Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Intervista

Data:

12/06/2006


Intervista

Gli scenari dell'impegno internazionale dell'Italia nelle aree di crisi internazionali sarebbero quelli privilegiati in cui mettere in campo quel dialogo tra maggioranza e opposizione. Condizionale d'obbligo, manco a dirlo, malgrado proprio sulla missione in Iraq la tempistica del rientro delle nostre truppe su cui sta lavorando l'Unione si discosti sostanzialmente poco da quella del governo Berlusconi.

Il Cavaliere boccia come ignominiosa la linea su cui il governo Prodi si va attestando (nessun militare italiano in Iraq dall'autunno). . E il centrodestra legge come una bacchettata al Professore il richiamo di ieri di Giorgio Napolitano al dovere per l'Italia di partecipare alle missioni di pace sotto l'egida delle organizzazioni internazionali destinate «ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni». Per Ugo lntini, sottosegretario agli Esteri solo l'ennesima, strumentale forzatura da parte dell'opposizione. «La maggioranza deve essere autonoma - ricorda - ma i grandi Paesi in politica estera hanno posizioni largamente condivise. E questo obiettivo va perseguito anche da noi».

D. A chi parla Napoiltano?

R. «Quello che il Capo dello Stato saggiamente sottolinea é che l'articolo 11 non va letto per metà, ma per intero: sia nella parte in cui ripudia la guerra sia in quella dove afferma l'impegno a difesa della libertà dei popoli».

D. Eppure resta la sensazione che qualche problema di comunicazione ci sia stato.

R. «Il rientro delle nostre truppe è un impegno assunto in maniera chiara, inequivoca da tutte le forze dell'Unione: l'Italia utilmente si è riallineata ai grandi Paesi dell'Europa continentale. Semmai quello che resta arduo da spiegare è il perché l'Italia abbia dovuto svolgere in Iraq un ruolo diverso da quello di Germania e Francia, di Stati, insomma, dove tra l'altro governano coalizioni tanto di centrosinistra che di centrodestra».

D. E quanto all'ipotesi che l'Afghanistan possa diventare una sorta di camera di compensazione per il venir meno dell'impegno a Nassiriya?

R. «Come ha ribadito Prodi, l'unica compensazione sarà dare forme diverse al nostro sostegno all'Iraq. La missione è costata a oggi un miliardo e 400 milioni di euro, una somma enorme: continueremo a spendere per programmi sanitari, sociali, economici. Il tutto in intesa piena con il governo di Baghdad».

D. Cosa risponde a chi nella coalizione e fuori vorrebbe ridiscutere anche la presenza in Afghanistan?

R. «Che quello di Kabul è un capitolo diverso, intanto per come si è aperto. A differenza di quanto avvenuto in Iraq, la missione in Afghanistan non nasce da una iniziativa unilaterale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, ma da un mandato pieno delle Nazioni Unite. E poi perché l'invasione dell'Iraq è nata perché si riteneva che Saddam disponesse di armi di distruzione di massa, ed era falso. A Kabul si è intervenuti perchè si pensava che il Paese tosse divenuto una base operativa del terrorismo internazionale, ed era vero. Ricordo che in Iraq siamo per la prima volta dal '45 non sotto comando multinazionale, ma agli ordini dì americani e di inglesi».

D. Tra le maggiori aree di crisi, come ha ricordato il segretario della Nato Scheffer, c'è l'Africa e, in particolare il Darfur. Quale ruolo potrà svolgere l'Italia?

R. «Per troppo tempo la comunità internazionale ha ignorato i milioni di morti in Africa solo perché "strategicamente" meno rilevanti. Se finalmente questo atteggiamento cambierà e ci verrà chiesto di fare la nostra parte, l'Italia non si tirerà certo indietro. Faremo la nostra parte».


Autore:

Gino Cavallo

2910
 Valuta questo sito