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Governo Italiano

C_Titolo_ 1

Data:

27/09/2006


C_Titolo_ 1

RITIRO. Appena sente pronunciare la parola, il sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti (Ulivo) sobbalza. «Sono contrario ad ogni ipotesi di ritiro anticipato da Kabul», dice. Non è la prima volta che il sottosegretario dell'Ulivo, ribadisce la propria contrarietà a repentine exit strategy. Dopo gli attentati dello scorso 8 settembre aveva affermato con forza: «Il lavoro non è concluso e sia sul piano militare sia sul piano civile l'Italia, insieme a tutta la comunità internazionale, ha ancora molto da fare. I prossimi mesi, quando la Nato completerà il controllo pieno del territorio con il passaggio dalla fase Isaf 3 alla fase Isaf 4, saranno fondamentali per la lotta al terrorismo talebano e per la stabilizzazione del Paese». Oggi la sua opinione non è cambiata e poco importa che, nel frattempo, l'ala più radicale della sua coalizione abbia già ricominciato a chiedere il superamento della missione italiana in Afghanlistan.

D. Sottosegretario, un altro nostro militare muore in Afghanistan.

R. «Partecipo con sentita commozione alla morte del giovane Caporal Maggiore Giorgio Langella, ucciso in un attentato a pochi chilometri da Kabul e mi unisco al dolore dei familiari e della 21ma compagnia del secondo reggimento alpini di Cuneo di cui il giovane faceva parte».

D. Qualcuno però, nella sua coalizione, oggi chiede il ritiro da Kabul.

R. «È una richiesta che non ha alcuna giustificazione».

D. C'è chi dice che è più importante investire sulla missione in Libano.

R. «Libano e Afghanistan sono due missioni che godono della legittimazione internazionale. In Libano operiamo sotto mandato dell'Onu».

D. E a Kabul?

R. «Anche in Afghanistan l'Italia è presente in virtù di un forte e chiaro mandato dell'Onu, con altri 36 Paesi europei e insieme alle forze Nato».

D. Quindi non c'è differenza tra le due missioni?

R. «Si tratta di due missioni militari che hanno il compito di contribuire a riportare la stabilità in quei Paesi. Si tratta a tutti gli effetti di missioni di pace».

D. Per il momento perciò, l'Italia resta a Kabul.

R. «E' un errore parlare di ritiro. Rimanere, oggi, è ancora più importante perché siamo nella delicata fase della ricostruzione, del sostegno allo sviluppo e del consolidamento delle istituzioni democratiche. La comunità internazionale non deve far mancare il proprio appoggio e la propria presenza nella lotta al terrorismo. E anche il nostro Paese non può esimersi da un impegno così importante».


Luogo:

Roma

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