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Governo Italiano

C_Titolo_ 1

Data:

22/05/2006


C_Titolo_ 1

«Nei Territori palestinesi si rischia un disastro umanitario. Le notizie che giungono da Gaza e dalla Cisgiordania sono drammatiche. L'Europa deve fare la sua parte per scongiurare la catastrofe. Di certo, il governo italiano non sarà insensibile agli appelli rilanciati dalle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, come l'Urwa che operano nei Territori, e dai tanti volontari italiani della cooperazione che pur tra mille difficoltà continuano ad operare per migliorare le condizioni di vita, oggi disperate, della popolazione civile palestinese».

A parlare è Patrizia Sentinelli, viceministro degli Esteri, esponente di Rifondazione comunista. «Lo sblocco degli aiuti - aggiunge Sentinelli - può servire per riaprire un percorso di pace e rafforzare il dialogo fra i popoli, in questo senso l'aspetto umanitario e quello politico si intrecciano fortemente».

D. Dai Territori continuano a giungere appelli accorati all'Europa, e al governo italiano, perché agisca con rapidità e decisione per evitare il disastro umanitario. Qual è la sua risposta a questi appelli?

R. «Questi appelli non vanno assolutamente fatti cadere nel vuoto. Ci sono innocenti palestinesi che vengono trattati a condizioni lontane del tutto dalla dignità umana. Bisogna dunque intervenire segnalando il tema umanitario ma evidenziano anche il carattere tutto politico di questa azione. Sbloccare temporaneamente per tre mesi gli aiuti ai palestinesi, come é stato proposto recentemente a New York in una riunione del Quartetto (Usa,Ue, Onu, Russia, ndr.) attraverso un fondo gestito dalle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale, può servire nell'immediato allo scopo, ma si può andare anche oltre. Ritengo che questa debba essere una delle priorità nell'agenda di politica estera del governo. La situazione è sul serio disperata. D'altro canto l'impegno della Comunità internazionale a sostenere l'Autorità palestinese non è di questi giorni; questo impegno data da tempo ed è sancito da intese internazionali, a cominciare dagli accordi di Oslo-Washington del settembre 1993. Bisogna lavorare in questa direzione proprio per favorire processi di pace. Per questo il tema degli aiuti umanitari è anche politico. Vanno ricostruite tutte le condizioni per dispiegare al meglio la diplomazia».

D. Come replica a quanti sostengono che la nuova squadra alla Farnesina sia decisamente orientata su posizioni «filo-palestinesi»?

R. «Penso che il nuovo corso della politica estera che parte dalla Farnesina, può inserirsi in questo percorso di pace duraturo e preventivo. In questo senso, lo strumento della cooperazione internazionale, depauperato dal passato governo di centrodestra, può divenire, se adeguatamente supportato in risorse e programmi, un elemento fondamentale per il dialogo e i ponti fra i popoli».

D. C'è chi sostiene, che a impedire il rilancio di un negoziato di pace sia il governo palestinese egemonizzato da Hamas.

R. «Lo Stato palestinese è in formazione. La escalation della violenza e della tensione può essere fermata con lo sblocco degli aiuti e la ripresa del dialogo. Il linguaggio della politica e del dialogo deve prevalere sulla logica della forza e delle armii: questo, almeno, dovrebbe essere l'impegno della Comunità internazionale, e in essa dell'Italia. D'altro canto, va ricordato che le elezioni palestinesi del gennaio scorso sì sono svolte in modo del tutto trasparente, anche con la presenza di centinaia di osservatori internazionali che hanno sottolineato come le elezioni palestinesi rispondessero a tutti gli standard democratici. Bisogna ripartire da qui, da quella che è stata comunque una importante prova di democrazia, anche per avviare una strada che si liberi da lacci impropri come quelli del blocco degli aiuti per "punire" Hamas».


Luogo:

Roma

Autore:

u.d.g.

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