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Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

23/08/2006


Dettaglio intervista

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA- “Un passo indietro dell'Italia? Sarebbe un errore”. Nel giorno in cui le perplessità e i timori sul comando della missione in Libano sembrano contagiare anche la maggioranza di governo, il viceministro agli Esteri Patrizia Sentinelli, di Rifondazione, invita a non guardare indietro. “I dubbi devono essere fugati con la consapevolezza e la lucidità, senza una vena di avventurismo”.

D. Avanti tutta, anche se la Francia dovesse ufficializzare il suo ripensamento?

R. “Si. Ha ragione Massimo D'Alema quando dice che dobbiamo comunque procedere”.

D. Non sarà che D'Alema e Parisi sono stati troppo precipitosi nell'offrire la disponibilità dell'Italia?

R. “Assistere senza far nulla al dramma che si stava sviluppando in Medioriente sarebbe stata una colpa irrimediabile. Altro che accelerazione, abbiamo assolto al compito primario di contribuire alla politica europea e alla ricostruzione della pace.Ha dubbi chi tiene lo sguardo rivolto all'indietro. Ora c'è un'altra situazione e vale la pena di spendersi”.

D. Ritiene possibile che l'Italia assuma il comando della missione in ogni caso, anche senza un sostanzioso contingente francese ed europeo?

R. “Penso di si, ma a due condizioni. Un serio cessate il fuoco, perché la forza di interposizione non diventi una polizia internazionale, e regole di ingaggio precise”.

D. Disarmare gli Hezbollah?

R. “Non e compito dell' Unifil, sarebbe un ritorno alla logica di guerra. Il senso della forza di pace non belligerante dell'Onu e la costruzione di una pace duratura, un passaggio inedito rispetto alla guerra permanente dell'amministrazione Bush. Non dimentichiamo che la guerra all'Iraq ha costruito le condizioni per l'estensione del terrorismo”.

D. L'Europa però si sta tirando indietro. Se la missione diplomatica di Prodi dovesse fallire, non teme contraccolpi sulla tenuta del governo?

R. “Sono più fiduciosa e ottimista di quanti pensano che il governo italiano possa non farcela”.

D. Il fronte bipartisan scricchiola. Fini invita D'Alema a dire che senza l'apporto di tutti i Paesi europei bisogna rivedere la disponibilità dell'Italia, e Berlusconi dichiara che inviare 3500 uomini è una follia.

R. “Chi ha queste remore è prigioniero dell'epoca della guerra permanente. Se ci sono resistenze è perché stiamo cambiando passo, il governo Prodi sta operando una discontinuità in politica estera”

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D. Davvero non ha paura che Prodi resti col cerino acceso in mano?

R. “E' un rischio che in politica esiste sempre. Io credo che stiamo svolgendo un ruolo nella storia della pace in Medioriente. Se si è titubanti non si dispiega il senso dell'azione politica. E' una sfida, una scommessa. Dobbiamo provare a vincerla”.


Luogo:

Roma

Autore:

Monica Guerzoni

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