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Governo Italiano

Intervista

Data:

04/08/2006


Intervista

D. Ugo Intini, lei che è viceministro con delega per il Medio Oriente, che cosa pensa della richiesta di Olmert di inviare nel Sud del Libano una forza sul modello di Enduring Freedom?

R. «Non ci può essere in quella regione un intervento tipo Nato in Afghanistan. Occorre inviare una forza internazionale che abbia la caratteristica di una netta neutralità tra Israele e il mondo arabo. Non dimentichiamo che la partita in corso si gioca quasi più sulla propaganda che sul piano militare. E i danni, purtroppo, si sono già determinati: gli arabi moderati sono sotto una forte pressione e ora anche il governo iracheno critica duramente Israele».

D. Occorre quindi trattare con Hezbollah?

R. «Una cosa è certa: l'accordo con il governo libanese è indispensabile per qualsiasi tipo di missione e a Beirut in Parlamento sono presenti anche loro. Del resto situazioni analoghe si sono riscontrate anche a Bagdad: non dimentichiamo che il capo del partito sciita iracheno è parente di Nasrallah».

D. Olmert e convinto dell'impossibilità di un dialogo con Iran e Siria.

R. «Non mi convince l'idea che si possano separare i due Paesi puntando sulla divisione tra sunniti e sciiti. Se quelle due nazioni sono parte del problema costituiscono anche una parte della sua soluzione. E comunque se l'Iran è cresciuto come potenza regionale ciò è dovuto anche al fatto che, dopo la guerra, non c'è più l'Iraq a fare da contrappeso».

D. Il premier israeliano sfida anche Prodi chiedendosi che effetti abbiano avuto le sue telefonate con Assad.

R. «I risultati di un dialogo così complesso si vedono nell'arco di settimane e di mesi. Sono appena uscito da una colazione in onore di Gol, l'ex ambasciatore israeliano aRoma. Tutti attribuiscono all'Italia il ruolo di tradizionale interlocutore sia per quanto riguarda Gerusalemme che per il mondo arabo. Anche gli americani ce lo riconoscono. E noi cerchiamo di sfruttano al meglio delle nostre possibilità»


Autore:

R.Zuc

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