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Governo Italiano

Intervista

Data:

15/08/2006


Intervista

Né tenaglie né carri armati. Ugo Intini non crede alle tesi di chi è preoccupato per l'accordo fra i russi di Gazprom e Lukoil con l'algerina Sonatrach. Il viceministro degli Esteri, reduce da colloqui bilaterali in Algeria, dice che è inutile sospettare un uso politico delle risorse o pensare al fischio di una maggiore dipendenza dalle forniture. Soprattutto se nel frattempo le nostre stesse aziende come l'Eni stringono rapporti che nei fatti ci rendono dipendenti. «Dobbiamo darci da fare per avere ottime relazioni con entrambi i Paesi». Per questo ha accompagnato la Sace ad Algeri per la firma di un accordo sulla restituzione del debito algerino.

D. Intini, diversi osservatori dicono che l'accordo russo-algerino stringerà l'Europa a tenaglia sulle forniture. Alcuni sostengono sia la dimostrazione che il leader russo Vladimir Putin usa il gas come una volta l'armata rossa usava i carri armati.

R. «Sono processi alle intenzioni. Putin credo voglia far tornare la Russia ad essere una potenza ascoltata, ma non ha ambizioni egemoniche nei confronti dell'Europa. Semmai la vede come un partner. L'Unione Sovietica non esiste più».

D. E l'Algeria? E' un Paese con un forte movimento islamico radicale.

R. «Nei giorni scorsi ho incontrato molti esponenti del governo di Algeri, tutte persone ragionevoli e aperte al dialogo. Mi hanno garantito che sul gas non c'e nessun motivo di preoccuparsi. Anzi, i più preoccupati per le conseguenze della eco delle nostre polemiche polemiche sono proprio loro. Il loro messaggio è: siamo un partner affidabile. L'accordo con i russi è tale e quale firmato Nessun cartello, ma una collaborazione stretta nel campo delle tecnologie e del gas liquido».

D. Il presidente dell'Eni Paolo Scaroni dice che si tratta una saldatura preoccupante” e sospetta "un uso politico delle risorse”. Sulla questione delle forniture il ministro Bersani ha scritto anche una lettera al commissario europeo Piebalgs.

R. «Faccio una semplice osservazione: quando l'Eni fa contratti con la Russia e l'Algeria la dipendenza nei confronti di quei Paesi è nei fatti. Il dottor Scaroni non può stupirsi di nulla. Lo sa a priori che la conseguenza è la dipendenza. Se poi i due giganti si parlano e fanno accordi fra di loro mi sembra normale e ovvio. D'altronde sono fra i più grandi produttori di gas al mondo».

D. Dunque? Dobbiamo rassegnarci a questa dipendenza?

R. «Nientaffatto. Non è materia mia ma è evidente che dobbiamo rafforzare le nostre capacità produttive e di trasformazione, e cercare di stringere migliori rapporti commerciali con entrambi. Le buone relazioni economiche e diplomatiche convengono a tutti, come dimostra l'accordo fra Finmeccanica e la russa Sukhoi per la costruzione di un jet a medio raggio. Ma è sul fronte algerino che abbiamo deciso un'accelerazione: a settembre andrà Bersani, ad ottobre ad Algeri è atteso Prodi. Noi nel frattempo riceveremo a Roma il loro Ministro degli esteri. La battuta che gli ho fatto durante il mio viaggio è “trasformiamo il gas nel carburante di una cooperazione rafforzata”.

D. Vale a dire? Ci può fare qualche esempio?

R. “Gli algerini avevano già preso l'impegno di riservare all'Italia 1,2 miliardi di euro di appalti nei trasporti e nelle infrastrutture, ma ora promettono di fare di più. L'Italia costruirà la metro di superficie a Costantina e cento chilometri di autostrada fra Jijel e Mila Setif. Metro di Roma è in gara per la gestione della metropolitana di Algeri, l'Amga di Genova per la rete idrica di Annata. Inoltre sta proseguendo il progetto per la costruzione del secondo gasdotto fra l'Algeria e la Sardegna nel quale sono coinvolte Sonatrach e diverse aziende italiane, da Edison a Enelpower”.

D. Insomma, secondo lei agli accordi bisogna rispondere con altri accordi. E' così?

R. «L'Italia deve stare attenta ad avere atteggiamenti come quelli emersi dopo l'accordo russo-algerino. Viviamo di rapporti economici con il mondo più di chiunque altro. Ma abbiamo una classe dirigente che dice no al dialogo con gli arabi per via del fondamentalismo, alla Cina perchè fanno concorrenza sleale, alla Russia perchè Putin non ci piace. Siamo impazziti? Dobbiamo fare esattamente il contrario. L'Italia con la Fiat faceva il successo di Togliattigrad quando Breznev aveva i missili fra i denti ed ora dovremmo chiudere le porte alla Russia? Non scherziamo ..»


Autore:

Alessandro Barbera

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