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Governo Italiano

Intervista

Data:

17/07/2006


Intervista

17 luglio 2006 - "La Rosa nel pugno cita sempre il binomio Blair Zapatero. Per questo faccio notare agli amici radicali che i due leader socialisti, che pure furono su posizioni antitetiche riguardo all'Iraq, danno della crisi in Libano lo stesso giudizio e invitano Israele a sospendere le operazioni”. Al telefono dall'unità di crisi della Farnesina, dove sta coordinando il rimpatrio degli italiani dal Libano, il Viceministro degli Esteri Ugo Intini (che ha la delega per il Medio Oriente) confessa tutta la sua preoccupazione per l'evolversi della guerra in Libano, “perché c'è la possibilità reale che la crisi si allarghi a Damasco e all'Iran”. Ma intanto ci tiene a dare una risposta ai suoi “compagni” della Rosa nel Pugno che hanno criticato il governo per aver bacchettato Israele.

D. Bonino e Pannella non sono stati teneri con le posizioni di una certa sinistra che è sembrata anti-israeliana...

R. “Emma Bonino ha usato un argomento intelligente quando ha invitato a guardare oltre Israele per vedere l'avanzata del fondamentalismo nel mondo. Però non siamo ancora alla situazione descritta da Emma: solo se si darà al mondo arabo l'impressione che da Israele non si ottiene nulla, allora sì che il fondamentalismo conquisterà tutti i baluardi filo- occidentali dell'area, dall'Egitto alla Giordania, dagli Emirati all'Arabia Saudita. Noi abbiamo il diritto di parlare con franchezza, da amici, agli israeliani, per dire loro che l'attuale guerra in Medio Oriente è la migliore propaganda possibile per Hezbollah e Hamas”.

D. La Rosa nel pugno rischia di spaccarsi sulla solidarietà a Israele?

R. “Ha ragione Pannella, la ricchezza della Rosa è anche il suo dibattito interno. Ci sono certo sensibilità diverse, ma tutti concordiamo sul fatto che il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato e il diritto alla sicurezza di Israele si devono integrare fra loro”.

D. Capezzone e Pannella andranno stasera alla veglia pro-Israele alla sinagoga di Roma. Lei ci sarà?

R. “Non lo so. Se la veglia e a favore dell'esistenza dello Stato d'Israele credo che parteciperebbe il 100% degli italiani. Se invece fosse a favore dell'attuale politica israeliana, nemmeno il 100% del governo di Israele sarebbe presente, visti i dissensi di alcuni laburisti”.

D. Prodi da San Pietroburgo si è dato da fare come “facilitatore”. Ma la telefonata con il negoziatore iraniano per il nucleare, Ali Larijani, per chiedere che l'Iran si faccia parte attiva nella mediazione, stride con le minacce dell'ayatollah Ali Khamenei, che inneggia alla “coraggiosa resistenza di Hezbollah”.

R. “Abbiamo appena incontrato a Roma il ministro degli Esteri iraniano, Monuchehr Mottaki, e anche con lui abbiamo insistito sul concetto che un ruolo positivo dell'Iran nel teatro della crisi aiuterebbe anche il negoziato sul nucleare creando un clima di reciproca fiducia. Fa bene Prodi a continuare su questa strada”.

D. A che punto siete con le operazioni di rimpatrio degli italiani?

R. “C'è stato un problema per l'autorizzazione a spostare il nostro cacciatorpediniere, che potrà attraccare solo domattina (oggi, ndr) a Tripoli, un porto a nord. Sono circa 300 le persone che vogliono lasciare il Paese e stiamo facendo di tutto per farle rientrare”.


Luogo:

Roma

Autore:

Francesco Bei

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