Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK Approfondisci
Governo Italiano

Intervista

Data:

07/09/2006


Intervista

In passato egli aveva definito Israele come uno Stato terroristico, ma è il suo Governo a mandare in Libano il maggior numero di soldati. In che termini si esprime adesso il Ministro degli Esteri italiano? "Hezbollah è un partito politico", dichiara Massimo D'Alema in un'intervista a Yediot Aharonot. "Anche quando è stato fondato lo Stato di Israele, vi erano partiti armati?". E che faranno i suoi soldati se si imbatteranno in uomini armati di Hezbollah? "Non devo immaginarmi uno scenario del genere. Non sta a me decidere cosa dovranno fare". E sì, egli ritiene che una forza multinazionale possa risolvere anche i problemi a Gaza.

Egli aveva definito Israele "uno Stato terroristico", ha espresso apertamente la propria opposizione alla barriera di separazione, alle costruzioni negli insediamenti ed alle attività dell'esercito israeliano nei Territori. Quando è stato nominato Ministro degli Esteri del governo italiano, poco più di un anno fa, fonti politiche di Gerusalemme avevano affermato: "Sono finite le relazioni amorose tra Israele e l'Italia". Il Ministro degli Esteri Massimo D'Alema aveva fornito loro tutte le ragioni per esprimersi in questo modo, dichiarando di avere intenzione di cambiare la politica pro-israeliana dell'Italia ed "appoggiare maggiormente il popolo palestinese che soffre".

Nel periodo trascorso dal momento della sua nomina, ecco che D'Alema è divenuto invece un amico di Israele. Stasera arriverà in visita in Israele e presso l'Autorità Palestinese, portando con sé una nuova iniziativa diplomatica che si basa sul presupposto che la guerra in Libano rappresenti una svolta nel conflitto israelo-palestinese. In un'intervista alla vigilia della sua visita, D'Alema è assai cauto: da un lato, manifesta un sorprendente attivismo diplomatico, dall'altro tenta di accontentare tutte le parti. Forse con gli anni è diventato amico di Israele, ma si tratta pur sempre di un'amicizia condizionata. È certamente possibile che egli non consideri più Israele uno Stato terroristico, ma dall'altro canto rifiuta anche di vedere Hezbollah prettamente come un'organizzazione terroristica e di inserirlo nella lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione Europea. D'Alema, i cui soldati saranno in testa alla forza multinazionale in Libano, non ha alcun motivo di bisticciare ora con Hezbollah.

"Hezbollah è un partito politico, con membri di parlamento e ministri e, è vero, anche con missili Katyuscha", dice D'Alema, "È un paradosso, ma questa è la realtà - una realtà con molte contraddizioni. Il nostro obiettivo è il disarmo delle milizie e quello di obbligare Hezbollah a divenire un ente unicamente politico, affinché il Libano sia una democrazia normale. Anche quando lo Stato di Israele è stato fondato, vi erano partiti politici armati. Molte persone, allora, hanno dovuto disarmarsi".

D: Lei paragona veramente Hezbollah a Lechi e Etzel [organizzazioni clandestine di resistenza al Mandato britannico che operarono prima della fondazione dello Stato di Israele - NdT]? Se ben ricordo, queste due organizzazioni non professavano la distruzione della Gran Bretagna e neppure colpivano civili.

R: "Non faccio il paragone; so che la realtà è diversa. Penso soltanto che ora dobbiamo appoggiare Seniora perché possa fare ciò che Israele fece allora: disarmare le milizie e fondare uno Stato sovrano. La mia posizione è che Hezbollah sia un gruppo che ha compiuto azioni terroristiche, ma è anche un partito politico, che gode di consenso e ha membri di parlamento e ministri. È diverso da Al-Qaida, poiché questa è soltanto un'organizzazione terroristica. La risoluzione ONU stabilisce che le milizie vadano disarmate dal Governo libanese con l'aiuto della forza multinazionale. Noi siamo lì per far questo".

La forza italiana sarà lì, infatti, e con una presenza robusta: l'Italia, che ha occupato il vuoto lasciato dall'indecisa Francia, condurrà la forza con non meno di 2500 soldati combattenti. Anche il comandante della forza sarà un italiano, un generale con tre stelle sulle spalle. Tuttavia, D'Alema evade elegantemente una chiara risposta al quesito sul livello di attivismo del contingente.

D: Cosa avverrà se soldati italiani si imbatteranno nel sud del Libano in uomini armati di Hezbollah? Li disarmeranno? Cosa succederà se vedranno lancia-missili? Li sequestreranno?

R: "I soldati italiani sono schierati lì come soldati dell'ONU e hanno chiare regole d'ingaggio. Non sta a me decidere cosa devono fare. Questo lo deve chiedere il loro comandante. La risoluzione ONU stabilisce con chiarezza che devono controllare la Linea Blu ed impedire azioni di ostilità lungo il confine, ed essi devono farlo secondo le regole stabilite dall'ONU".

