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Governo Italiano

Intervista

Data:

27/08/2006


Intervista

Un nuovo approccio «multilaterale»che rappresenta già una responsabilità. Da venerdì, dopo il vertice di Bruxelles, il Medio Oriente è diventato molto più vicino alla Farnesina. Ne sembra convinto Bobo Graxi, sottosegretario agli Esteri con delega alle Nazioni Unite.

D. On. Craxi, sì sta aprendo una nuova fase per l' Onu e per l'Ue? L'incontro fra Annan e la presidenza Ue di venerdì potrebbe divenire un nuovo asse internazionale?

R. “In questi anni si sono ripetuti due luoghi comuni,che l'Onu avesse perso la sua funzione politica in preda a una immane burocrazia e che l'Europa fosse legata da vincoli geografici e chiamata ad una unità al massimo economica. Le decisioni delle ultime ore, il precipitare di eventi straordinari hanno creato una grande possibilità per il rilancio dell'Onu e dell'unità politica europea che ha determinato l'impegno militare in Libano”.

D. È finito l'unilateralismo, non dichiarato ma presente nei fatti, e si sta aprendo quindi un multilateralismo nello scenario mediorientale?

R. “In quella regione c'è la necessità di promuovere scelte politiche durature con un largo consenso. Un impegno per la pace che non può prescindere da una convergenza di interessi e impegni multilaterali. Il tentativo di mettere in campo una politica europea ora non è un fattore di facciata. Un multilateralismo non opposto all' unilateralismo, che mi sembra una definizione forzata della politica degli Stati Uniti. Semmai c'è il bisogno di fare una valutazione di insieme su quanto avvenuto dall' 11 settembre a oggi. Cinque anni sono un tempo sufficiente per un bilancio e avviare un processo di pacificazione”.

D. C'è chi, criticamente, ha affermato che si mandava un contingente militare «per disperazione», cioè in assenza di una vera politica. Ela presenza dell'Ue è stata sinora secondaria in Medio Oriente.

R. “Una valutazione che viene da chi ha sempre considerato come sola forza politica in grado di governare i conflitti internazionali gli Stati Uniti. Ma a ben guardare gli Stati Uniti stessi hanno incoraggiato un diverso approccio rendendosi conto che un loro impegno non avrebbe avuto miglior sorte di quella che toccò ai marines nel 1983 (attacco all'ambasciata americana, ndr)”.

D. Dove affrontare un'azione politico-economica parallela?

R. “Il dialogo con il mondo arabo e islamico è una questione aperta: è un mondo complesso e diviso, ma che esprime dei bisogni che non spetterebbe noi governare”.

D. Si può ipotizzare un'agenda di approccio alla regione?

R. “E' già fondamentale che non si sia abbandonato il Libano. Intervenire lì significa potere in prospettiva riconsiderare un impegno per una pace duratura in Medio Oriente. Per far questo bisognerebbe togliere l'alibi dell'autodeterminazione dello Stato palestinese, anche se in questo momento i segnali non sono positivi. La sfida è di riaprire un dialogo,senza sprecare il lavoro di quanti nell'ultimo decennio, su vari fronti, hanno cercato un cammino di convivenza tra i due popoli in due Stati”.


Luogo:

Roma

Autore:

Luca Geronico

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