Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Intervista

Data:

29/05/2006


Intervista

D. Vista dalla Germania, l'Italia sembra un Paese diviso in due. E' corretta l'impressione?

R. "Il responso delle urne è stato molto di stretta misura, e la campagna elettorale è stata una battaglia terribile. Ma io tuttavia non credo che il Paese sia veramente diviso. Questa frattura ha luogo nella politica, molto meno nella società. Questo è il segno di una certa immaturità politica".

D. Perché non sono bastati quindici anni per mettere in piedi un nuovo sistema politico funzionante?

R. "Avevamo un governo di centro-sinistra, poi un governo di centro-destra per cinque anni sotto Berlusconi. Certo che il sistema bipolare funziona! Da molti anni non ci sono più state elezioni anticipate, una novità. Tuttavia è vero che non siamo ancora riusciti a creare una nuova classe dirigente politica. I partiti devono essere il risultato di processi storici di crescita, e per questo non bastano certo quindici anni per creare un sistema politico che abbia radici profonde nella società".

D. Piero Fassino, Segretario del suo partito, i "Democratici di Sinistra", vuole avere "rapporti civili" con l'opposizione.

R. "Questo sarà molto difficile dopo tutte le asprezze e le smodatezze che Berlusconi ha portato nel confronto politico. Questo fine settimana si tengono le elezioni comunali, e con queste si conclude per il momento il ciclo elettorale. Spero che allora l'opposizione ritrovi la strada della moderazione".

D. Per la vostra parte, rappresenta un comportamento moderato quello di occupare senza eccezione tutte e quattro le cariche più importanti - la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio, quella della Camera e quella del Senato - con vostre persone?

R. "Non è stato possibile discutere seriamente con l'opposizione dell'assegnazione degli incarichi. Berlusconi, che non voleva riconoscere il risultato elettorale, lo ha reso impossibile. A me personalmente piacerebbe se il mio predecessore qui al Dicastero degli Esteri, Gianfranco Fini, ottenesse la Presidenza della Commissione Affari Esteri. Tra l'altro, quando vinse Berlusconi, pure lui si prese tutto".

D. Timothy Garton Ash ha detto che sarebbe stata un'opera di diplomazia quella di formare un Governo da così tante forze politiche. Riuscirà un governo così instabile a superare la frammentazione politica dell'Italia?

R. "Effettivamente il Governo si compone di forze politiche molto diverse. Tuttavia il gruppo parlamentare dell'Ulivo, composto dai Democratici di Sinistra e dalla "Margherita" di Rutelli, costituisce una formazione unitaria, da queste due formazioni deve nascere un nuovo partito, il "Partito democratico". L'Ulivo ha alla Camera dei deputati 214 seggi su 344. Questo già conta".

D. Ed i restanti 130 deputati?

R. "Anche per questi vale l'accordo di coalizione. Naturalmente ci saranno delle controversie. Nel mio modo di vedere, appartiene ai mali della politica italiana, che vengono continuamente rilasciate dichiarazioni e che molto venga dato troppo presto in pasto all'opinione pubblica. Tuttavia mettiamo in conto di garantire cinque anni di governo stabile".

D. I comunisti al governo sono un partner affidabile?

R. "Anche loro hanno sottoscritto l'accordo di coalizione".

D. Quando ci sarà il "Partito democratico"?

R. "Penso, che nella primavera del 2007 sarà a portata di mano".

D. Prodi ne riceverà la Presidenza?

R. "Molto depone a favore del fatto che, secondo l'esempio tedesco, il capo del governo sia anche alla guida del partito di governo più grande".

D. Dai tempi in cui era un pioniere comunista a quando è diventato Ministro degli Esteri, Lei un lungo cammino dietro di sé. Stare a sinistra: cosa significa questo per Lei?

R. "Lo stesso di sempre. In un mondo in cui ci sono ingiustizie e disuguaglianze, è di sinistra chi le combatte. Questo è possibile farlo durante le manifestazioni, ma anche all'interno del governo. Oggi sono tuttavia convinto del fatto che la sinistra deve aprirsi alla tradizione liberale. Il socialismo di natura collettivista non ha più alcun futuro".

D. Dopo la vittoria di Zapatero nel 2004, il governo spagnolo ha ritirato rapidamente le proprie truppe dall'Irak. Come si comporterà il governo italiano?

R. "Non sarà una fuga, non ci ritireremo dall'Irak. Ma ritireremo le nostre unità militari. Sostituiremo il nostro impegno militare con un impegno di natura civile altrettanto risoluto, sosterremo il governo iracheno nel suo difficile sforzo di dotarsi di istituzioni stabili, faremo tutto il possibile, nella speranza che questo si allarghi verso un comune impegno europeo".

D. Tuttavia, con la situazione di sicurezza che c'è in Iraq, anche un impegno di natura civile ha bisogno di una protezione militare.

R. "Stiamo in questo momento valutando come disciplinare questo nel dettaglio. In ogni caso, puntiamo alla collaborazione multilaterale. Anche con gli Stati Uniti, con i quali coltiveremo rapporti amichevoli, ancorché consci del nostro ruolo.

D. Berlusconi voleva ritirare le truppe italiane entro la fine del 2006. Quale è il vostro calendario?

R. "Non si è mai del tutto chiarito quando Berlusconi volesse il ritiro. In ogni caso, stiamo cominciando a discutere la cosa nel dettaglio. Un aspetto l'abbiamo già stabilito. Già nel mese di giungo ridurremo il nostro contingente militare da 2700 a 1600 uomini e al più tardi entro la fine di quest'anno la nostra presenza militare in Iraq sarà terminata.

