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Governo Italiano

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Data:

28/09/2006


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«Non possiamo venir meno agli impegni internazionali assunti. Ne va della nostra credibilità», dice Gianni Vernetti, il dirigente della Margherita che alla Farnesina è il sottosegretario con la delega per l'Asia. Possono sembrare frasi di rito, non lo sono. Riguardano l'Afghanistan e sono la risposta a un'altra linea esistente nel ministero degli Esteri.

D. Patrizia Sentinelli, nel vostro palazzo viceministro per Rifondazione comunista, con delega alla Cooperazione, ha sostenuto ieri da Kabul: «Sicurezza non significa solo presenza militare, che, dilatata nel tempo, assume agli occhi della popolazione l'aspetto di un'occupazione». I 1.800 militari italiani in Afghanistan sono una forza occupante?

R. «Assolutamente no. Siamo in Afghanistan con un chiarissimo mandato delle Nazioni Unite. Siamo lì con 36 Paesi, con la Nato e con l'Onu. E, voglio ricordarlo, ci siamo andati dopo l'11 settembre 2001 perché c'era un regime talebano che ospitava, finanziava e appoggiava il terrorismo internazionale, Bin Laden e al Qaeda».

D. Il viceministro Sentinelli dice che «sicurezza significa garantire anche un livello economico, sanitario, di istruzione». A suo avviso, «il governo del presidente Hamid Karzai, sostenuto dall'Isaf e dalla coalizione, non lo garantisce». Con finanziamenti e altri aiuti, l'Italia è stata una dei principali sponsor di Karzai. Non lo è più?

R. «Ma non scherziamo, non scherziamo nemmeno. Con il contributo dell'Italia e della comunità internazionale, gli Afghanistan hanno votato due volte: scegliendo liberamente il presidente Karzai ed eleggendo un Parlamento con il 28% di donne, più di quante ce ne sono in Italia. Affermare quelle tesi per attaccare un governo democratico non è accettabile».

D. In Afghanistan però dall'inizio dell'anno ci sono stati 2.000 morti, soprattutto ribelli, ma anche civili e militari delle missioni internazionali. Non è che la si può definire una condizione di pace.

R. «No, di certo l'Afghanistan è un Paese molto difficile e sarebbe un errore non vederne i tanti problemi. Però più che un'exit strategy dovremmo fare uno sforzo maggiore».

D. Le minoranze della maggioranza di governo insistono. Patrizia Sentinelli chiede di «valutare se l'intervento militare in Afghanistan debba continuare». Oliviero Diliberto del Pdci domanda «quanto tempo» dovranno rimanere i nostri soldati. Secondo lei, quanto?

R. «Ritirarsi oggi da Kabul sarebbe una scelta unilaterale per la quale pagheremmo un prezzo politico altissimo. Sarebbe una scelta contro l'Onu, la Nato, l'Europa. Servono più strade, più scuole, ma questo non è separato dall'azione di peace-enforcing. Senza sicurezza, non c'è sviluppo».


Luogo:

Roma

Autore:

Maurizio Caprara

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