamo per il commercio internazionale e non vogliamo discriminare nessuno, ma non accetteremo mai alcuna discriminazione ai nostri danni.  

C’e’ un altro aspetto qualificante della diplomazia economica sul quale vorrei soffermarmi: mi riferisco alla diplomazia energetica. Per un sistema economico come quello italiano, altamente dipendente dalle importazioni di energia, e’ cruciale mantenere relazioni stabili e sicure con i nostri principali fornitori energetici. Soprattutto con quei fornitori, e penso ad esempio alla Russia, che si sono rivelati per decenni fornitori affidabili, anche nei momenti piu’ critici.

Non dimentichiamo che fu al tempo dell’Unione Sovietica che l’Italia decise di costruire, con una scelta lungimirante, i gasdotti che tuttora collegano le nostre imprese e le nostre case ai giacimenti russi. E se quella scelta strategica fu compiuta nel momento del massimo scontro ideologico tra i due blocchi, io vi dico che intendo preservare e rilanciare questa produttiva interdipendenza.

La diplomazia italiana deve tener conto dell’esigenza primaria di tutelare la sicurezza energetica del nostro Paese, promuovendo rapporti stabili e maturi con i nostri principali fornitori. Ancora una volta, anche nel settore dell’energia, mercati liberi, aperti e competitivi sono essenziali per le nostre imprese e la nostra sicurezza energetica. Ma occorre  non perdere di vista l’aspetto geopolitico della stabilita’ delle relazioni con i Paesi fornitori. Un elemento di cui la nostra diplomazia ha piena consapevolezza. Credo allora che sia nell’interesse nazionale sviluppare un dialogo intenso tra Confindustria e Farnesina su questo tema cruciale.

L’ho già detto con altre parole, ma lo ripeto per chiarezza: la positiva interazione tra diplomazia e imprese nel mondo globale è un obiettivo cruciale di questo Governo per favorire la crescita, la competitività e l’occupazione.

 

Il lavoro in comune con Confindustria si è intensificato con la Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione, che ha promosso il Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti.

E’ un lavoro di squadra prezioso, con tantissimi altri attori,  perché nel mondo globalizzato vince solo chi ha alle spalle un Sistema Paese coeso ed efficiente.

 

Non singole realtà, più o meno capaci, ma un insieme di soggetti che collaborano nell’elaborazione e attuazione di strategie unitarie per lo sviluppo nazionale.

Sono convinto che il nostro “Piano comune” abbia segnato un cambio di passo radicale nella diplomazia economica.

Sono già state messe in circolo molte risorse e nel 2017 mobiliteremo altri 200 milioni di euro in attività promozionali all’estero.

Non dimentichiamoci poi che siamo una superpotenza della cultura, della scienza e della bellezza. Dobbiamo far valere questo nostro primato anche per rilanciare l’economia.

 

Ieri negli Emirati ho annunciato che apriremo presto un Istituto Italiano di Cultura ad Abu Dhabi. Ho ricordato che dobbiamo mettere la cultura al servizio delle aziende italiane. Le imprese sono eccellenze della nostra industria creativa e parte integrante dell’immagine dell’Italia all’estero. E allora cerchiamo di lavorare sempre di piu’ insieme.

 

Per parte mia, vorrei assicurare alle imprese - anche alla presenza del nostro Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, Vincenzo De Luca - che le porte della Farnesina non sono solo aperte, ma sono “spalancate alle imprese”.

 

A voi spetta il compito di varcarle!

 

Grazie mille.  


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