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Governo Italiano

Intervista

Data:

21/08/2006


Intervista

“Non c'e alternativa alla missione militare, non si può perdere un'occasione storica cosi preziosa” Bobo Craxi, sottosegretario agli Esteri, insiste sul “valore politico” della partecipazione italiana all'Unifil perché, “a differenza dell'Iraq, dove la missione non puntava ad altro se non a riaffermare una scontata vicinanza agli Stati Uniti, stavolta per l'Italia si tratta di accompagnare la creazione di nuovi equilibri in Medio Oriente”.

D. Onorevole Craxi, c'è perfino l'ipotesi che l'Italia guidi la missione .

R. “L'Italia è sicuramente in grado di assumere questo ruolo. Il problema comunque non è questo. E ricordiamo che il comando politico dimissioni Onu resta sempre al Palazzo di Vetro”.

D. Vista la fragilità della tregua, comunque, è un compito ad alto rischio.

R. “Non è una missione di peacekeeping ma qualcosa di molto più importante. L'Italia può riprendere nell'area il suo ruolo antico, quello che ebbe durante la crisi di Suez. Certo, ci sono dei rischi e questo spiega la prudenza francese -motivata anche dal fatto che Parigi ha le elezioni all'orizzonte- ma la posta in gioco può essere la soluzione all'intero conflitto mediorientale. Che, lo ricordo al centrodestra, non è nato due mesi fa ma nel l948”.

D. Per riprendere questo "ruolo antico"quanti soldati dovremmo inviare?

R. “Duecento o duemila, sul piano politico non cambia granché. L'importante è che ci sia una partecipazione attiva, con un carattere neutrale e pacifico”.

D. La Cdl mette in guardia il governo sul rischio di mandare i soldati allo sbaraglio, senza chiare direttive.

R. “Soffermarsi solo sulla pericolosità della missione vuol dire non riconoscere che si è aperta una fase nuova in Medio Oriente. Ripeto: non c'è alternativa, stavolta la comunità internazionale non può permettersi di fallire”.

D. Dopo aver inviato i soldati, quale dovrebbe essere il passo successivo?

R.”Quello di eliminare le ragioni della conflittualità e del terrorismo, riconsiderando anche la politica americana in Medio Oriente. Del resto lo stesso Bush, riaffermando che bisogna contribuire a ricostruire uno Stato palestinese, di fatto pone le basi per la riapertura di un negoziato”.

D. Come affrontare il problema Hezbollah?

R. “Intanto smettendola di utilizzare le categorie dell'11 settembre per giudicare i movimenti dell'area. E' necessario che in Libano non ci siano milizie che non rispondono al governo nazionale, ma non possiamo far finta che Hezbollah non sia un interlocutore indispensabile per una soluzione negoziata del conflitto”.


Luogo:

Roma

Autore:

Francesco Bei

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