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Governo Italiano

Intervista

Data:

23/10/2006


Intervista

«Noi non votiamo a favore del Venezuela ma non possiamo votare contro». Bobo Craxi, sottosegretario all'estero con delega per il Sudamerica, è appena rientrato da un altro dei Paesi in cui i nostri connazionali sono tantissimi, il Canada, e sulla storia del mancato sostegno italiano al Guatemala respinge tutte le interpretazioni che parlano di un ammiccamento al regime di Chavez. «D'Alema ha spiegato alla Rice le ragioni dell'astensione italiana, - dice Craxi - nel senso che in ogni caso non avremmo mai votato a favore del Venezuela, ma certamente non avremmo mai potuto votare contro, per ragioni che in politica sono fondamentali».

D. Qualcuno pensa che stiamo appoggiando un regime comunista?

R. «La nostra astensione è motivata dal fatto che in Venezuela vive un milione di italiani, e un voto ostile o contrario risuonerebbe implicitamente come un voto contro i nostri connazionali e oriundi che abitano quel Paese».

D. E il Guatemala non potrebbe invece interpretare la nostra astensione come una sorta di rifiuto?

R. «Il Guatemala è in campagna elettorale da due anni ed è un Paese fondatore della Nazioni Unite che non ha mai partecipato al Consiglio di Sicurezza. E anche vero che durante questa campagna si è basato molto sull'aiuto degli Stati Uniti e in qualche modo questo forse gli ha sottratto alcuni consensi».

D. Fra cui quelli di grandi Paesi sudamericani, si direbbe.

R. «Nella nostra situazione ci sono Paesi di prima grandezza dell'area come il Brasile, il Cile, il Perù, ancora in attesa di esprimere una preferenza. Io stesso ho detto all'inviato speciale del presidente guatemalteco che avremmo visto con favore la loro candidatura, ma che non ritenevamo potesse incontrare il sostegno della maggioranza, o di una vasta maggioranza degli Stati sudamericani. Infatti il Guatemala non è riuscito ottenere un sostegno sufficiente, anche se i voti a suo favore col tempo stanno aumentando».

D. L'irritazione del Dipartimento di Stato si è sopita, dunque?

R. «Gli argomenti che le ho appena illustrato sono stati spiegati ai nostri partner, che li hanno compresi bene. Quella venezuelana è stata una candidatura dell'ultim'ora e noi continuiamo ad auspicare un voto per consenso ad un rappresentante d'area. In discussione non è la qualità della candidatura guatemalteca, ma il fatto che possa interpretarsi come fattore di divisione fra Stati Uniti e Venezuela. Da più di un mese si sta lavorando a una terza candidatura e poi il Venezuela potrebbe anche ritirare la propria».


Luogo:

Roma

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