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Governo Italiano

Intervista

Data:

07/08/2006


Intervista

«Nessuna forza di interposizione potrà partire senza il consenso del governo libanese. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un terza area di crisi, dopo Iraq e Afghanistan, dove finiscano impantanate forze internazionali». Ugo Intini, viceministro degli Esteri, auspica che le riserve di Beirut sulla prima risoluzione Onu saranno superate nella seconda, quella che autorizzerà la missione militare. E chiede un'accelerazione degli sforzi per fermare la guerra, perché più il tempo passa e più «rischiamo un punto di non ritorno e una crisi internazionale gravissima», con il coinvolgimento di Siria e Iran. Ma la posta in gioco è tanto più alta perché in ballo è anche «la stabilità dei governi dei paesi arabi moderati, tra la cui opinione pubblica cresce il consenso per Hezbollah», e dello stesso Iraq, «dove il capo del più importante partito sciita è parente di Nasrallah».

D. Onorevole Intini, la bozza di risoluzione Onu per la cessazione delle ostilità tra Israele e Libano non piace al governo libanese che l'ha definita inadeguata. E la guerra intanto continua. Rischiamo lo stallo?

R. In effetti il governo libanese, che si è detto disponibile a mandare il suo esercito nel sud del Libano, chiede anche il ritiro contestuale degli isrealiani dopo il cessate il fuoco e la restituzione delle fattorie di Sheba. Ma restano giorni per trattare e mettere a punto una seconda risoluzione sulla forza di interposizione che possa essere accettata da Beirut».

D. La bozza Onu è stata criticata anche dalla Lega araba e dalla Siria. Lei la considera sbilanciata?

R. «Si tratta di un punto di equilibrio. E' una risoluzione provvisoria, ma credo che la presenza dell'esercito israeliano in Libano dopo il cessate il fuoco sia una cosa sopportabile se si chiarisce in quale direzione si va».

D. Gli Usa puntano su tempi rapidissimi per la cessazione delle ostilità e l'invio della forza internazionale. E' realistico?

R. «Non credo che la missione multinazionale potrà partire in tempi così brevi, ma certo è interesse del governo libanese arrivare a un accordo rapido, altrimenti i danni causati dall'offensiva israeliana saranno troppo grandi».

D. 'Italia dovrebbe contribuire con 2mila soldati a un contingente Onu autorizzato all'uso della forza militare. Non c'è il pericolo di un deficit di consenso nel Paese?

R. «La missione partirà solo se sarà accettata dal governo libanese e dal governo israeliano. A quel punto non mancherà il consenso dell'opinione pubblica».

D. In parlamento la maggioranza rischia un altro caso Afghanistan, con la fronda della sinistra radicale?

R. «Non credo. La sinistra radicale sarà ben contenta di una forza di interposizione Onu, autorizzata anche dal Libano, che garantisca lo stop alle distruzioni e alle uccisioni di civili».

D. Dopo la conferenza di Roma l'Italia continua a svolgere un ruolo mantenendo aperto un canale diplomatico con Siria e Iran?

R. «Dialoghiamo con tutti. E se è vero che Siria e Iran sono parte del problema, potrebbero contribuire alla sua soluzione. Al momento però registriamo l'indisponibilità americana ad aprire un tavolo negoziale con Teheran».

D. Il Parlamento è pronto a riaprire ad agosto nel caso di sviluppi della crisi in Medio Oriente?

R. «Siamo pronti a qualsiasi evenienza e perciò anche alla convocazione delle commissioni parlamentari. Credo però che ci sia ancora un pò di strada da fare prima del dispiegamento della forza internazionale»


Autore:

Andrea Gagliardi

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