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Governo Italiano

C_Titolo_ 6

Data:

04/08/2006


C_Titolo_ 6

«Non vi è il minimo dubbio sul fatto che l'Italia non parteciperà mai ad una forza multinazionale che finisca per essere una forza di occupazione del Sud Libano». A sostenerlo è Patrizia Sentinelli, viceministro degli Esteri con delega alla cooperazione internazionale.

D. Dal Libano giungono ogni giorno appelli di agenzie Onu e organizzazioni umanitarie perché la Comunità internazionale non abbandoni la popolazione civile libanese. Come rispondere a queste grida di aiuto?

R.«L'aiuto deve essere immediato ma deve essere possibile. L'Italia ha subito agito per sostenere la popolazione civile libanese con gli aiuti portati dalla nave San Giorgio, ed oggi (ieri, ndr.) ho incontrato una rappresentanza di Ong e associazioni della società civile in partenza per Beirut; ma il problema più impellente da risolvere è come far arrivare questi aiuti. Perché il dramma che sta vivendo il Libano, e che la Comunità internazionale deve far proprio, è che questi aiuti non giungono e non giungeranno mai a destinazione fino a quando proseguiranno i combattimenti a terra, i raid aerei e i cannoneggiamenti. il corridoio umanitario non è sufficiente come ci ripetono ogni giorno le organizzazioni umanitarie che operano in Libano. Questi aiuti non arrivano ci dicono la Caritas, Medici senza frontiere, l'Unicef… . Non possiamo non tener conto di questa grande incertezza, e qui questione umanitaria e partita politico-diplomatica si intrecciano indissolubilmente...».

D. In che senso s'intrecciano?

R. «Nel senso che il cessate il fuoco diviene condizione indispensabile per affrontare l'emergenza umanitaria che ormai investe, e bene sottolinearlo, un quarto della popolazione libanese. Serve una tregua per garantire la ripresa dei negoziati».

D. Ehud Olmert ha dettato le condizioni di Israele per un via libera ad una forza internazionale di interposizione sotto egida Onu: almeno 15 mila uomini e, soprattutto, che sia una forza di combattimento.

R. «Non sono d'accordo e non mi pare che sia questo l'orientamento dell'Europa, come peraltro ha sottolineato con chiarezza Massimo D'Alema. Non vi è proprio dubbio che non possono essere inviate in Libano forze di interposizione belligeranti. Se si devono dislocare truppe, queste truppe devono prendere posizione solo dopo una avvenuta cessazione delle ostilità e chiarendo prima i compiti che esse debbano assolvere...».

D. Per Olmert compiti di combattimento...

R. «Più che una apertura quella del primo ministro israeliano mi pare, così come è stata formulata, una richiesta-capestro. L'Italia, ma non solo noi, non potrebbe far parte di una forza multinazionale che finisca per essere una forza di occupazione di Libano, perché così verrebbe percepita se le sue regole d'ingaggio fossero quelle adombrate dal primo ministro israeliano».

D. Nel martoriato Medio Oriente c'è anche un'altra emergenza umanitaria: quella del milione di palestinesi «ingabbiati» nella Striscia di Gaza. L'Italia li ha dimenticati?

R. «No, non sono stati dimenticati. Tutta la situazione del Medio Oriente, dal Libano ai Territori palestinesi, deve essere affrontata e portata a soluzione. Il cessate il fuoco nel Sud Libano é la condizione per l'avvio di nuovi negoziati così come la fine dell'assedio di Gaza può essere il volano per rilanciare il processo di pace israelo-palestinese. L'Italia ha gia inviato fondi, 200mila euro, direttamente alla popolazione di Gaza e in questi giorni stiamo approntando un nuovo intervento per complessivi 1,5 milioni di euro. Una solidarietà concreta a cui va però agganciata una iniziativa politico-diplomatica che porti anche a Gaza ad un dispiegamento di una forza internazionale di interposizione che contribuisca a ricreare una condizione di calma che possa portare finalmente ad un accordo tra le parti fondato sul principio di due popoli, due Stati. Ritengo che l'Italia abbia svolto in queste settimane un ruolo autonomo prezioso per lo svolgimento di negoziati, e questo perchè non veniamo più ne percepiti né equivocati come un soggetto subalterno alla politica dell'Amministrazione statunitense, ma siamo apprezzati come un soggetto politico importante nella Comunità internazionale. La discontinuità da più parti evocata in politica estera dell'Italia rispetto al precedente governo di centrodestra, sta vivendo in particolare in Medio Oriente. La discontinuità è utilizzare gli strumenti di pace, per questo anche la cooperazione, per fare diplomazia, ma discontinuità è anche restituire all'Italia quel ruolo importante di "ponte" di dialogo tra le due sponde del Mediterraneo. L'Italia sta dimostrando di saper parlare ed essere ascoltata dai Paesi arabi, e questo non contro gli Stati Uniti o Israele...».

D. Da destra c'è chi sostiene che il governo Prodi abbia assunto posizioni «anti-israeliane".

R. «E' un accusa che non accetto, perché infondata e strumentale. Ciò che rivendichiamo è di poter dire, con spirito costruttivo, a Israele che sta sbagliando quando riteniamo, come é in questo frangente, che le sue azioni siano sbagliate e che raggiungere un cessate il fuoco e avviare un serio negoziato di pace è nell'interesse stesso di Israele e del suo incontestabile diritto alla sicurezza».

D. Dalle colonne dell'Unità, l'ex ambasciatore italiano a Beirut Giuseppe Cassini, ha avanzato una proposta agli Enti locali italiani di «adottare» ognuno una città o un villaggio devastato del Libano.

R. «La ritengo una idea nobile per lo spirito che la ispira - l'accoglimento di un messaggio di dialogo e di pace - e al tempo stesso molto concreta e innovativa perché già proiettata alla ricostruzione. L' "adozione" da parte di municipi italiani di città libanesi distrutte dalla guerra può essere un segno ulteriore di coinvolgimento e quindi di protagonismo di pace».


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U.d.G.

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