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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

31/07/2006


Dettaglio intervista

Patrizia Sentinelli, viceministra degli Affari Esteri con delega per la Cooperazione allo Sviluppo e per i Paesi dell'Africa Sub-Sahariana,risponde a Liberazione sulla condizione dei lavoratori e delle lavoratrici del continente africano alla luce degli sconvolgimenti politici e sociali.

D. « L'Africa Sub-Sahariana è ancora, in molte zone, teatro di conflitti devastanti,per i quali la comunità internazionale è poco "impegnata”, giusto per usare un eufemismo. La chiusura delle fabbriche, la paralisi delle produzioni esistenti e la diffusione del mercato nero hanno un impatto drammatico su lavoratori e famiglie, che già vivono in condizioni difficilissime.Quali sono in generale le iniziative di cooperazione programmate in questi Paesi?

R. «Partiamo con il dire che l'Africa è un continente immenso,fatto di realtà nazionali e situazioni politiche più che complesse, ma dove da anni si stanno muovendo e moltiplicando energie sociali nuove e giovani che vanno valorizzate. L'Africa è una priorità del nuovo governo e in quest'ottica vanno rafforzate la nostra rete di rappresentanza oggi ancora troppo fragile. Per questo mi è parso significativo accompagnare un gruppo di osservatori di pace italiani, per aiutare il corretto svolgimento delle elezioni politiche in Congo programmate per il 30 luglio e la visita ufficiale di metà settembre con i nuovi rappresentati eletti. Negli ultimi cinque anni, i finanziamenti della Cooperazione italiana a favore dell'Africa sub-sahariana sono stati superiori ai 900 milioni di Euro, e sono consistiti principalmente in interventi a sostegno dei servizi sanitari (Etiopia,Uganda, Ruanda, Burundi e Sudafrica), dell'educazione (particolarmente in Etiopia, Eritrea, Mozambico), dei gruppi vulnerabili (donne, minori, rifugiati,sfollati), del settore idrico e a favore dello sviluppo rurale.Tuttavia non vi è dubbio che i programmi di cooperazione vadano affrontati con un approccio diverso in cui i due soggetti in campo donatori e beneficiari si relazionino alla pari aprendo nel contempo una forte discussione sul concetto di sviluppo che non può essere quello, fallito,portato avanti fini ad oggi.Anche laddove si registra una crescita economica, la povertà permane e a volte si acuisce.

Insomma, non può esserci vero benessere senza una valorizzazione ed autopromozione delle comunità locali e delle loro necessità.Gli interventi a sostegno del mondo del lavoro, nei suoi più vari aspetti vengono finanziati sul canale multilaterale attraverso l'Ilo, organismo preposto ma certamente vanno coinvolte in questo percorso, le realtà sindacali esistenti. La cooperazione italiana non è mai intervenuta con programmi specifici. Sarà importante favorire l'intrapresa cooperativa e processi di sostegno alla piccola imprenditoria (artigiani e agricoltori), con programmi di formazione, facilitazione dell'accesso al credito e dell'accesso ai mercati.

D. «Pochi giorni fa Lei ha partecipato a Banjul al Summit dell'Unione Africana, in occasione del quale il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha sottolineato l'esigenza di un impegno forte e concreto per la pace e lo sviluppo sostenibile, a partire dalla tutela dei diritti umani. I diritti sindacali sono tra i diritti umani oggi violati e calpestati in molti paesi africani. Basti guardare ai dati contenuti nell'ultimo rapporto della Cisl internazionale. Come possono le istituzioni internazionali coinvolgere le organizzazioni sindacali nel processo di sviluppo e rafforzamento democratico?

R. « Proprio al vertice di Banjul ho potuto constatare un rafforzamento dell'Unione Africana che sta provando ad assumere un ruolo di rappresentanza politica unitaria del continente. E' evidente come i diritti umani sindacali e ambientali, a causa della fragilità in cui ancora si trovano molti paesi dell'Africa Sub-Sahariana, sono i primi ad essere mortificati. Il continente Africano, viste le sue enormi ricchezze, negli ultimi anni è sempre più stato oggetto di "interesse" ed intervento di grandi paesi, su tutti Stati Uniti e Cina.

Quest'ultima, soprattutto negli ultimi anni, ha acquisito un ruolo di partnership privilegiata con molti Stati con cui ha stretto importanti accordi commerciali. Su questi temi va aperta una relazione ed un confronto politico che affronti il tema dei diritti umani e delle condizioni di lavoro. Vanno, comunque, aiutati anche i processi di rafforzamento delle istituzioni in corso e in questa direzione s'inserisce anche il percorso intrapreso dalla Presidenza della Camera per una maggiore relazione tra la nostra assemblea elettiva e quelle Africane.

Contemporaneamente, l'intervento che promuoveremo come governo, dovrà muovere da prospettive diametralmente opposte a quelle che puntano allo sfruttamento e alla dissipazione delle risorse naturali e che a questo fine sono pronte a sacrificare diritti umani e sindacali. La via da seguire è quella che prevede una valorizzazione delle comunità locali con il rafforzamento del microcredito affrontando anche il tema delle rimesse dei migranti che oggi sono dirette alle singole famiglie mentre potrebbero rientrare nel sistema di credito interno.

D. «Anche nel mondo del lavoro, gli impatti più pesanti colpiscono innanzi tutto le donne, marginalizzate alle mansioni meno qualificate, confinate in settori maggiormente esposti a situazioni di ricatto e precarietà, prime ad essere licenziate in caso di riduzioni, concentrate preferenzialmente in fasce produttive 'informali'; gravate da doppi (se non tripli, quadrupli etc.) ruoli e via dicendo... dopo 10 anni da Pechino, come dare visibilità e pari dignità e tutela alle donne africane?

R. «Le donne Africane hanno un ruolo da protagoniste nella pur fragile economia africana. Molto spesso sono le vere colonne a cui si appoggiano intere comunità. Gli incontri che ho avuto con le donne del sud del mondo e le loro organizzazioni attraverso la mia partecipazione ai Forum Sociali soprattutto a Mumbai, ma anche a Bamako nel Mali, mi hanno dimostrato la compiutezza del loro ragionamento e come non si possa concepire una cooperazione fatta di interventi dall'alto, senza considerazione per l'esigenza di dar voce alle comunità locali, dove le donne rappresentano appunto il protagonismo.

Ho un ricordo bellissimo di Mumbai, i cortei e le riunioni delle innumerevoli organizzazioni di donne di base, dalit, indigene, spesso analfabete o che comunque non parlavano la lingua veicolare del Forum, l'inglese. Eppure si facevano capire benissimo. Ricordo in particolare le donne che lottavano contro la diga sul Narmada, e le altre dighe, e quelle della fabbrica di Bhopal che ancora chiedono giustizia.E' impressionante come l'agenda della politica internazionale sia dettata sempre più spesso dall'insostenibilità del nostro sistema economico e dalla sua conseguente spinta energivora.

Le donne e le loro organizzazioni sono invece le più attive nella difesa della terra,del cibo, dell'acqua, impegnate nel risparmio energetico e nella tutela di tutti quelli che oggi chiamiamo "beni comuni". Per le donne le risorse non sono finalizzate al potere, ma al benessere, alla convivenza, alla convivialità. Qui sta la nostra forza e possibile protagonismo. Insomma siamo portatrici di un altro mondo possibile. Da conquistare e con mille difficoltà ma nel quale le nostre caratteristiche peculiari ne possono essere fondamenta.


Autore:

Silvana Cappuccio

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