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Governo Italiano

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Data:

31/05/2006


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«Restiamo in Afghanistan e precisiamo le caratteristiche della nostra missione», dice il sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti, senatore dell'Ulivo, mentre le notizie da Kabul non sono delle migliori. Torinese, 45 anni, questo dirigente della Margherita con un passato da architetto parla guardando una cartina del Paese che era sotto il giogo dei talebani e che vede riaffacciarsi fosche incursioni di quelle sette in armi di studenti fondamentalisti delle madrasse.

Nel commentare le intenzioni di ritirare i soldati dall'Iraq, Gianni Riotta, sul Corriere di domenica, ha sottolineato che le principali operazioni di pace richiedono anche «un periodo duro di controllo in armi». Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ieri, ha risposto che il nostro Paese è il sesto per numero di militari impegnati nel mondo in quelle missioni e che il governo di centro-sinistra continuerà a impiegarli, «altro che addio alle armi!». Vernetti è proprio uno di quelli che se ne occuperanno: alla Farnesina ha la delega per l'Asia, in giugno andrà in missione a Kabul.

D. Quest'estate in Afghanistan le truppe straniere amplieranno i propri compiti, dovranno cercare di garantire la sicurezza in zone ancora scoperte. La maggioranza lo sa che per i nostri soldati non sarà una passeggiata?

R. «Non c'è dubbio. Però i nostri soldati inquadrati nella missione Isaf, della Nato, hanno svolto un lavoro egregio, universalmente riconosciuto».

D. A differenza dell'Iraq, l'Afghanistan non è un posto dal quale gli italiani stanno per partire?

R. «La nostra presenza verrà confermata, e anzi rilanciata».

D. Come?

R. «Tra le ipotesi di possibile sviluppo della nostra azione c'è la collaborazione doganale. Può essere compiuta con la Guardia di Finanza».

D. In Afghanistan la produzione di oppio ha raggiunto livelli record, e il ricavato sembra essere reinvestito nella guerriglia. La collaborazione servirebbe anche per contrastare questo?

R. «Anche per la lotta alla droga».

D. Kabul, lunedì, si è infiammata dopo che militari americani hanno investito alcuni passanti. Che gliene è parso? Avete detto qualcosa agli Stati Uniti?

R. «Di sicuro c'e stata una reazione eccessiva, non è quello il modo di stabilizzare il Paese. E stata compiuta una serie di errori che hanno concorso ad aumentare paurosamente la tensione, e non ne abbiamo bisogno».

D. Errori degli americani?

R. «Sì. Anche se gli elementi dei quali disponiamo ci dicono che c'è stato qualcosa di più di una spontanea protesta: è stata organizzata un 'azione militare che da quegli errori ha preso spunto».

D. Non crede che Rifondazione e i Comunisti italiani, più avanti, chiederanno di ritirare gli italiani dall'Afghanistan?

R. «Faccio presente che la Spagna di José Luis Zapatero manderà, entro giugno, altri 200 militari oltre ai 700 che ci sono già. Gli spagnoli coordinano un Provincial reconstruction team adiacente al nostro che si trova a Herat. La Germania ha aumentato le proprie truppe ed è la prima per contributo alla forza multinazionale. I francesi sono a Kabul. E sono tutti Stati che non hanno militari in Iraq. Guardi, in Afghanistan c'è ancora molto da fare...».

D. E come no. L'ex presidente Burhanuddin Rabbani riferisce che i talebani sono a cinque chilometri da Kabul.

R. «Sì, oggi c'è una situazione difficile, ma io sarei più ottimista».

D. E perché?

R. «Vedo sulla carta geografica che tutto il Nord del Paese è considerato a basso rischio, e lo dico secondo i parametri impiegati dagli operatori umanitari. Le zone estremamente rischiose sono a Sud. In mezzo c'é una zona grigia. La nostra azione continua».

D. Come?

R. «Abbiamo 148 civili che lavorano nella cooperazione e sviluppo, con le organizzazioni non governative sono molti di più. Abbiamo 1.356 soldati, di questi 834 a Kabul e 522 a Herat».

D. Quanti militari in più ci chiedono gli alleati?

R. «È in corso una valutazione della Difesa, sulla quantità si sta discutendo. Ne parleranno anche D'Alema e Condoleezza Rice quando il ministro andrà a Washington».


Luogo:

Roma

Autore:

Maurizio Caprara

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