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Governo Italiano

C_Titolo_ 1

Data:

20/09/2006


C_Titolo_ 1

«La globalizzazione, invece di avvicinarci, ci allontana e gli obiettivi di sviluppo fissati saranno difficilmente raggiunti da qui al 2015». Questa la sintesi del bilancio del mandato decennale del Segretario Generale dell'Onu, Kofi Annan. Ne abbino discusso insieme alla viceministra degli Esteri, Patrizia Sentinelli, in questi giorni a New York per discutere l'avanzamento del Piano d'Azione disegnato cinque anni fa a Bruxelles a favore dei Paesi meno avanzati.

D. La globalizzazione non ha profuso i benefici alle popolazioni del mondo e il nuovo ordine mondiale di pace e libertà è soltanto sulla carta. Condivide il bilancio e come vede il dopo-Annan?

R. «Il bilancio del Segretario Generale è in chiaro scuro. li vero punto di discussione è sul superamento del parametro unico della crescita dell'economia e del Pil (prodotto interno lordo ndr) come misura del benessere sociale. Negli incontri di valutazione del Piano d'Azione ci siamo resi conto che l'aumento statistico della ricchezza non porta necessariamente ad un aumento diffuso del benessere generale. Inoltre, come constatato durante questi giorni di riunioni, alcuni Paesi- come ad esempio le Maldive - temono, nonostante l'incremento del Pil dovuto agli introiti turistici, un arretramento perché la ricchezza non è stata ridistribuita equamente. Le politiche di sviluppo di per sé, poi, non risolvono - come sostiene anche Annan - i problemi della pace nel mando, né tanto meno quello della tutela dei diritti. La nomina di un nuovo Segretario Generale deve diventare quindi l'occasione per proporre al mondo una revisione generale delle proprie politiche che si basino su un aumento del partenariato per la costruzione di una pagina diversa. Il Libano, ad esempio, ci dice che con il multilateralismo la politica internazionale può tornare a svolgere un ruolo di pace. Lo stesso si può fare a livello economico. Dal sud del mondo ci chiedono maggiori scambi commerciali e salvaguardia delle risorse naturali dal saccheggio da parte delle multinazionali. Quello che a me personalmente interessa più di ogni altra cosa è la promozione dei rapporti bilaterali tra Stati in un quadro di reciprocità e all'interno di un contesto multilaterale. Per questo ho incontrato gli esponenti di diversi organismi dell'Onu, in particolare quelli più attenti alle questioni di genere, per ribadire il nostro impegno a finanziare le Nazioni Unite. Il dopo Annan marca la crisi della globalizzazione e segna inevitabilmente la fine di una stagione: quella del pensiero unico e unilaterale statunitense».

D. Nel quadro da lei disegnato come si inserisce la cooperazione e quali devono essere le sue direttrici?

R. «La priorità, innanzitutto, è quella di avere una quantità di risorse certe nella Finanziaria. Questa è una condizione imprescindibile per avere una politica di pace e sviluppo (vorrei usare con cautela questo termine) che favorisca la stabilità nel mondo. E' necessario affrontare i temi che influenzano la condizione materiale delle popolazioni per fermare, ad esempio, i fenomeni migratori. Il secondo asse è la qualità degli interventi. Vogliamo segnare la fine dell'epoca dell'assistenzialismo buonista e del neocolonialismo mascherato da cooperazione. Chiediamo rapporti bilaterali in termini di reciprocità. Questo dentro una politica di sistema coerente che faccia leva sulla cooperazione e magari sul commercio equo per rafforzare le istanze delle comunità locali. Dobbiamo avere la capacità di riconoscere i processi in atto e le loro contraddizioni - insite ad esempio nelle politiche della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale - per porvi rimedio e gettare le basi per un futuro di pace e sviluppo».

D. Da anni si parla di una nuova legge sulla cooperazione. Chi dovrà disegnarla e quali dovrebbero essere i suoi contenuti?

R. « Per scrivere il nuovo testo ho aperto un Tavolo di consultazione permanente con le Ong e la società civile. Il nostro punto di partenza è il testo, poi arenatosi al Senato, redatto insieme alle associazioni due legislature fa. L'intenzione è quella di riprenderne i concetti fondatori e riadattarli ad un mondo che nel frattempo è cambiato. Un salto dovrebbe essere quello di riconoscere, ad esempio, dei nuovi attori come lo sono le comunità di migranti nel nostro Paese. Sarà necessario inserire nella nuova legge le esperienze degli enti locali, così come l'esperienza del commercio equo. Uno degli obiettivi è anche quello di definire come finalità ultima degli interventi di cooperazione la pace, oltre allo sviluppo. E' necessaria, inoltre, la definizione di una capacità di intervento immediata della cooperazione attraverso la costituzione di un'Agenzia ad hoc che operi all'interno del quadro del Ministero Affari Esteri, ma che disponga di autonomia e risorse proprie».

D. Nella sua delega c'è anche l'Africa che, per molti versi, abbraccia tutti i temi sin qui trattati..

R. «Il continente africano può essere visto come una lente attraverso la quale leggiamo tutti gli errori accumulati in questi anni dalle politiche di esportazione dello sviluppo e della democrazia. La nostra attenzione è verso quelle aree dell'Africa che subiscono la spoliazione delle proprie risorse a beneficio delle multinazionali. Vedo con terrore il rischio che il continente possa tornare ad essere terra di povertà e di indigenza. E' per questo che guardo con rispetto alle capacità di autopromozione delle comunità locali; saranno loro a consentirci di discutere insieme per aprire una nuova fase. La nostra politica sta già agendo in aree in transizione - come la Repubblica Democratica del Congo, la Somalia e il Sudan (dove mi recherò nei primi di ottobre) - e guarda con interesse al prossimo Forum Sociale Mondiale di Nairobi, in Kenya, per ascoltare dagli africani le loro proposte per un futuro diverso».


Luogo:

Roma

Autore:

Emanuele Piano

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