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Governo Italiano

Intervista

Data:

13/08/2006


Intervista

Il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi giudica la partecipazione dei nostri soldati al contingente Onu che sarà inviato in Libano una naturale conseguenza dell'impegno profuso dal governo italiano durante la crisi scoppiata alla metà di luglio. E ritiene che la maggioranza sarà compatta nel sostenere l'iniziativa.

D. Onorevole Craxi, l'Italia è pronta a dare il suo contributo alla missione Onu in Libano. Siamo consapevoli dei rischi che sono collegati all'assunzione di responsabilità così pesanti?

R. «Tutto l'atteggiamento che abbiamo mantenuto nel corso della vicenda, portava necessariamente ad accertare le responsabilità che ne conseguivano. Non possiamo sottrarci all'impegno, soprattutto considerando che siamo alle prese con la madre di tutte le crisi, quella mediorientale. Sono in gioco la sicurezza e l'integrità territoriale di Israele da un lato, e dall'altro l'escrescenza aggressiva di un movimento fondamentalista che nel caso specifico si erge anche a tutore dell'integrità e dell'identità di un popolo. Rispetto alla precedente missione italiana in Libano, nel 1982, lo scenario è molto diverso. Allora non esisteva uno Stato sovrano, il Libano era in preda ad un conflitto civile, dilaniato da una guerra interna ed esterna. Oggi invece è alla ricerca di un nuovo equilibrio dopo che la sua stabilità politica è stata lacerata dal movimento degli Hezbollah, prima ancora di essere distrutta dall'offensiva militare israeliana».

D. Che valore si deve dare all'unanimità raggiunta in Consiglio di sicurezza all'Onu sull'intervento in Libano?

R. «E' positivo che di fronte ad una crisi regionale l'azione sia di carattere multilaterale. Nel caso dell'Iraq il no francese lasciò gli Stati Uniti da soli. In Italia gran parte del Paese e quella che allora era l'opposizione rifiutò l'adesione del governo alla coalizione dei volenterosi guidata da Washington. Oggi non siamo di fronte ad un'avventura. L'intervento è richiesto dallo stesso governo libanese. Uno Stato sovrano chiede l'allargamento di una missione gia operante nel suo territorio, l'Unifil, a difesa delle sue legittime determinazioni, della propria integrità territoriale, e per il rispetto di tutte le risoluzioni dell'Onu, dalla 1559 che impone il disarmo degli Hezbollah a quelle precedenti che stabilivano i confini del Paese».

D. È importante che della forza multinazionale entrino a fare parte contingenti provenienti da Paesi arabi o musulmani?

R. «È giusto che le responsabilità per la soluzione delle crisi regionali siano assunte anche dai Paesi vicini. Non so quanto possano contribuire sul piano tecnico-militare, in quale misura. Può essere che dei quindicimila soldati che saranno inviati in Libano, metà circa siano europei. Comunque il carattere della forza multinazionale sarà diverso da quello di Iraq 1991. Altra cosa importante sarà evitare di essere percepiti come simpatizzanti di una qualsiasi delle due parti».

D. A questo punto, che ruolo potranno avere Siria e Iran? Come bisognerà comportarsi nei loro confronti?

R. «Non devono essere trattati come paria, e allo stesso tempo va detto loro chiaramente che renderebbero un grande servizio alla pace cessando di armare gruppi terroristi o movimenti politici armati. Il dialogo con loro è necessario. La crisi di luglio rende importante il riavvicinamento con Stati che venivano considerati fuori gioco».

D. In Italia l'opposizione, a cominciare da Ferdinando Casini, chiede che il Parlamento sia convocato per discutere sull'impegno italiano in Libano.

R. «È difficile che le Camere non siano informate di un'iniziativa cosi importante. Da un lato è vero che la cornice in cui avverrebbe l'intervento italiano, e cioè un' aggiunta alla presenza già in atto dell'Unifl, non necessiterebbe strettamente di un nuovo mandato parlamentare. Ma è anche vero che trattandosi di un incremento fortissimo, da poche decine di uomini a migliaia, è evidente che non si può non rendere esplicite in sede parlamentare le ragioni di un così considerevole potenziamento. Una cosa è certa però. Se da parte di qualche esponente dell'opposizione, l'intento è quello di dividere la maggioranza, commettono un errore. Perchè sulla missione Onu in Libano, credo sia difficile trovare nella sinistra radicale chi non interpreti la partecipazione italiana come un passo verso importanti progressi».


Autore:

Gabriel Bertinetto

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