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Governo Italiano

Intervista

Data:

19/07/2006


Intervista

Chiudere la parentesi irachena, guardare avanti e affidare il futuro della pace e della stabilità in Medio Oriente a una strategia comune StatiUniti-Europa. Gli americani chiamati a esercitare la loro influenza su Israele, gli europei sui palestinesi e i Paesi arabi. E' la proposta del vicepremier e ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, alla vigilia del voto di oggi alla Camera sul decreto per le missioni all'estero e a conclusione del G-8 che ha lanciato l'idea di una forza di pace Onu nel Sud del Libano. «L'Italia non può sottrarsi alle sue responsabilità- sostiene in questa intervista il responsabile della nostra diplomazia- anche se gran parte dell'opinione pubblica è diffidente su nuove missioni, crediamo che la presenza all'estero sia uno degli strumenti irrinunciabili della nostra politica estera». D'Alema accarezza una delle sue civette "anti-jella" e si dice fiducioso sull'approvazione del decreto Afghanistan mentre rilancia l'equivicinanza come migliore politica anche per Israele.

D. Presidente D'Alema non c'è ancora il via libera sul rifinanziamento della missione Afghanistan e già il Governo pensa di partecipare a una missione in Libano...

R. «Non so quanto questo progetto del Libano sia immediatamente realizzabile ma mi sembra importante che sia stata affacciata l'ipotesi a conclusione del G-8. È positivo che Prodi abbia immediatamente espresso il sostegno e la disponibilità dell'Italia. Il valore della proposta è che nel momento in cui si chiede di sospendere le ostilità si prospetta un impegno della comunità internazionale anche a garanzia della sicurezza dei Paesi coinvolti, innanzi tutto di Israele che ha subito attacchi».

D. Quindi è ancora presto per parlare di dettagli della missione e del nostro livello di partecipazione?

R. «Sì, per ora c'è solo la disponibilità ma è importante avere messo sul tavolo l'ipotesi. Le condizioni politiche sono il cessate il fuoco, l'accettazione delle parti e una decisione del Consiglio di sicurezza».

D. Secondo lei c'è consenso in Italia per una nuova missione?

R. «L'opinione pubblica italiana è spaventata. Secondo un sondaggio pubblicato oggi (ieri Ndr) oltre il 60% degli italiani vorrebbe che si venisse via da ogni parte. Ma sono del parere che, nonostante tutto, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Lo possiamo fare se continuiamo ad essere un Paese che si impegna con missioni che rappresentano uno degli strumenti irrinunciabili della nostra politica estera».

D. Lei ha espresso l'auspicio che l'intervento Onu si possa estendere anche a Gaza. È un'ipotesi realistica?

R. «Non è una proposta. Ho solo detto che sarebbe un fatto positivo che anche a Gaza ci fossero osservatori delle Nazioni Unite. Mi rendo conto che attualmente il tema non è sul tavolo. Siamo in una situazione in cui esistono parti in conflitto e la presenza internazionale di forze di peacekeeping è una delle forme di tutela della pace. Una delle ragioni per motivare la presenza di queste forze Onu è di evitare attacchi contro Israele. D'altra parte nessuno mette in discussione che Israele sia stata attaccata e che abbia reagito ma io continuo a pensare che la reazione sia stata sproporzionata. Non è solo una mia opinione ma è opinione espressa nelle posizioni ufficiali dell'Ue».

D. In questo scenario di crisi che ruolo può giocare l'Unione europea per favorire un ritorno alla normalità?

R. «L'impressione è che in questo momento nessuno giochi un ruolo in quella regione. Il rischio è che la situazione sfugga al controllo della comunità internazionale con effetti devastanti. Penso, però, che americani ed europei insieme possano avere un ruolo anche perché gli Stati Uniti hanno influenza più diretta su Israele e gli europei, se si danno da fare, possono avere un'influenza sul mondo arabo. Questa combinata influenza potrebbe aprire un processo verso la pace. Questo è il senso dei nostri sforzi e delle pressioni su Siria e Iran».

D. Sulla politica dell'equivicinanza è sempre aperto un fronte nella maggioranza. Il ministro Amato ha criticato il partito, gli eccessivi distinguo su Israele...

R. «Il popolo italiano si sente egualmente vicino alle ragioni dei palestinesi e degli israeliani. È un fatto di solidarietà verso popoli che hanno sofferto. Questa posizione interpreta bene la collocazione italiana mentre non lo fa chi dice: «Dobbiamo stare con Israele» e neppure chi dice «stiamo con gli arabi». Trovo riduttiva l'idea per cui noi stiamo con Israele perché è l'avamposto dell'Occidente. E' una visione che potrebbe rivelarsi controproducente anche per Israele in quanto si presta a strumentalizzazioni da parte del fondamentalismo islamico».

D. Pesa il fatto che nei cinque anni passati la posizione dell'Italia è apparsa troppo squilibrata verso Israele?

R. «C'è stato un allineamento con la politica di Bush i cui effetti sono stati negativi. Basta pensare alle teorie di qualche anno fa per cui la guerra avrebbe portato la democrazia in Iraq e ciò avrebbe innescato un effetto domino espandendo la democrazia. Tutto questo si è rivelato infondato. Siamo di fronte agli effetti di una politica sbagliata di cui l'Italia è stata sostenitrice».

D. Oggi si vota il decreto sul rifinanziamento delle missioni. La maggioranza sarà autosufficiente?

R.«Il provvedimento ha ricevuto il consenso di tutte le forze politiche della maggioranza. Ci sono stati equivoci che abbiamo chiarito. Siamo nella missione Isaf-Nato sotto l'egida dell' Onu. Ci sono singoli parlamentari che obiettano da posizioni pacifiste. In altri Parlamenti, penso alla Germania, dissidenti di coscienza fanno verbalizzare la loro posizione ma poi, per non mettere in difficoltà la loro maggioranza, esprimono il voto in piena sintonia con il gruppo parlamentare».

D. Cosa accadrà al Senato dove i margini sono più stretti?

R. «Credo che la maggioranza debba essere in grado di sostenere le scelte di politica estera del Governo anche al Senato. Nel caso in cui queste scelte venissero sostenute in modo determinante dall'opposizione si aprirebbe un problema. Trovo che per un parlamentare della sinistra mettere in difficoltà il Governo votando contro un provvedimento il cui titolo è "Rientro delle forze italiane dall'Iraq" è un po' forte. Dovrebbe spiegare ai suoi elettori un comportamento del genere. Noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare».


Luogo:

Roma

Autore:

Gerardo Pelosi

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