D: È possibile che vedremo nuovamente nel sud del Libano una forza non effettiva come UNIFIL-1 che usa i cannocchiali e non i fucili?

R: "La missione delle forze è diversa. Questa nuova è una forza effettiva, non come UNIFIL, e nelle prossime settimane lo dimostreremo".

D: Può immaginare uno scenario in cui la forza multinazionale apre il fuoco su libanesi armati?

R: "Non devo immaginare uno scenario del genere. Io credo veramente che ora abbiamo una chance di pace. Comprendo la preoccupazione in Israele a causa degli eventi del passato e perché Hezbollah è appoggiato dall'Iran. Il nostro compito è quello di dimostrarvi che l'impegno della comunità internazionale è di garantire la sicurezza di Israele. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi vedremo se questo impegno è reale".

D: Come sarà possibile attuare l'embargo d'armi su Hezbollah se le forze multinazionali non si dispiegheranno lungo il confine con la Siria?

R: "È impossibile dispiegare forze multinazionali tra Israele e Siria. La risoluzione ONU non ne parla. Ma io penso che si possa controllare il confine e sapere se vi è contrabbando d'armi dalla Siria verso il Libano anche senza stare lungo il confine, poiché non è possibile trasportare armi e missili occultamente. Credo anche che bisogni operare per far togliere l'embargo di Israele al Libano (trattasi del blocco aeronavale - Nota di I.E) che rappresenta un ostacolo per la riabilitazione del Libano e lo indebolisce".

D: Lei suggerisce che Israele debba togliere il blocco aeronavale al Libano prima della liberazione dei soldati rapiti?

R: "Stiamo dispiegando ora la forza multinazionale. Entro due settimane avremo lì più di cinquemila soldati italiani, francesi e spagnoli. Quando saranno sul terreno, Israele dovrà ritirarsi e porre fine al blocco aeronavale".

D: E per quanto riguarda i soldati rapiti?

R: "Hezbollah deve trasferire i soldati al Governo libanese, che a sua volta li deve liberare. Noi esortiamo Hezbollah ad attuare la risoluzione sul rilascio dei soldati, ed invitiamo altri Paesi, che hanno influenza su Hezbollah, ad adoperarla. D'altronde, la risoluzione dell'ONU contiene anche un invito ad Israele a liberare prigionieri libanesi, e questa è una questione molto importante".

D: Lei ritiene che una forza multinazionale possa portare anche alla soluzione del conflitto con i palestinesi?

R: "Se la missione in Libano riuscirà, e spero che così sia, sarà certamente possibile attuare un modello analogo anche a Gaza. Tuttavia, l'attuazione di questo modello a Gaza è condizionata prima di tutto da un accordo tra Israele ed i palestinesi, con una forza multinazionale che ne garantisca l'attuazione".

L'iniziativa diplomatica di D'Alema si basa su tre fasi: 1. restituzione del soldato israeliano rapito Gilad Shalit; cessazione del lancio di missili Qassam; cessazione delle attività dell'esercito israeliano a Gaza. 2. formazione di un Governo palestinese di unità nazionale. 3. dispiegamento di una significativa forza multinazionale a Gaza, sul modello di quella che viene dispiegata ora in Libano.

"Dobbiamo lavorare per la pace, e questo è il momento giusto", egli afferma. "Secondo me, l'interesse di Israele è che nasca uno Stato palestinese al più presto, poiché questa è la miglior garanzia per la sua sicurezza. Non si tratta più solo di un conflitto israelo-palestinese. Ora esiste il pericolo di una guerra islamica contro Israele, e la guerra in Libano lo ha dimostrato. Noi, al Consiglio dei Ministri degli Esteri europei, pensiamo che Abu Mazen vada sostenuto nei suoi tentativi di formare un Governo di unità nazionale, che accetti le tre condizioni poste dalla comunità internazionale: riconoscimento di Israele, riconoscimento degli accordi passati e rinuncia alla violenza. Io credo che un nuovo governo palestinese creerà le condizioni per riattivare i negoziati e condurrà alla ripresa del processo di pace".

D: Come è possibile arrivare ad un accordo con Hamas?

R: "Ritengo che i palestinesi non abbiano alternative. Hamas ha vinto in elezioni democratiche ed è impossibile ignorarlo. La situazione a Gaza è drammatica ed anche Hamas ha dell'autocritica sulla politica degli ultimi mesi. Ora è possibile condurre ad un cambiamento presso i palestinesi. È certamente possibile che la situazione in Libano possa aiutarli ad adottare posizioni più moderate. Forse siamo vicini ad una svolta".


Autore:

Itamar Eichner

2834
 Valuta questo sito