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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

27/08/2006


Dettaglio intervista

La viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli, presente ieri all'assemblea ed alla marcia per la pace di Assisi, ha pochi dubbi:«quella parte di movimento pacifista che ha scelto di non venire ha sbagliato. Credo che abbiano perso una grande occasione».

D. Crede davvero che questa missione Onu possa rappresentare un'opportunità per iniziare a ricostruire la pace in quei luoghi martoriati?

R. “Lo spero e voglio crederci.Forse siamo davvero all'inizio di una nuova fase. Abbiamo l'opportunità di avviare una nuova stagione di pace e un'occasione, inoltre, per riprendere in mano il filo interrotto del dialogo tra tutti i popoli e gli stati dell'area mediorientale. Penso soprattutto alla questione israelo-palestinese. La sicurezza di Israele passa per la pace, è inevitabile. E l'intervento dell'Onu in Libano è una prima pietra verso la costruzione di una pace anche in Israele e Palestina”.

D. Don Ciotti parla di metodo da seguire. Crede anche lei che il modo con cui è stata affrontata la crisi in Libano possa rappresentare un metodo valido anche in futuro e per altre situazioni di guerra?

R. “Certo, l'Onu e l'Europa hanno riacquistato quella centralità che in questi anni era andata perduta,sotto i colpi della politica scellerata dell'amministrazione Bush. E questa è una novità fondamentale e importantissima,non solo formale ma anche di sostanza. E' passata l'idea secondo cui l'arma per risolvere i conflitti e le guerre è quella diplomatica e non solo quella bellica. La politica torna ad essere protagonista e questa è una grande conquista.Un grande segno di civiltà e una vittoria per quanti credono nei valori della pace”.

D. In che modo verrà coinvolta la società civile nella ricostruzione del Libano?

R. “Stiamo organizzando un tavolo composto da Ong e Associazioni,italiane e libanesi, che avranno un ruolo centrale nella ricostruzione delle infrastrutture e, cosa altrettanto importante, nella ricostruzione del tessuto sociale. Dobbiamo creare situazioni e realtà capaci di disinnescare nuovi conflitti e attriti. Non abbiamo solo idee ma veri e propri progetti che alla logica della guerra di civiltà, contrappongono la logica della cooperazione e del dialogo.Per questo ci sono cose molto concrete da fare. Penso alla ricostruzione di scuole e al materiale per gli studenti. Penso ad interventi per il sostegno alle famiglie più colpite dalla guerra e, in generale, più esposte alla povertà. Voglio però sottolineare che l'impegno dell'Italia per la ricostruzione non sarà quello di affidare ad aziende del nostro paese la ricostruzione. Saranno le imprese locali che dovranno occuparsene, questo per favorire un' immediata ripresa economica”.

D. Cosa vuol dire a chi non ha aderito alla manifestazione di Assisi? A chi pensa che «la missione in Libano è al servizio degli americani»?

R. “Credo che abbia perso un'occasione. Chi non crede a questo nuovo corso della politica e della diplomazia, a mio avviso, è rimasto prigioniero dentro quella logica di guerra permanente contro cui, in passato, abbiamo lottato insieme. E' proprio da qui, da Assisi e dal movimento per la pace che è partito il nuovo corso di una politica che finalmente sa trovare risposte. Senza contare che ora abbiamo un'Onu che ha finalmente un ruolo centrale e un'Europa che sa dare risposte alternative a quelle dell'America di Bush”.


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