D. Nel 1999, come Presidente del Consiglio, lei si era deciso per una partecipazione all'intervento in Kosovo dopo una visita dei campi profughi. Oggi, quale significato hanno i Balcani per l'Italia?

R. "Un significato importantissimo. L'Italia è sempre coinvolta direttamente, pensi ai profughi, ma anche alla criminalità. Esiste il pericolo di un'ulteriore polverizzazione balcanica lungo linee etnico-religiose: esiste, se vuole, il pericolo di una balcanizzazione dei Balcani. Questo sarebbe terribile per la stabilità della regione ed anche per noi. L'Europa deve contrastare questa prospettiva. Dobbiamo dare una prospettiva europea ai nuovi Stati dei Balcani. E' un paradosso: attraverso la frammentazione in piccoli staterelli, i Balcani potrebbero trovare la strada dell'Europa.

D. L'indipendenza del Montenegro offre alla Serbia la possibilità di adattarsi al proprio nuovo ruolo?

R. "Potrebbe essere. La Serbia è e rimane uno Stato chiave della regione. Nel caso in cui si liberasse dalla propria eredità nazionalista, potrebbe svolgere un ruolo importante nel concerto dei paesi balcanici. Proprio perché riteniamo la Serbia molto importante, abbiamo cercato sempre il dialogo, anche nei momenti difficili. La decisione del Montenegro a favore dell'indipendenza potrebbe indurre la Serbia a separarsi dalla propria dottrina di grande potenza e a fare affidamento sulle proprie forze.

D. Il Presidente della Repubblica Italiana Napolitano ha appena parlato di una crisi delle Istituzioni europee. Ha ragione?

R. "Non c'è dubbio che l'Europa ha davanti a sé grandi problemi. Ma io non vorrei ancora parlare di una crisi. Manca il coraggio di fare quei passi in avanti che sono necessari per rendere l'Unione Europea il più possibile forte e credibile".

D. Ad esempio?

R. "Abbiamo una moneta unica, l'euro, ma non abbiamo una politica economica comune, che tuttavia resta assolutamente necessaria. Se l'Europa non è in grado di creare crescita economica, la gente si chiede: che cosa allora è capace di fare? La crisi dell'Europa consiste nel fatto che c'è troppo poca Europa, non che ce ne è troppa. Non è vero che l'integrazione europea avviene troppo velocemente. Jacques Delors aveva ragione:l'Europa deve stare sui pedali, altrimenti cade. Dunque:non meno, ma più ritmo. E più coraggio".

D. A che scopo?

R. "Le voglio raccontare una storia. Tempo fa ebbi un colloquio con il Presidente cinese Hu Jintao. Quando toccammo il pericolo dell'unilateralismo della superpotenza americana, Hu Jintao disse che non aveva questa preoccupazione. Presto la Cina sarebbe diventata una potenza globale ed il mondo sarebbe diventato nuovamente bipolare. Ma era invece preoccupato -il Presidente me lo disse con quel modo garbato dei cinesi- dell'Europa. Ha assolutamente i mezzi per diventare una potenza globale, ma lo deve anche volere! Queste parole non me le scorderò mai. Valori come la libertà e la democrazia, oggi universali, sono stati sviluppati in Europa. Se l'Europa conta di meno nel mondo, anche questi valori conteranno di meno".

D. L'Europa ha bisogno di un Ministro degli Esteri?

R. " Sicuramente. Abbiamo bisogno di una politica estera e di difesa comune".

D. Il testo del Trattato costituzionale è morto?

R. "C'è una pausa di riflessione in corso, per così dire stiamo discutendo a livello seminariale. Le decisioni avverranno dopo le elezioni francesi il prossimo anno. Io sono tuttavia ottimista. E sostengo l'iniziativa del Cancelliere Angela Merkel per dare nuovo slancio al tema costituzionale. Ho grandissima stima del modo in cui il Governo di Grosse Koalition vuole accelerare il processo di integrazione europea".

D. In che modo il testo della costituzione deve essere cambiato?

R. "Devono esserci più chiare decisioni a maggioranza, e le istituzioni devono essere rafforzate".

D. Quali pensatori l'hanno influenzata?

R. "Sicuramente Antonio Gramsci. E prima ancora Machiavelli. Non era in alcun modo quel cinico che molti pensarono che fosse. Gramsci, Machiavelli e poi Norberto Bobbio: questi sono i miei punti di riferimento. Bobbio ha insegnato alla sinistra il valore della democrazia. Fra gli stranieri, Habermas è un pensatore che mi ha influenzato.La sua idea kantiana di globalizzare il diritto mi ha colpito. Ci sono attualmente due culture concorrenti. Una si fonda sull'idea di guidare la globalizzazione con la forza; l'altra si fonda sull'idea di guidarla attraverso il diritto. Entrambe hanno radici tedesche: Kant e Carl Schmitt. Io sto dalla parte di Kant".

D. Chi vincerà i campionati del mondo di calcio?

R. "Mah. Il Brasile è molto forte. Spero tuttavia che la nostra squadra, con le proprie qualità sportive, faccia in modo che non si parli più soltanto dei nostri scandali nel calcio".

D. Franz Beckenbauer ha detto che si tratta della cosa peggiore che è capitata al calcio mondiale. L'Italia dovrà pagarne lo scotto.

R. "Spero che abbia torto".


2814
 Valuta questo sito