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Governo Italiano

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Data:

30/08/2006


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“Non dobbiamo lasciar cadere nel vuoto gli appelli che da Gaza vengono rivolti alla Comunità internazionale e in particolare all'Europa per una presenza attiva, anche sul campo, nella Striscia. D'altro canto è gia da qualche tempo, da quando cioè si è cominciato ad avanzare l'ipotesi di una forza multinazionale Onu dislocata nel Sud Libano, che parallelamente si è pensato non solo all'utilità ma alla possibilità concreta di un'analoga iniziativa nella Striscia di Gaza”. A rilevarlo è Patrizia Sentinelli, viceministra degli Esteri con delega alla cooperazione internazionale, esponente di primo piano di Rifondazione Comunista.

D. Le notizie che giungono da Gaza sono sempre più drammatiche. Sia dirigenti palestinesi vicini al presidente Abu Mazen sia il portavoce del governo Hamas si sono dichiarati a favore di una forza multinazionale da schierare ai confini fra Israele e la Striscia.

R. “Questa proposta può divenire oggi un approdo concreto e ravvicinato. La possibilità di una forza multinazionale schierata nella Striscia è stata evocato più volte dal ministro degli Esteri D'Alema e io mi trovo d'accordo con lui. A rafforzare questa prospettiva vi sono anche le prese di posizione non ostative sia del governo israeliano sia di quello palestinese. In questo senso ritengo di grande rilevanza le considerazioni, anche autocritiche, formulate dal portavoce del governo di Hamas, Ghazi Hammad, nell'intervista a l'Unita. Questo approdo è oggi possibile perchè si è aperta una fase nuova in Medio Oriente, caratterizzata fortemente dalla volontà dell'Europa di giocare un ruolo di primo piano di costruttrice di pace. E una pace giusta, stabile in Medio Oriente passa necessariamente per una soluzione negoziale del conflitto israelo-palestinese.”.

D. Una centralità ribadita recentemente dallo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi.

R. “La sua è stata una sottolineatura di grande respiro strategico: la soluzione del conflitto israelo-palestinese è una delle priorità assolute nell'agenda del governo italiano. Una comunanza d'intenti che si lega profondamente alla chiarezza dell'obiettivo da perseguire: quello di una pace fondata sul principio di due popoli, due Stati. Qui la diplomazia del movimento pacifista si incontra con l'iniziativa del governo. Due popoli, due Stati come fondamento di una pace giusta, la pace tra pari, è stato ribadito nella manifestazione di Assisi; questa prospettiva può divenire realtà a supporto di due diritti fondamentali: il diritto alla sicurezza per Israele, e il diritto ad uno Stato indipendente per il popolo palestinese. In questo contesto, l'intervento dell'Europa, e in esso dell'Italia, non può essere solo di carattere umanitario ma deve connotare la politica. È con questa convinzione di fondo che parteciperò domani alla Conferenza dei Paesi donatori in programma a Stoccolma. Tutte le iniziative di cooperazione con Gaza devono essere calibrate all'obiettivo del nascente Stato di Palestina. A questo proposito, ritengo di particolare importanza il lavoro sviluppato dagli Enti locali italiani come le municipalità e le imprese pubbliche palestinesi. Una cooperazione finalizzata anche alla formazione di una diffusa e preparata classe dirigente e amministrativa del futuro Stato decentrato”.

D. Come s'inquadra in tutto ciò la missione Unifil 2?

R. “Si tratta di un passaggio cruciale non solo per la pace e la sicurezza nel martoriato Sud Libano ma anche perché un esito positivo di questa missione può davvero aprire una pagina nuova per l'intero Medio Oriente. Quella che si dislocherà oggi in Sud Libano e, mi auguro, in un futuro non lontano a Gaza è una forza di interposizione e di riconciliazione, e non una forza belligerante”.


Luogo:

Roma

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