Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Dettaglio intervista

Data:

06/08/2006


Dettaglio intervista

Nei primi cento giorni di governo ha già disseminato indizi di stile: il tavolo partecipativo per la riforma della legge sulla cooperazione, l'aereo di stato offerto ai 45 ambasciatori di pace che la scorsa settimana sono volati in Congo in occasione delle prime elezioni libere, l'incontro ufficiale con gli organizzatori del Forum sociale mondiale di Nairobi. Patrizia Sentinelli, viceministra agli Affari esteri con delega alla cooperazione, dice di addormentarsi tutte le sere chiedendosi:«Sto facendo tutto quello che ci eravamo detti?». Il «noi» si riferisce a quello che continua a chiamare, dalla poltrona della Farnesina, il suo universo di riferimento: i movimenti incontrati nel mondo in anni di militanza nel Prc. Viceministra «di movimento», sì, ma anche abituata a badare al sodo. I soldi, per esempio, su cui ha ingaggiato la sua prima polemica pubblica con l'esecutivo: nel Dpef il capitolo cooperazione era sparito.

D. Polemica rientrata?

R. «Il Documento è stato corretto grazie a una mozione approvata da Camera e Senato. Dunque, nella prossima finanziaria i fondi per la cooperazione ci saranno. E non è che me lo auguro, ci devono essere. Anzi, è necessario che sia previsto un incremento rispetto alla passata finanziaria, come d'altronde è previsto dal programma dell'Unione. Perché la situazione che abbiamo trovato è pessima: l'ultima finanziaria ha ulteriormente tagliato il capitolo di bilancio. Ma credo che vadano trovate anche forme aggiuntive di finanziamento».

D. Ad esempio?

R. «L'Italia ha partecipato al lavoro del gruppo dei 43, che si è tenuto il 6 e 7 luglio a Brasilia. Era la prima volta, quindi eravamo osservatori. Da diversi anni il Gruppo studia operazioni fiscali che possano finanziare gli interventi di cooperazione: le cosiddette tasse di scopo. La Francia, ad esempio, devolve un euro per ogni biglietto aereo acquistato. Il movimento italiano aveva già sostenuto un disegno di legge per la famosa Tobin tax, la tassazione delle transazioni finanziarie, che giace in parlamento».

D. Ma c'è già qualche idea, oltre alla Tobin tax?

R. «Anche noi pensiamo ai biglietti aerei. Non si tratta, sia chiaro, necessariamente di tasse aggiuntive: un pezzo dell'Irpef o un pezzo dell'Ici potrebbero essere dedicati alla cooperazione. E' un modo per far partecipare la popolazione in modo più diretto e intenso alle azioni di cooperazione».

D. A proposito di partecipazione, lei ha inaugurato un «tavolo partecipativo» per riformare la legge sulla cooperazione.

R. «Premetto che il lavoro del tavolo non sostituisce quello del Parlamento. Ma certamente non si può pensare di rielaborare quella legge senza coinvolgere gli attori che si sono mossi in questi anni. La legge dell'87 è ormai vecchia: è nata in un contesto del tutto diverso dallo scenario attuale, che ormai è caratterizzato dalla globalizzazione e dalla critica alla globalizzazione. L'obiettivo principale è ripensare il concetto di cooperazione: ad esempio, i paesi non possono essere neanche più individuati come «donatori» e «beneficiari», la cooperazione deve essere scambio, partenariato. Occorre dare spazio alle nuove esperienze che si sono affermate in questi anni: enti locali, regioni, università, ricerca. E la cooperazione d'altronde non deve limitarsi ad aiuti alimentari o impianti di potabilizzazione, ma al rafforzamento della democrazia e al sostegno a processi di autoaffermazione delle popolazioni».

D. Lei si era impegnata, in Afghanistan, a garantire la separazione tra civile e militare. Manterrà la promessa?

R. «Andrò in missione a Kabul a ottobre proprio per una ricognizione del lavoro della nostra cooperazione. Il parlamento ci ha dato soldi per finanziare nuovi interventi. A Herat, prendendo alla lettera la mozione parlamentare che ha appena rifinanziato la missione, i cooperanti lavoreranno fuori dai Piani di ricostruzione territoriale.

D. Che significa, tecnicamente?

R. «Lì c'è una postazione militare e lì sono anche i nostri cooperanti. Lo trovo sbagliato e non coerente con quanto detto dalla mozione. Semplicemente continueranno a fare il loro lavoro fuori da quel presidio».

D. Per restare agli scenari di guerra, sembra che in Libano i corridoi umanitari non funzionino.

R. «Si, sembra che non siano adeguati. Abbiamo spedito degli aiuti, e non ho ancora riscontro se siano arrivati o meno».

D. Qual è la sua posizione sulla forza di interposizione?

R. «Quella espressa con molta chiarezza dal ministro D'Alema e da tutta la maggioranza: l'Italia auspica una forza di interposizione, ma non può essere inviata se non ci sarà un cessate il fuoco».

D. Ma il premier israeliano Olmert chiede una missione che abbia anche poteri belligeranti.

R. «L'Italia non può partecipare a una forza belligerante. Per me su questo non possono esserci fraintendimenti».


Autore:

Cinzia Gubbini

2588
 Valuta questo sito